Canarie e Italia, tanto lontani e tanto simili…prove di Terroir

Cenatiempo Vini di Ischia Forastera
FORASTERA DI ISCHIA CANTINA CENATIEMPO

Difficile pensare che due luoghi tanto diversi, tanto lontani (circa 5000km n.d.r.), tanto ripieni ognuno delle proprie culture ed enogastronomie assolutamente differenti ed alle volte incompatibili, abbiamo qualcosa in comune.

Isole Canarie ed Italia, due luoghi completamente diversi ma che probabilmente hanno in comune una varietà di uva, un terroir, anche se minimamente, simile. Sto parlando dell’uva Forastera; conosciuta soprattutto in Italia nelle Isole come la splendida Ischia, qualcosa in Sardegna e alcuni ceppi in Campania e Lazio. Coltivata in Italia in una superficie totale di circa 50 ettari e famosa, probabilmente, per la sua resistenza alla Fillossera.

Bodegas Gomeras Islas Canarias
SERENO 2018 FORASTERA 100% ISOLA DELLA GOMERA (CANARIE-ES)

È proprio durante questa guerra biologica alla Fillossera infatti che la Forastera trova spazio al posto del vitigno favoloso Biancolella (comunque salvato dalla Fillossera con portainnesti n.d.r.). La Forastera appare in questo periodo nelle isole Campane e si inizia la sua coltivazione resistente. È un vitigno a bacca bianca, rese elevate e regolari, grande vigoria e resistenza. Nonostante queste caratteristiche, la Forastera non riuscì completamente a sostituire i vitigni presenti a causa della sua sensibilità alle annate, ciò significa avere annate molto buone ed annate molto cattive e quindi un vino non tendenzialmente commerciabile a lungo con profitto e soprattutto, un profitto sempre con un grande punto interrogativo. Il nome Foratsera, sta ad indicare un vitigno non autoctono, che viene da fuori, anche chiamata Forestiera poichè non si sa precisamente da dove sia arrivata in Italia.

Passiamo alle belle e assolate Isole Canarie, Terre vulcaniche degne di fantastiche vacanze e…di grandissime espressioni uniche di Terroir. Una delle Isole Canarie vicina all’isola di Tenerife è l’Isola della Gomera. Qui, dal 1450 a oltre 1000 metri di altitudine, su pendii spazzati dagli alisei e dalle correnti termiche, viene coltivata l’uva Forastera Gomera. Probabilmente autoctona dell’isola, si è salvata ovviamente (come tutte le altre varietà delle isole n.d.r.) dalla Fillossera e ad oggi si continua la sua coltivazione fino a ricoprire quasi il 90% dei terreni vitati dell’isola Gomera. Stesso nome, stesse particolarità in stessi terreni, non solo italiani ma anche nel resto d’Europa. Tuttavia, alcuni studi recenti effettuati su questa uva, dimostrano che le caratteristiche di genoma della vite Gomera siano differenti dalle caratteristiche delle uve omonime che troviamo nel mondo. Sembra che questa piccolissima isola, quasi una montagna in mezzo all’Oceano Atlantico, abbia tra le mani un ceppo unico, una varietà autoctona, primaria e di base con qualità eccellenti de invariate.

Mi piace tantissimo scoprire queste piccole similitudini in latitudini tanto differenti e lontane. Da amante del sud Italia e amante della Forastera di Ischia, non ho potuto far altro che provare questa varietà Isolana Canaria di cui ultimamente si sente molto parlare. Ho quindi scelto, per questo articolo, una bottiglia di Forastera Gomera in purezza lavorata molto semplicemente, con minimi interventi e che mi ha molto colpito. Le similitudini sono tante, ma la maggior parte sono caratteristiche ben definite e differenti. Proviamo il Sereno 2018-Bodegas Alisios (Vallehermoso- La Gomera-ES).

Forastera Gomera 2018 Tenerife Wine DO la Gomera

Questa espressione in purezza di Forastera Gomera 2018, viene dalla cantina Alisios, situata in Vallehermoso, un piccolo paese situato al Nord della piccola isola Gomera sulle pendici del Parco Nazionale di Garajonay, circa 4.000 ettari dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO, di gole scoscese ancora quasi incontaminate, un luogo dove la natura e la biodiversità continuano a regnare quasi indisturbate. Qui Bodegas Alisios ha i suoi vigneti di robusta, resistente ma nello stesso tempo sensibile uva Forastera. Il colore è un giallo scarico, molto trasparente con fini sfumature verdi quasi impercettibili, più che giallo è tendente al bianco. Al naso, le caratteristiche della Forastera di fiori di campo e frutta bianca non troppo matura la fanno da padrone.

Fin qui, penso mentre osservo il bicchiere, nulla di nuovo, solamente un colore un po’ più scarico della cugina lontana di Ischia. Muovendo il bicchiere si nota la soffice viscosità molto leggera.

Questo vino, che raggiunge i 13 gradi, regala tutto in bocca. Appena tocca le labbra l’acidità sgrassante e profumata si posiziona ben attaccata alle papille gustative e si nota una salinità molto spiccata, non tanto presente nei vini Italiani della stessa uva. Si nota in bocca una parte speziata e verticale, molto fine, di roccia e pietra salata. Un vino molto equilibrato e molto preciso. Struttura media ma ampio e soprattutto sul finale si sente questo ritorno di fiori e frutta bianca, in bocca ben integrato insieme a un tocco di citrico e di spezie.

Veramente un gran bel Terroir questo ‘Sereno 2018’ di Bodegas Alisios, sorprendente con la sua delicatezza e la sua personalità non troppo invadente. Del resto, si tratta di Terroir; terre vulcanica, molto simile a Ischia, terreni scoscesi con influenze marine, clima mite temperato, nell’Isola Gomera forse un po’ più sub tropicale ma visto che è coltivato in altura, ai piedi del Parco Nazionale, probabilmente i cambi di temperatura repentini lo allontanano dai terroir sub tropicali delle isole Canarie. Sto aspettando di provare le altre elaborazioni di questa cantina e se me lo permetteranno, anche un bell’approfondimento col viticoltore su questa varietà unica e primaria. La madre delle Forastera!

Vi lascio con una frase scritta proprio dietro l’etichetta del ‘Sereno 2018’ che dice:

“Trascinate dagli Alisei, le nubi si attaccano alle forti pendenze dell’isola. Così scaricano l’acqua che calma la sete delle coltivazioni….”

Buena Vida Enolovers!

Chenin Blanc in purezza, dalla Loira con furore!

Che meraviglia i vini che ti colpiscono precisi e sottili, fini ed eleganti come un raggio laser o come quegli sguardi prima che succeda tutto… È un po’ come stare fuori quegli attimi prima che piova in estate trovare vini del genere, quando l’aria e il corpo si riempiono di odori e di sapori, quelle sensazioni di quando tutto può ancora accadere.

Così è stato per me quando ho degustato nuovamente, dopo alcuni anni e con calma, le nuove annate di Domaine Arnaud Lambert. Ritorno in zona Loira, solo un attimo, solo un respiro, solo un battito di ciglia che non verrà dimenticato.

La bellezza di questo vino unico è certamente la sua componente minerale, rocciosa e colorata della frutta bianca, le mele e il miele, gli agrumi de i sentori tropicali in una struttura incredibile.

Vi lascio sotto il Video Degustazione dal mio canale You Tube di questo ‘Clos de Midi annata 2018 Chenin blanc in purezza’ da Domaine Arnaud Lambert…io, come al solito, mi sono pentito di non aver tenuto la bottiglia in cantina, ma sarà al prossimo acquisto per vedere se l’acidità così fine di questo vino, mi regalerà nuove grandi emozioni. Per ora, rimango col ricordo di una grande bottiglia e di una uva tra le più bistrattate francesi…che peccato! Buona Visione!

Degustazione CheninBlanc 2018 ‘Clos de Midi’ Domaine Arnaud Lambert

Le 5 migliori (Wine)Novità nate in Lockdown…

Mentre scrivo è il 25/05/2020, stiamo andando incontro alla Diversa e Nuova normalità del post Coronavirus.

Se ne sono sentite e dette tante riguardo il mondo del vino e della ristorazione in questi mesi di lockdown, ancora di più, me compreso, abbiamo cercato di vedere oltre il Lockdown su come saranno le cose riguardo vino e Ho.Re.Ca in questo post-Covid19.

Stiamo quindi per sapere come andranno in realtà e nel frattempo, voglio portare alla vostra attenzione le bellissime iniziative che invece, questo periodo di confinamento, incertezza e sì, anche paura, ci hanno fatto scoprire. Voglio racchiudere le 5 più belle iniziative nate in questi mesi e anche le iniziative dei produttori che, come sappiamo, sono e saranno certamente i più colpiti da questa situazione poiché ultima parte della catena.

In primis segnalo le fantastiche idee che sono nate sui social network, a parte le migliaia di profili di nuovi sommelier e comunicatori, poi quasi scomparsi appena è iniziata la Fase 1 (qualcuno anche prima n.d.r.) qualcosa di veramente buono c’è stato!

I social network come Facebook e Instagram e, nel mio caso il mio nuovo giovane canale YouTube, sono stati l’unico mezzo comunicativo e divulgativo a cui tutti, giorno e notte, raddoppiando il tempo in cui stiamo davanti allo schermo, abbiamo avuto per conoscere, comprare, scoprire e stare anche un po’ in compagnia.

Dirette con i produttori: una delle cose più belle che tutt’ora continua e spero tanto continuerà in futuro, è senza dubbio la presenza dei produttori sui social. Molti si sono avvicinati per la prima volta, altri, hanno ampliato la loro visibilità. Quasi tutti sono stati ospiti su vari profili, dal più piccolo al più grande, a raccontarsi, hanno aperto con le dirette su Instagram e Facebook le porte delle loro cantine, dei loro vigneti, sono stati chiamati a raccontarsi, per la prima volta, in prima persona. Una bellissima “moda” che spero moda non sarà anzi, un occasione unica per scoprire veramente il territorio, la filosofia di lavoro e aziendale di tanti piccoli produttori. Momento Coronavirus a parte, questo sistema non può che fare bene e creare grande attenzione. Bellissimo!

Aperitivi Virtuali e Brindisi On-Line: noi Italiani diciamolo, sappiamo davvero risollevarci da qualsiasi cosa e infatti, anche in momento di Lockdown, non sono mancati aperitivi via skype e via dirette che sono stati fantastici per tenere compagnia, conoscersi e confrontarsi su vari prodotti. Una bella idea è stata fare gli aperitivi a tema; Macerati, Bianchi, Rifermentati. Altra “moda” da mantenere assolutamente a mio avviso poichè ascoltare gli altri e conoscersi, anche se via schermo, rende i social network ancora più interessanti. Bisogna sfruttarli al 100% soprattutto interagendo e imparando tra Enolovers.

Una bellissima iniziativa per “stappare a casa” di Foodology

Adottare una Vite: questo progetto, di cui ho parlato anche in un articolo precedente, era già presente precedentemente il Virus, tuttavia, molte cantine non avevano tempo e mezzi per gestire questa bellissima iniziativa. Una delle cantine che mi piacciono di più e che ha ripreso questo progetto da pochi giorni è Vitivinicola Fangareggi, dove è possibile, semplicemente attraverso lo shop on-line del sito www.your-wine.it , adottare una pianta di Lambrusco Salamino o di Lambrusco Salamino e Ancellotta. Questa adozione, permette di affittare nel vero senso della parola la pianta di vite, si sarà costantemente aggiornati sulle lavorazioni e sulla salute della pianta per tutta la stagione, fino alla possibilità di andare personalmente a vendemmiare e raccogliere i suoi grappoli per iniziare la lavorazione in cantina. A fine stagione, ci saranno spedite direttamente a casa le nostre sei bottiglie o di PURO, un fantastico prodotto di Vitivinicola Fangareggi o 6 di VignaNera, uno dei prodotti di punta dell’azienda insieme al Metodo Classico. Consiglio mio? Adottare un paio di piantine e bere il nostro Lambrusco a Km zero!! (Ho parlato di questa azienda poiché lavora il Lambrusco e da Modenese, voglio fare pubblicità al mio territorio n.d.r.) .

Shop On-Line di Vitivinicola Fangareggi, dove è possibile adottare le piante di vite

Consegne a casa di prodotti a Km zero: non è mai stato veramente preso sul serio il discorso del Km zero, forse perché la parola zero non piace ai consumatori o forse perché nessuno è mai stato in grado di proporlo davvero bene e in caso di necessità. Moltissime cantine hanno iniziato a fare consegne a domicilio gratuite, hanno conosciuto alla porta di casa il consumatore, hanno messo veramente la loro parte per farci avere il loro prodotto. Pochissime cantine sono rimaste a guardare questo lockdown ed io ne sono enormemente felice, anche perchè questa volta il comprare il nostro vino a Km zero per davvero, è stato veramente facile e gratuito. Inoltre, alcuni produttori hanno consegnato anche altri prodotti della terra come verdura, frutta, sarebbe bellissimo se questo sistema potesse strutturarsi per raggiungere più clienti possibile. Che bellezza ragazzi!!

Progetti e App per WineLovers nate in Lockdown: tra i 5 punti toccati, ultimo ma certo non per importanza, il punto dedicato alle “invenzioni” hi-Tech legate al mondo eno-gastronomico in questo periodo. Sono nate tante App, tanti siti ben fatti e fruibili che danno la possibilità, ad esempio, di degustare vini on line, di partecipare ad eventi senza muoversi dal divano di casa. Altre (di cui non faccio nomi poichè non le ho testate ma…lascio a voi la ricerca n.d.r.) che già prima puntavano sull’ App per connettere e far conoscere, si sono ancora di più specializzate sull’esperienza dell’utente, una di queste che mi piace molto soprattutto come idea per questi giorni di semi-libertà e per ritornare gradualmente in vigna è l’App per l’enoturismo integrato e sostenibile “WineApp” che, come si legge sul loro sito: “Aiuta i wine lovers a trovare le aziende vitivinicole e i servizi legati al mondo del vino, affinchè possano conoscere i prodotti di eccellenza, pianificare i wine tour, degustare, lasciare una recensione ed essere informati degli eventi tramite delle push notification tutto a portata di mano con un semplice click,risparmiando tempo e risorse rispettando l’ambiente.”

Con queste 5 Mode che, come detto, spero che non siano mode ma nuove abitudini creative e di stare insieme, vi saluto e vi auguro una Buona libertà!!

Mi Segnalano in questi giorni la bellissima iniziativa della degustazione alla cieca con premi direttamente a casa ed in solitaria. Come funziona? molto semplice ma complesso da organizzare (per gli organizzatori n.d.r.) si riempiono piccole bottigliette con alcune tipologie di vino e annata o lavorazione, vengono contrassegnate con un simbolo che permetta agli organizzatori di riconoscerle e inviate in una piccola cassetta a tutti i partecipanti. I partecipanti provano i vini e scrivono le loro impressioni rinviando queste agli organizzatori. Un bellissimo progetto di cui fino ad ora, ho visto l’esistenza solo in Spagna ma sono certo che ne sentiremo parlare anche in Italia…c’è qualche volontario come organizzatore??? Per qualsiasi idea, io ci sono!! a presto Enolovers!

Foto di questa bellissima iniziativa presa dal profilo del grande @Jorgelrc70 (Jorge Rodriguez) amico e distributore di Vini Singolari a Tenerife (ES)

Nell’Uva piccola ci sarà il vino buono? Microvine e cambio climatico

Microvine (Grappolo in maturazione foto presa da: https://www.letemps.ch/sciences/microvigne-une-vigne-modele-elaborer-vins-futur )

È difficile iniziare a scrivere questo articolo senza cadere in noiose spiegazioni scientifiche (che peraltro non mi competono assolutamente n.d.r.) tuttavia l’argomento “Microvine” sul quale da un po’ di tempo mi sto documentando, non può non entrare di diritto in uno degli articoli del mio blog incentrato prevalentemente alla sostenibilità e alla libertà di pensiero de espressione riguardo al vino.

È così che inizio questo articolo nella speranza di lasciarvi qualche nozione su questo tipo di vigna e sul perchè, a mio avviso, siano di fondamentale importanza in un momento come questo in cui il cambio climatico col suo riscaldamento globale, ha già fatto aumentare la gradazione di alcuni vini di un grado o più.

Vedete per esempio il Lambrusco di Sorbara che, nel 2018, in alcune zone ha raggiunto i 12%Vol..

Inaudito vero? Ebbene sì, l’argomento noioso del cambio climatico, sta iniziando a farsi sentire per davvero con ripercussioni non solo sul produttore che magari, anticipa la vendemmia ma anche sul consumatore il quale, incontra un prodotto con caratteristiche differenti.

In Australia, Francia e Svizzera, è già dall’inizio del 2000 (2002 in Australia n.d.r.) che la varietà Pinot Meunier è coltivata a livello di studio in “Microvine”. Andiamo con ordine, la Pinot Meunier o semplicemente Meunier, non è altro che una mutazione genetica del Pinot Nero, ha quindi caratteristiche della famiglia dei Pinot, come anche il Pinot Grigio; mutazione che rende questo vitigno più produttivo e resistente degli altri membri della famiglia Pinot. Nonché base di partenza per i grandissimi Champagne francesi.

Si è scoperta una nuova mutazione di questa uva, mutazione molto evidente soprattutto dal punto di vista estetico poiché si notò che dopo alcuni incroci la Meunier nasceva con foglie bianche. Gli studiosi, hanno quindi voluto identificare e conoscere di più su questa strana mutazione, scoprendo che oltre al colore bianco delle foglie, anche gli ormoni della crescita erano stati intaccati, producendo piantine di Meunier che è possibile tenere in vaso con un’altezza massima di 1,2mt. e soprattutto, precoce maturazione e ciclo produttivo. Questa varietà così piccola e particolare è stata quindi chiamata “Microvine” e la cosa veramente interessante è che per queste caratteristiche di dimensioni e rapidità di sviluppo, è stata subito oggetto di prove e studio da parte di vari enti.

Una splendida foto da una bellissima ricerca condotta in UK al sito: https://www.intechopen.com/books/advances-in-grape-and-wine-biotechnology/the-microvine-a-versatile-plant-model-to-boost-grapevine-studies-in-physiology-and-genetics

La prova a mio avviso più interessante è senza dubbio quella della resistenza ai fattori climatici, infatti, oltre alle prove su aroma, gusto e caratteristiche del frutto si è pensato bene di utilizzarla per indurre cambi di temperatura massivi e test di shock termici, mettendo ovviamente in relazione le caratteristiche dell’uva con questi cambi. La possibilità di tenere tante piante in pochi metri quadrati, fa sì che l’ambiente in cui viene sperimentata possa essere estremamente controllato (come serre etc. n.d.r.) e quindi, vedere e verificare i vari adattamenti della “Microvine” al clima.

Si sono quindi condotti studi sulla genetica e sulla adattabilità di queste viti nane inducendo shock termici e cambi di temperatura che si è notato influiscono in modo significativo su geni, zuccheri, acido malico e indubbiamente tempi di maturazione. Marcus Reinth è uno dei primi a condurre questo tipo di esperimenti e da alcuni suoi articoli si può leggere quanto segue:

“Studiando gli effetti del clima sulla qualità dei frutti (valutati in particolare dal loro contenuto aromatico o dall’equilibrio tra zuccheri e acidi n.d.r.), si identificano nuove varietà di viti adattate al riscaldamento globale, ad esempio meno dolci, alcoliche e quindi migliore qualità rispetto alle varietà attuali. Da un punto di vista dietetico e in termini di salute, i consumatori non vogliono più acquistare vini con contenuto alcolico superiore al 14%”, con viti adattate, è possibile produrre vini con solo l’11% di alcol, anche in un clima caldo ”.

Secondo Reinth ed altri che hanno condotto la ricerca, i nuovi vitigni adattati ai cambiamenti climatici sono già presenti ma “Tuttavia, non saranno utilizzati ancora per dieci o quindici anni nei vigneti poiché le normative in materia di sanità pubblica ostacolano enormemente l’introduzione di nuove varietà ”

Ricorda inoltre che la Microvine non è un OGM, in effetti, la mutazione che ha è naturale e un semplice incrocio con viti non mutate è sufficiente per creare nuovi vitigni. Per creare un OGM, viene selezionato un gene esterno prima di essere inserito artificialmente nel DNA di un altro organismo.

Sono sempre molto interessato a queste prove e studi che vengono effettuati in un campo che non sempre si limita allo scaffale dell’enoteca o alle percentuali di vendita nelle GDO. Sono sicuro che prima o poi sentiremo molto parlare anche in Italia di questo tipo di uve così particolari e senza dubbio, utili a capire che strada prendere o meglio, che varietà prendere.

Nasceranno davvero nel mercato nuove varietà di uve resistenti al cambio climatico? Sarà possibile mantenere quella verità e legame col territorio in queste uve modificate ed incrociate?

Vi rimando anche al mio articolo sui vini PIWI, ovvero, le varietà resistenti ibride con cui si elabora già vino. Per il resto…staremo a vedere e se potremo, ad assaggiare indubbiamente.

A presto!

Francesco

E-state in Fase 2, a rendere bella l’estate, ci pensa il vino!

Cantina malaparte MalaparteWine Ancestral 2018 Ancestral 2019
Rifermentato in bottiglia Pet Nat Dindi Ancestrale 2018 Cantina Malaparte Wine

Finalmente stanno riaprendo i ristoranti, i bar, i parrucchieri e i negozi, hanno tutto il mio rispetto quegli imprenditori che si cimentano in una tanto ardua impresa come riaprire, disinfettare ogni volta che qualcuno prova qualcosa o si siede a bere un caffè, hanno tutta la mia stima! Esattamente come i produttori di vino, la vigna non si ferma, continua a crescere, germogliare, necessita di cure, ora più che mai. I magazzini non si svuoteranno tanto in fretta ma la vite ha bisogno di crescere e di essere curata, proprio come la vitA.

Voglio quindi, in questa settimana di riapertura e di Semi-Quarantena, se così possiamo chiamarla, fare un piccolo omaggio alle fantastiche cantine che ho incontrato durante gli anni, i vini che più mi sono rimasti nel cuore e senza dubbio, anche i vini detti da voi e creare questo post di consiglio alla degustazione in questa fase più calda, sia per le temperature che calda per il delicato momento che stiamo affrontando, come sempre, insieme.

Ho quindi riunito i vini migliori per l’inizio dell’estate e dopo il mio recente post su Instagram dove chiedevo quale fosse il vino o la tipologia di vinificazione preferita per andare incontro a questa strana estate, eccomi qui con una lista di vini, produttori e amici WineLover con i loro e Vostri consigli per questo delicato periodo, da bere a casa o in enoteca e con le persone che amate. Cominciamo!

La Mia TOP Wine E-state in semi quarantena 2020:

Vinificazione, indubbiamente dare spazio ai rifermentati in bottiglia, magari anche con un paio di anni sulle spalle o meglio, sur lie! I potenti agrumi, le spezie delicate e le bollicine effimere e golosissime, sono un punto saliente e super sapido di questo tipo di vini, la loro freschezza è fantastica al tramonto, a pranzo e anche con una bella cena al fresco, magari in qualche terrazza accompagnati da formaggi o da…una fantastica pizza, inoltre sono anche sostenibili e riprendono le tradizioni lasciando al TOP i terroir delle varie varietà.

Vi propongo i Grandi Happy Wine, la linea super giovane, croccante, d’annata e fresca di Vini Way di Gianluca Cabrini in primis (Piemonte),

Viticoltori Lenza con il loro fantastico rifermentato rosato Gabry (Salerno),

Lambrusco Radice Rifermentato in bottiglia di Cantina Paltrinieri

Lambrusco in purezza Sorbara Rifermentato in bottiglia di Cantina Zucchi che con la sua freschezza, acidità e pulizia, mi fa sempre venire voglia di sushi!

Visto che siamo in tema Emilia Romagna, voglio dare spazio ad un grandissimo prodotto appena imbottigliato de appena uscito, magari da sorseggiare verso la fine dell’estate per lasciarlo in bottiglia un altro po’; parliamo di L’Altro, Metodo Classico Lambrusco di Vitivinicola Fangareggi.

E adesso i migliori consigli ricevuti da Voi via Instagram:

@Vitedavino , il grande Alessandro, blogger e sommelier, mi propone per la sua estate le Bollicine di Cantina Cirotto e il Rosé di Martignago Vignaioli, inoltre, le bollicine di Fontezoppa senza disdegnare, anche in estate, qualche rosso fresco come il Colli Aretini di Mannucci Morandi.

@DavidJRamirez rimane sul classico e consiglia un Vermentino vista mare e, se invece va in montagna, un bel Lambrusco Rifermentato (potete sceglierne uno dalla mia lista sopra! n.d.r.).

@MarcoVitale , autore e sommelier nel suo blog (e blog amico di RossViniWines n.d.r.) consiglia il fantastico Verdicchio di Marika Socci Az. Agricola Socci, Azienda Agricola Tondini con il Karagnanj e qualche Glera fatto bene come quelli di Merotto Spumanti.

@Giulia.n79 dichiara amore estivo a tutti i rifermentati, bianchi, rosati e bollicine, senza fare etichette poiché, come è giusto che sia, le piace cambiare e provare, un estate all’insegna di viaggiare tra queste linee di vini, si prospetta molto interessante.

@Fm_Wine Blogger, sommelier e amico virtuale con cui condivido la passione per alcune cantine, va su un rosato di Benazzoli Winery consigliando il Femme Fatale!

@Fabriziogabibbo essendo spesso in estate il Liguria, in Lunigiana, predilige e consiglia Vermentino a tutto spiano.

@Nello.gatti fondatore di Foodology consiglia Lugana come se piovesse.

@MatildeFungini consiglia un bianco rifermentato in bottiglia con notevole freschezza, bisognerà provarli!

@TanninTime consiglia Rosati

@Paolomazzonisommelier cita due cantine e vini che francamente non conosco ma conoscendo lui, sono sicuramente degni di nota, andiamo con Paolo in Valle D’Aosta, Metodo Classico Cave Mont Blanc o, in alternativa, Ansonica della Costa Argentario.

@Fenice_82 si schiera per i Rosati

@Matteowine grande degustatore e appassionato di vini molto ‘Fine Wine’ consiglia Champagne!

@Federica_di_Salvo mi cita un rifermentato di Sicilia, mai provati rifermentati di quelle zone, sono sicuro possano far fare un gran bel sorriso!

Questi sono alcuni dei consigli di alcuni amici della rete, visto che ultimamente i nostri rapporti sono stati solamente in rete e spero di aver fatto cosa gradita a Voi lettori, ai produttori, anche se alcuni non li conosco e a questi amici di Social che hanno tenuto tanta compagnia con la loro professionalità e con i loro brindisi!

Un grande Grazie a tutti! Nella speranza di ritornare a sorseggiare insieme, magari, un buon rifermentato estivo!

Emilia Romagna, tra Anarchia e uva sconosciuta: la Malbo Gentile

Rifermentato in Bottiglia Lambrusco – Sagra dell’Uva Castelvetro 2019

Ho parlato spesso di alcuni dei miei territori preferiti, sia qui che sul mio giovane canale YouTube ed oggi, voglio parlarvi del mio terzo territorio preferito o meglio, uno dei vitigni più dimenticati in questo “dimenticato” territorio che è l’ Emilia Romagna.

Perché? Semplicemente poiché credo che la mia regione di origine, sia una delle più bistrattate in Italia e in Europa; una regione che per posizione e storia di formazione geologica e climatica, per biodiversità e caratteristiche, non ha nulla da invidiare alle grandi zone enoiche eppure è sottovalutata, sottostimata.

La presenza del vitigno chiave della regione, il Lambrusco, forse distrutto dall’arrivo delle autoclavi che hanno falciato le nostre tradizioni insieme alle massive produzioni destinate alla GDO, hanno fatto sì che questa regione sia vista come la regione dei vini semplici, dei vini beverini, dei vini gioviali. Non c’è nulla di male in questo, se non che non è così. Il Lambrusco è stato il vino più venduto al mondo nel 2019, primato che spesso ci portiamo dietro, il problema è che come fatturato, non è nemmeno vicino ai numeri di altri vini italiani come il Chianti.

Cosa significa? Significa che il Lambrusco è molto più economico ed essendo considerato vino facile e beverino, è comprato in tutto il mondo come fosse coca cola (a volte costa anche meno n.d.r.). Basti pensare che qui a Tenerife, dietro casa mia, c’è un piccolo negozietto minimarket che tra i suoi vini ha tre tipologie di lambrusco amabile a 1,99€….non ce lo meritiamo…no??

Evento Palazzo Re Bologna 2019 Enologica

Amo molto la mia regione e i suoi prodotti, sia gastronomici che enologici e mi dispiace vedere che non siamo in grado, seppur con i vari consorzi e vari progetti per la comunicazione del prodotto, di comunicare quello che è veramente il nostro vino, le sue peculiarità e le sue varietà.

Ho parlato spesso in questo blog di alcune cantine, Lambruschi, eventi o progetti (come Emilia Sur Lì o ENOLOGICA n.d.r.), che stanno invece cercando di far emergere e affiorare il vero del nostro territorio con una comunicazione a 360 gradi, una comunicazione e un prodotto incentrato sulle tradizioni, sul territorio da cui proviene questo vitigno.

È per questo che in questo post voglio parlarvi non di Lambrusco ma di una uva quasi sconosciuta, dimenticata, le cui origini dubbie si perdono nei milioni di anni della formazione dell’Emilia Romagna; il Malbo Gentile.

Questa varietà è senza dubbio una tra le più eclettiche de interessanti della mia regione, di origini e tempi sconosciuti, autoctona e condivisa con la regione Marche, sembra si stia rivalutando in questi anni proprio grazie alle cantine e ai progetti di cui parlavo sopra grazie alle alte qualità enologiche anche vinificato in purezza e grazie alla possibilità che questo vitigno da alle tipologie e sperimentazioni di vinificazione. Possiamo trovarlo in purezza, vinificato a macerazione carbonica in vini novelli, possiamo trovarlo fermo con anni di botte e di bottiglia, come la 2015 di Denny Bini (Podere Cipolla n.d.r.), possiamo trovarlo rifermentato in bottiglia e in altri svariati tipi di vinificazione.

Il Malbo Gentile è coltivato in circa 220 ettari tra Emilia e Marche, registrato dal 1995 come vitigno autoctono Emiliano Romagnolo e utilizzato comunemente insieme al Lambrusco al quale apporta acidità, complessità aromatica e struttura. È una uva forte, resistente, di buona e regolare resa e perfettamente si adatta al suolo Emiliano da Bologna fino a Piacenza e altrettanto nelle zone Marchigiane e vicino alla costa o in appennini.

Una uva a bacca nera di grande aromaticità, persistenza e acidità che garantisce la possibilità di lunghi invecchiamenti e svariate lavorazioni o blend. Il massimo secondo me lo da in purezza, fermo o rifermentato, la quantità aromatica dell’uva è eccezionale, la struttura importante e un naso fruttato e sorprendentemente fresco anche con qualche anno sulle spalle.

Vi lascio sotto una lista di Malbo Gentile Emiliani che ho bevuto e che mi hanno molto sorpreso.

Spero di avervi fatto avvicinare un po’ di più alla mia regione, sotto, alcuni video su questo territorio e qualche info aggiuntiva. Emilia è Lambrusco, ma anche tanto altro!!

Se conoscete altri buoni Malbo Gentile in Purezza, come sempre sarete ben accetti!

Emilia Romagna, Geologia e aspetti enologici

Cosa sono i vitigni resistenti? Vini PIWI e Super-Bio

Bottiglia fantastica della Fondazione Edmund Mach (Trentino)

Vorrei tanto parlarvi in questo articolo della Fondazione Mach e dei suoi vini che tanto amo anche per il rapporto qualità prezzo, tuttavia non è questo il caso; oggi voglio addentrarmi con voi in quello che può essere il futuro della viticoltura, i vini resistenti da uve PIWI, di cui la Fondazione Edmund Mach, è quasi pioniera in Italia.

Sarà una nuova grande tendenza nel mondo enologico e tra gli amanti della sostenibilità e del BIO? Questo non è dato saperlo ma la diffusione di queste tipologie di vini super bio lascia pensare che probabilmente ne sentiremo parlare sempre più spesso.

Questa nuova tendenza ha vari nomi tra cui Solaris, Cabernet Cortis, Cabernet Carbon, Bronner e altri, cosa sono questi nomi che ‘scimmiottano’ grandissime varietà di uve? Sono le varietà resistenti, ossia le varietà che compongono la nuova tendenza dei vini PIWI o Super-Bio.

Se ne parla da qualche anno ma il 2020 sembra essere l’anno della grande uscita allo scoperto di questi vini; PIWI, che è solamente un abbreviazione della parola tedesca ‘Pilzwiderstandfähig’ che sta ad indicare appunto queste varietà ibride, costruite quasi in laboratorio e resistenti ai maggiori attacchi fungini alla quale la vite è sottoposta e soprattutto, senza nessun tipo di intervento come rame o fitofarmaci e senza immettere nulla nell’atmosfera perció, oltre che resistenti, anche assolutamente Green.

C’è chi pensa che questi vitigni possano anche andare incontro al cambio climatico, non solo per la bassissima o quasi nulla immissione di CO2 nell’atmosfera (di cui sappiamo che la viticoltura è una delle attività che maggiormente nuoce al pianeta, se fatta in maniera convenzionale n.d.r.) ma anche appunto per l’altissima capacità di resistenza di questi vitigni alle tipologie di terreno, al clima etc.

Andiamo a vedere quindi innanzitutto cosa sono queste varietà.

VITIS LABRUSCA Autoctona Emiliana utilizzata per incroci

Fondazione Edmund Mach sta compiendo vari studi e progetti su queste varietà che si formano dopo diversi incroci tra varie tipologie di uve autoctone italiane e non e l’idea iniziale, è quella di sfruttare alcune caratteristiche resistenti delle viti da vino per creare genotipi e varietà completamente immuni a oidio e peronospora ed altri attacchi fungini.

Fin dal 1829 esistono i primi esemplari artificiali ibridi tuttavia, i processi di selezione dei vitigni PIWI è molto lungo e laborioso, dopo l’incrocio, si ottengono i semi che vengono esposti all’attacco e si verifica la resistenza, successivamente, dopo altri test anche per identificare il genotipo resistente, le varietà vengono valutate dal punto di vista enologico. Il processo quindi dallo studio alla messa in commercio, può durare svariati anni come il caso del Regent una varietà ibrida il cui studio ha avuto inizio nel 1967 e solo nel 2001 è stato possibile ottenere le conferme e varie autorizzazioni per la messa in commercio.

La Francia, è stata una delle prime ad iniziare la sperimentazione, successivamente quasi abbandonata e lo studio è passato a Stati Uniti, Italia, Ungheria, Giappone, Austria e Svezia. In Italia si stanno facendo grandi passi avanti, ovviamente tra i favorevoli e i contrari.

La Fondazione Mach, insieme all’Università di Innsbruck e al centro Ricerche Laimburg in Sud-Tirol, stanno continuando con la ricerca in un progetto interessantissimo chiamato VITISANA, atto a determinare “la base genetica dei tratti qualitativi di tali ibridi, informazione che in futuro permetterà lo sviluppo più mirato di vitigni resistenti e di elevata qualità attraverso un processo di selezione assistita dai marcatori molecolari.”

Veniamo quindi, dopo questa breve introduzione di cui nel sito del PIWI potrete trovare tanto di più, a noi consumatori. Personalmente non ho ancora provato i vini PIWI ma sembra siano più economici, almeno alcuni, poiché altri sfiorano le 100€/bottiglia, più sani e superBio, non necessitando di interventi e particolari attenzioni, può darsi che si posizioneranno in una fascia più ‘easy’ del mercato. Chi ha assaggiato questi vini, li trova pressochè simili e addirittura con sfumature e bouquet migliori rispetto alle classiche varietà ‘madre’. Inoltre, possiamo bere vino sapendo di non arrecare ulteriori danni all’ambiente ed avere un vino simil-naturale che si avvicina molto ai grandi classici.

In Italia le regioni autorizzate a questa tipologia di vini sono il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, il Piemonte e il Trentino alto Adige. In Trentino, oltre a Mach, segnalo anche la fantastica cantina ‘Pojer e Sandri‘ che sta proponendo prodotti PIWI. Vi lascio anche il sito di PIWI Trentino e PIWI International per scoprire altri produttori associati.

Voglio lasciarvi di seguito anche una lista di queste varietà che attualmente si trovano in commercio sia in purezza che in blend dentro la bottiglia con alcune specifiche per orientarvi in caso troviate qualche vino PIWI e, spero, vogliate provarlo (poi fatemi sapere n.d.r.).

SOLARIS: Ottenuta in Germania nel 1975 e composta, tra gli altri incroci da Pinot Nero e Riesling. Ha caratteristiche simili allo Chardonnay, uva precoce coltivata prevalentemente oltre i 600mslm

CABERNET CARBON: Ottenuto in Germania nel 1983 e sembra avere le grandi caratteristiche del Cabernet Franc o meglio ancora, del Carmenere. Rende in pianure e collina fino a 200-300mslm e ha un’altissima resistenza alle malattie, ovviamente ‘piede franco’.

CABERNET CORTIS: Sembra essere la gemella del Cabernet Sauvignon, con tratti robusti, fruttati, erbacei, ne esce un vino morbido, tannico e piacevole. Ho letto possa essere scambiato con i grandi Bordolesi…Coltivato dalla pianura fino ai 1000mslm.

BRONNER: Uva bianca ottenuta in Germania nel 1975, altissima resistenza alle malattie, anch’essa, come la Solaris, riconducibile allo Chardonnay. Coltivabile in città, collina e pianura fino ai 200mslm.

CHAMBOURCIN: Uva molto tannica utilizzata prevalentemente in taglio con altre varietà, ottima per produrre rosati, coltivabile anche in terrazza in vaso e in collina fino a 200mslm.

PRIOR: Considerata la miglior varietà medio tardiva rossa, note speziate, complesse e fruttate, coltivabile in pianura.

SEVAR: Questo incrocio fu ottenuto in Repubblica Ceca nel corso di studi e poi immessa sul mercato. Parliamo di una varietà a bacca scura resistente alle basse temperature e con una maturazione precoce. Aromi di frutti di bosco, spezie e perfetto per ottenere vini rosati o giovani con corpo e struttura. Coltivabile in Pianura e montagna anche oltre i 1000mslm.

SOUVIGNIER GRIS: Coltivata in pianura fino a 200mslm, ottenuta nel 1983 in Germania e fino a poco tempo fa si pensava provenisse da un incrocio tra Cabernet Sauvignon e Bronner, poi smentito e riconducibile ad un incrocio tra due altri ibridi. I vini che si ottengono hanno punte minerali, speziate, buona struttura.

Queste che ho elencato sono le principali varietà di uve resistenti Ibride che si possono trovare oggi in commercio, sole o in blend.

A questo punto, sarei curioso di sapere a livello di invecchiamento, di acidità, di possibilità di sperimentazione, fin dove questi vitigni possano sostituire i nostri veri autoctoni. Fin dove queste varietà possono spingersi? resistenti ai funghi e al clima ma saranno resistenti agli anni, al consumatore che colleziona e conserva, dove finiranno? tra i Millenials o sulle tavole dei veri grandi appassionati? Senza espormi più di tanto in questa nuova tendenza naturale eppure anche artificiale che tuttavia mi incuriosisce, soprattutto per quanto riguarda le implicazioni Vite-Ambiente, voglio stare ad osservare, ascoltare e sicuramente provare, quando ne avrò l’occasione, questi vini PIWI di cui si parla ogni giorno di più.

E Voi? Avete mai provato nulla del genere? Pro o contro gli ibridi superBio e super resistenti? Fammelo sapere in mail o sotto nei commenti!

A presto #Enolovers Resilienti!

Aggiornamento del 12/05/2020 dal profilo HappyWiners che ha pubblicato una meravigliosa intervista a Pojer e Sandri riguardo queste nuove varietà ibride, in un contenuto veramente ben fatto e fruibile da ogni dove, vi lascio sotto il video fatto da Massimo di HappyWiners e il sito internet di questo interessante profilo volto all’informazione enologica!

Cantina Ambora, un piccolo gioiello in mezzo all’oceano

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Tegueste-Tenerife Nord-est Appezzamento di Cantina Ambora di Felipe Hernandez Gonzalez

Tegueste, zona nord-est dell’isola di Tenerife, un comune con poco più di 9.000 anime ai piedi della grande vallata che porta diretta alla bocca del vulcano Teide.

Alle sua destra il pendio ancora lieve del vulcano, alla sua sinistra il meraviglioso e roccioso Parco Rurale di Anaga. Davanti a sé, l’oceano Atlantico. In questa posizione privilegiata, in questa conca idrografica, viene assicurato a Tegueste un clima mite con temperature medie annuali intorno ai 18 gradi e una piovosità vicina ai 470mm/anno in un territorio primitivo, circondato dalle meraviglie naturali.

Questo piccolo comune è famoso per la sua storia, la sua cultura, l’arte e senza dubbio, meta di turisti provenienti da tutto il mondo per la sua enologia.

È da 4 generazioni che qui, in tre appezzamenti di 2 -2,5 ettari in totale, Felipe Hernandez Gonzalez riprende le redini dei suoi avi e continua con la lavorazione delle viti e la produzione di vino.

Cantina Ambora inizia molti anni fa producendo vino ‘a granel’ (vino sfuso n.d.r.) da vendere e contemporaneamente, si dedica alla coltivazione di prodotti di agricoltura. Al finale degli anni ’80 il padre di Felipe decide di ridurre parte dei vigneti poiché era difficile vendere il vino sfuso e decide di sacrificare una parte delle viti per proseguire con l’agricoltura. Tuttavia, la passione trasmessa al figlio per la sua terra, per la sua zona e per le varietà antichissime di uve presenti negli appezzamenti rimasti, spingono Felipe (attuale proprietario ed enologo della Cantina) a formarsi in Enologia e Viticoltura nella stessa isola di Tenerife.

Felipe Hernandez Gonzalez – Bodega Ambora

Dopo gli anni di studio, si sposta in Loira (Francia) per un periodo di pratica e apprendimento nella meravigliosa zona di Saumur; ritornato a Tegueste sull’isola, decide di continuare lavorando esclusivamente le viti e iniziare a produrre vino imbottigliato e non più sfuso. Questo cambio dá alla cantina voglia ancor più grande di mettersi in gioco, dá a Felipe la possibilità di iniziare a lavorare personalmente alle uve e al terreno per mettere nel vino qualcosa di suo; una sfumatura guardando al passato ed una sfumatura protesa al futuro. La cantina, che si trova sotto la casa dove Felipe vive de è cresciuto, viene allestita con barrique, fermentatori, vasche di acciaio; il lavoro qui, viene fatto senza alcun intervento chimico, lasciando le varietà antichissime libere di esprimersi al meglio in maniera naturale e differente.

Uno dei punti cardine della filosofia del giovane Felipe (classe’87 n.d.r.) è quella di lavorare e valorizzare esclusivamente le varietà presenti nel suo comune. Troviamo nei suoi appezzamenti viti di cui non si ha nemmeno una precisa idea di quanti anni possano avere, sono viti di Listan Negro, Listan Blanco, Malvasia Vulcanica che in questa zona prende il nome di ‘Malaga de Tegueste’ ; varietà ancestrali di Negramoll e Marmajuelo, viti storiche e lasciate crescere molto naturalmente.

Ho incontrato prima i vini di Cantina Ambora che il suo proprietario e la lavorazione fresca, affascinante e i sapori verticali e leggermente tannici delle sue tre produzioni, mi hanno veramente colpito.

Attualmente Felipe produce 5000 bottiglie/anno suddivise in tre linee di rossi (cosa strana per l’isola che abbonda di bianchi n.d.r.). Ha voglia di sperimentare, di guardare al futuro e mentre mi racconta dei suoi vini, dice che sta crescendo ed imparando ogni giorno con ogni vino, con ogni annata, con ogni pioggia qualcosa di nuovo. Tegueste è una zona con un altissimo potenziale dal punto di vista enologico e Felipe è uno dei pochi che si differenzia dalla ‘massa’ commerciale per dare valore e apportare qualcosa in più alla sua terra.

Vi presento brevemente qui le tre produzioni di Felipe che spero possiate presto assaggiare anche in Italia.

L’Ambora Vidueño Tinto: Questo vino è composto dalle varietà Listan Negro e Negramoll il tutto impreziosito da una piccola percentuale di Listan Blanco, una potente uva bianca autoctona. Tutte le varietà sono ovviamente (se mi seguite da qualche tempo lo saprete n.d.r.) a piede franco. L’appellativo ‘Vidueño’ sta ad indicare che ci sono più varietà che vanno a comporre il vino e che sono coltivate sullo stesso vigneto.

L’Ambora è il vino, diciamo base di Felipe, lavorato con pressatura soffice, fermentato con lieviti autoctoni e affinato in acciaio dopo la malolattica. Semplice sì è vero ma in questo vino, ritrovo una freschezza che manca a molti prodotti della zona, la percentuale di listan blanco dona al taglio una acidità verticale, particolare, sembra quasi di lasciarsi accarezzare e pulire il palato ed il tutto in una morbidezza stravolgente.

Rooga Tinto: Rooga è il nome aborigeno Guanche (antico popolo che abitava sull’isola prima dell’invasione spagnola n.d.r.) di una montagna vicino a dove Felipe coltiva e raccoglie la sua uva Castellana Negra utilizzata, in questo aggressivo taglio, insieme alla Listan Negro. Felipe racconta che non è il vino che desiderava, dice di non averlo pensato in questo modo tuttavia, il carattere a questa bottiglia non manca di certo. Vendemmiato ovviamente in modo manuale in piccole cassette quando la temperatura era 12 gradi, fermentazione spontanea in acciaio inox e affinato in barrique francesi seminuove per 10 mesi. Non filtrato e non chiarificato in nessun modo, come tutte le produzioni di Felipe.

Valle El Cuervo (Appezzamento coltivato a Castellana Negra e la montagna Rooga)

A me è piaciuto molto, ha un tannino marcato, potente che tuttavia non rovina la mineralità del vino. I sentori principali sono la pelle della pesca matura, le viole e le spezie, ampio in bocca e molto lungo e intenso. Un vino assolutamente non indifferente.

Paraje San Ignacio: Questo vino, prende il nome dalla zona in cui sono coltivate le uve che andranno in questa elaborazione. Anche qui abbiamo un Vidueño ossia più varietà, coltivate sullo stesso appezzamento, di differente età e qualità. Troviamo qui la Negramoll, Listan negro, Listan blanco, Marmajuelo e Vijariego Blanco, tutte a piede franco e di età compresa tra 55 e 120 anni.

Questo vigneto è veramente uno spettacolo naturale e Felipe ha tratto da qui l’essenza della sua produzione e l’essenza del suo territorio, per racchiudere il tutto nel suo vino di punta.

Vinificato con raspi di grande qualità, fermentazione spontanea in tini aperti qui, come nelle altre elaborazioni, il mosto scende per gravità nella parte bassa della cantina dove incontra una maturazione in barrique usate per 10 mesi, non filtrato e non chiarificato. Il Paraje San Ignacio ha visto la produzione di solamente 705 bottiglie per il 2018. Un grande vino che non mi sento di commentare poiché non renderei certo giustizia a quello che le mie papille gustative hanno provato nel berlo…

Felipe sta sperimentando e conta, per il 2020, di mettere in bottiglia qualche nuovo esperimento. Mi è piaciuto molto viaggiare in questa zona dell’isola di Tenerife, in questa vallata ai piedi del vulcano e con alle spalle i picchi primitivi e rocciosi del parco rurale e naturale di Anaga. Un giovanissimo produttore che entra senza dubbio a pieno merito in mezzo alla lista dei miei preferiti e di quelli da ‘tenere d’occhio’ poichè, sicuramente, si sentirà spesso parlare di lui e di questa piccolissima realtà.

Vi lascio i contatti social di Felipe e della sua cantina per dare una sbirciata e…magari, passare a trovarlo se siete in viaggio! Tenerife, terra vera, Canarias Vive!!!

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A presto!

Emilia Sur lí, i custodi della tradizione col fondo

Da Emiliano con la “E” maiuscola e lontano da casa, mi sono accorto di quanto la mia terra mi manchi e di quanto mi manchino i suoi sapori.

I sapori emiliani sono rustici, poveri, golosi, grassi, succosi. Una cucina che resta nel tempo e resiste alle mode e ai vecchi valori contadini.

Mi manca molto bere un buon rifermentato in bottiglia, ero solito farlo con la pizza appena rientrato da piscina; avevo la pizza da attendere e un rifermentato 100% Lambrusco Sorbara o Grasparossa in cantina (non in frigo, in cantina! n.d.r.) . A volte si trova rifugio nei sapori, in quella ardente attesa di poter rientrare in patria, si trova rifugio nelle cose che ci proteggono quando siamo a casa. I sapori tengono compagnia, raccontano storie, lasciano nell’anima la dolcezza di una carezza e quando si vive soli, si trova rifugio nelle piccole cose e nei sapori che scaldano l’anima.

In questi mesi di lontananza da casa per viaggi, ho avuto modo di pensare alle bellissime iniziative che il mio comune e la mia regione fanno a favore del vino. Non tanto i consorzi di tutela o i vari progetti che mettono in giro, io parlo degli eventi che le Associazioni di vignaioli della mia regione sono stati in grado di mettere in piedi per portare a tutti un po’ di quel sapore rustico di ‘casa della nonna’. Cose che i consorzi non fanno, i consorzi spesso giudicano, non hanno tempo da perdere per eventi e associazioni….

Ho così pensato ad un evento che quest’anno, come tanti altri, mancherà tanto e a cui, causa viaggi, non ho mai potuto partecipare.

Sto parlando di Emilia Sur Lí, una Associazione di Vignaioli Emiliani che hanno come grande valore il rispetto per il territorio, la gestione naturale e senza interventi delle viti e in cantina, sono i custodi di quei sapori che tanto mi mancano quando sono in viaggio per qualche mese e custodiscono il terroir vero del mio territorio.

Vigneto di Lambrusco

Emilia Sur lí è nata da un idea e da un incontro di Vittorio Graziano, storico produttore di uno dei Lambruschi più veri che ci siano, con qualche produttore in linea con i suoi valori. Erano tutti quanti a una manifestazione organizzata dal gruppo ‘ViniVeri’, ognuno con il proprio banco di assaggio, ognuno con la sua passione e con i suoi valori di rispetto del territorio nella testa.

Si sono riuniti alcuni di questi produttori emiliani e Vittorio Graziano ha spiegato la sua idea, piccoli produttori, tutti emiliani, tutti con gli stessi valori, perchè non si organizza qualcosa insieme?

L’idea meravigliosa è stata per un attimo accantonata, complice il poco tempo dei produttori che spesso non hanno nemmeno il tempo per le loro famiglie; dopo qualche anno invece, l’idea era ancora lì o meglio, Sur Lí!!

Le buone idee non muoiono così facilmente, a volte resistono e sopravvivono anche se non ci stiamo pensando e così, Cantina Crocizia, vicino Parma riprende il discorso con alcuni amici produttori e prende forma “Emilia Sur Lì, Vini Emiliani Naturali Rifermentati in Bottiglia”.

Emilia Sur Lí è una comunicazione a 360 gradi che ci porta la tradizione di una cultura locale e di un territorio, vengono organizzate fiere solo in Emilia e le persone dopo qualche anno, iniziano ad arrivare da tutta italia; solo vini frizzanti, solo biologici, biodinamici o naturali; è una comunicazione che porta interesse e attenzione a un territorio, dietro ai vini c’è un legame coi prodotti del territorio come formaggi, salumi, oli etc.

Emilia Sur Lí è sostenibilità poiché, portando avanti tradizioni e territorio, devi prima di tutto saperlo e volerlo rispettare questo territorio.

Queste sono le linee guida di questa meravigliosa associazione che punta a far conoscere il vino vero emiliano. I produttori iniziano ad avvicinarsi sempre di più all’associazione e vengono delineate delle linee guida per poter essere accettati in Emilia Sur lí, linee guida che fungono anche da carta dei valori di grandi produttori.

Dal sito di Emilia Sur Lí:

1-usare solforosa in quantità più bassa possibile

2-non usare lieviti selezionati

3-praticare una viticoltura biologica o biodinamica

4-non usare additivi o coadiuvanti in cantina

5-non effettuare trattamenti fisici invasivi o brutali in cantina

6-vini frizzanti, solo tramite la rifermentazionein bottiglia, tramite l’aggiunta del proprio vino.

Emilia Sur lí vuole essere una associazione Inclusiva e non Esclusiva.

Quest’anno avrei potuto partecipare al loro evento il 2 giugno, purtroppo ovviamente sospeso e rimandato a data da definirsi, come i laboratori che vengono spesso proposti durante l’anno dall’associazione come le verticali di Lambrusco d’annata, alcuni anche con data 2009…laboratori di vini da agricoltura biodinamica e laboratori incentrati al territorio.

Vi lascio il link al sito di Emilia Sur Lí per ogni aggiornamento, nella speranza di poter presto partecipare a questi eventi emiliani di una associazione che non voglio sia dimenticata o rallentata. È davvero un peccato non possa esserci la loro festa quest’anno, un incontro tra amici come quelli di cui abbiamo tanto bisogno adesso anzi, come ha definito l’evento di Emilia Sur Lí uno dei produttori del direttivo:

“Una giornata di festa in cui ci si trova tra amici e si stappa una bottiglia di Lambrusco”

A presto amici!

Francesco

Un excursus su un grande produttore e custode vero del Rifermentato Emiliano

Ai confini tra Spagna e Portogallo, uva Tinta Amarela

BELLISSIMA IMMAGINE DEL FIUME GUADIANA IN ZONA DI BADAJOZ PRESA DA “CONOCELOSRIOS.COM”

A 150 Km a est di Lisbona, proprio al confine tra Spagna e Portogallo, si trova l’appezzamento chiamato ‘Valdemedel’.

Siamo in Extremadura, 500mslm, il clima è continentale con fortissime influenze mediterranee e atlantiche, estati lunghe e calde ed inverni rigidi e piovosi; il suolo di ‘Valdemedel’ è argilloso e calcareo e in tutta la zona si contano circa 77.000 ettari coltivati a vigneto suddivisi tra il comune di Badajoz e Caceres. La Denominazione di Origine prevalente della zona è la D.O. Ribera del Guadiana.

Il Guadiana è un fiume condiviso tra Spagna e Portogallo che attraversato il comune di Badajoz, scorre verso sud definendo i confini nazionali. I depositi lasciati in queste zone dal Guadiana, hanno formato basse pianure argillose e il condizionamento dei venti da Ovest a Sud-Ovest, rende il clima appena più mite della zona sopra Badajoz. Il Guadiana scorre in mezzo alle vallate dando origine in questa zona, appena prima di svoltare verso il Sud sul confine, a vari appezzamenti vitivinicoli caratterizzati da un forte terroir della zona in cui ci troviamo e con mix di influenze tra suoli, altitudini e climi.

Tinta Amarela Parcela Valdemedel 2017 Envinate Wine

In questo contesto naturale meraviglioso in cui si trova questo appezzamento, vicino a Badajoz, a pochi Km dalla frontiera col Portogallo e a me non ancora del tutto conosciuto, mi sono addentrato a degustare un prodotto dei quattro Enologi di Envinate; uno dei loro vini prodotti in penisola spagnola fuori da Tenerife.

L’uva utilizzata per questo “Tinta Amarela Parcela Valdemedel” è la Trincadeira Preta, uva Portoghese che in Spagna è chiamata appunto Tinta Amarela. È un vitigno piccolo, di colore molto scuro e bluastro da qui il nome Tinta Amarela. Molto famosa per la sua tendenza a marcire precocemente, preferisce luoghi caldi e secchi e, udite udite, è una delle uve più utilizzate per la produzione del vino Porto in Portogallo.

Envinate lavora a spalliera sul terreno ‘Valdemedel’ questa uva piccola e scura, la raccolta è manuale in piccole cassette e la viticoltura, per la posizione dell’appezzamento a picco sul Guadiana è assolutamente eroica. Viene calpestata e lasciata fermentare con lieviti indigeni per circa 8 giorni, dopodichè viene posta in botti vecchie da 225Lt., come Envinate sono soliti utilizzare, sulle fecce per 11 mesi.

Durante questi mesi e con un anno di affinamento in bottiglia, il Tinta Amarela assume morbidezza e terroir unico. Si nota immediatamente al naso l’ampiezza dei gusti che troveremo in questo vino, il colore è rosso viola scuro, trasparenza molto bassa quasi impenetrabile. Il Tinta Amarela non è filtrato e nemmeno chiarificato, tuttavia, ha tutta l’aria di essere perfettamente limpido e tenebroso, all’analisi visiva può ricordare un Tempranillo o un Cabernet Franc.

In bocca si apre immediatamente con un ventaglio di frutta e verdura verde, un tannino morbido e rotondo con un ritorno di aromi speziati e una punta di verticalità che rende ancora più golosa e intrigante la bevuta.

Ha picchi di acidità favolosi e una sapidità che ti rimane in fondo ai lati della lingua e ti invita a bere e a bere sempre di più. Un vino che riporta anche sentori di terriccio, di pietra, di cioccolato e tabacco.

Questo vino è stato il primo vino di questa varietà e di questa zona che ho provato, dire che mi ha stregato è dire poco, vorrei tanto conoscere molto meglio questa zona fantastica e questi prodotti organici e veri che solo certi produttori sanno regalarti.

Se mi seguite da un po’ saprete che non sono uno da grandi recensioni e opinioni, preferisco le storie; certo è che alcuni prodotti lasciano in bocca il sapore delle storie, della natura e delle annate e queste cose, mi sento di raccontarle inoltre, la uva Tinta Amarela non è molto conosciuta ed è difficile incontrare questi prodotti quindi, se per caso qualcuno conosce qualche vino reperibile, me lo faccia sapere nei commenti.

Questo di Envinate purtroppo, non sarà disponibile per un po’…in attesa dei nuovi progetti!

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