Tipologie di Vino e Solfiti: i capri espiatori di troppe certificazioni

Etichetta di vino con tracce di uova sebbene Biodinamico

“Spesso mi chiedo quanto sia davvero necessaria una linea guida legislativa per i vini naturali…(Frodi a parte)”

Mi sta capitando spesso in questi giorni in Spagna, di trovare bottiglie sulla cui etichetta vi è la dicitura “contiene caseine” o “contiene uova e derivati” (raro vedere queste cose in etichetta anche se la UE dal 1′ Luglio 2012, ha reso obbligatoria l’indicazione in etichetta sulla presenza di questi composti nel vino solo se superano i 0,25mg/l n.d.r.) oltre che ovviamente famigerati solfiti e così, voglio rendere questo articolo una brevissima tabella informativa e poco tecnica…quanto basta, per poter almeno definire vini Biologici, Vegani, Biodinamici, Naturali e convenzionali.

È facile essere scambiati per ‘snob’ al giorno d’oggi se si chiedono vini naturali, biodinamici o vegani. Molte volte si perde l’eticità di un bere più sostenibile tra le varie classificazioni.

Ho pensato quindi di racchiudere alcune informazioni importanti che fa sempre bene rivedere e, per quanto riguarda i vini Naturali, per i quali non esiste certificazione, cercare di riconoscerli senza farci ingannare o ‘sopraffare’ dalle etichette e dai racconti che ci fanno e scoprire se in fondo, sarebbe davvero necessaria una legge che certifichi questi vini. (Ho scritto certifichi, non tuteli, la tutela è importantissima).

I vini Naturali infatti non sono regolati da nessun ente pubblico o privato e sono lasciati alla ‘mercè’ delle varie classificazioni, ideologie, dibattiti a volte molto soggettivi. Quello che diciamo quando chiediamo un vino naturale, molte volte è inteso in modo diverso rispettivamente da chi chiede e da chi ascolta. Molte volte si ricade sul vino biologico, sul biodinamico e sull’ artigianale che sicuramente, è più vicino ad un vino naturale di quanto si possa pensare ma il termine naturale è vasto e ognuno, ha il SUO significato. Un po’ come il termine mineralità, significa tanto e non significa niente.

Tutte queste varie ideologie e differenze, nonché soggettività nel percepire un vino che non ha legislazione, hanno fatto sì che spesso i solfiti siano diventati i ‘capri espiatori’ di tutte le sostanze che possiamo incontrare in un vino.

Andiamo quindi a vedere senza soffermarci su argomenti troppo tecnici, cosa distingue un vino Biologico, Biodinamico e Vegano, per cui esistono linee guida o Naturale, dal vino ‘convenzionale’ e vediamo come si comportano i tanto odiati solfiti.

Vini convenzionali: contengono oltre 600 sostanze chimiche, alcune delle quali anche tossiche ma oltre alle sostanze aggiunte in cantina in momento di vinificazione, la differenza più grande, a mio anarchico avviso, c’è al momento della lavorazione in vigneto.

Per preservare infatti la “qualità” delle uve e delle piante, si ricorre spesso a pesticidi massivi, compost chimici e composti atti a debellare qualsiasi malattia o parassita ancor prima che nasca. Tutti composti che ritorviamo inevitabilmente sulle uve, nelle bucce, nel bicchiere…

Alcuni di questi pesticidi possono anche alterare la qualità dei mosti e dare problemi in fermentazione. In cantina, si utilizzano per lo più lieviti in polvere industriali e dopo le varie fasi, il vino viene ripulito dalle impurità che la lavorazione ha prodotto con proteine animali, derivati del latte e delle uova. Queste proteine, come spiegato nel mio articolo sui Vini Vegani e la lista completa, si legano alle impurità e le trasformano facendo apparire il vino più limpido, appetibile e alla fine, pulito. Questo processo è chiamato chiarificazione.

Vini Biologici: I vini Biologici sono regolamentati dalla certificazione che riconosciamo dalla ormai nota foglia verde nel retro etichetta. Questa certificazione, verifica e attesta l’utilizzo di sostanze biologiche e non dannose per la pianta e per il suolo in vigna e altrettante sostanze riconosciute e certificate biologiche in vinificazione. Le sostanze presenti nei vini BIO, anche se certificate, sono comunque tante, se si cerca un vino il più vicino possibile al Naturale, il vino Biologico, direi che non faccia certo per noi. Ecco perchè quando chiediamo un vino naturale e ci viene proposto un certificato BIO, teoricamente stiamo parlando due lingue totalmente differenti. Per i solfiti i limiti di legge per i vini BIO sono di 100 mg/l per i rossi e di 150 mg/l per bianchi.

Vino Biodinamico: le grosse differenze iniziano ad arrivare con il vino Biodinamico. A parte la componente quasi ‘olistica’ e astratta di questi vini, sono certificati da Demeter, ente privato che controlla che tutto segua le varie lavorazioni, agricoltura secondo i calendari lunari, vinificazione senza aggiunta di sostanze a parte la Bentonite, il Carbone Enologico, l’Albumina d’uovo e i solfiti di cui vi allego tabella direttamente dal regolamento Demeter.

La biodinamica prevede principalmente il rispetto per il luogo, il terreno, il vino e migliorare la qualità del lavoro agricolo secondo le indicazioni di R.Steiner, padre della Biodinamica.

SOLFITI VINO BIODINAMICO (PAG.21-LINEE GUIDA DEMETER)

Vini Vegani: Parentesi a parte viene fatta per il vino vegano dove, a parte essere ovviamente bandite tutte le sostanze di derivazione animale che abbiamo detto sopra, il processo per rendere Vegano un vino non solo si ferma alla vinificazione. Parliamo di non concimare la vigna con composti animali, non arare con l’utilizzo degli animali, non utilizzare componenti (in tutto il processo) che contengano composti di derivazione animale; molte volte anche le colle per attaccare le etichette o le scatole con colle particolari, fanno sì che il vino non sia più consumabile per un Vegano. La certificazione è attraverso una associazione simile alla Demeter che marchia in etichetta col simbolo Vegan. La quantità dei solfiti qui, non è limitata se non alle direttive UE generali di segnalare in etichetta i solfiti aggiunti se la quantità residua è superiore a 10 mg/lt.

Leggi il mio articolo VINI VEGANI, UNA LISTA COMPLETA

Vino Naturale: Il vino naturale non deve avere nessun composto aggiunto a parte i solfiti, in quantità di 30 mg/litro per i rossi e 40 mg/litro per i bianchi che non è altro che la quantità di solfiti prodotta mediamente in modo naturale, dal vino stesso durante la fermentazione.

I vini naturali non sono filtrati, non sono chiarificati e la fermentazione alcolica deve essere spontanea. Come riconosciamo a occhio, naso e bocca quindi un vino naturale?

Dai Vini Convenzionali al Vino Naturale, quanto `pe necessaria una legislazione? Perchè?

Per prima cosa il vino sarà più torbido, con colori alle volte più attenuati e trasparenti dei normali vini convenzionali o anche più accesi, soprattutto nei bianchi. A fine bottiglia è facile incontrare il fondo che, tuttavia, può anche non essere presente in quanto il vino continuerà ad evoluzionare in modo naturale in bottiglia molto più liberamente di uno convenzionale o Biologico in quanto è un ‘essere vivente vero e proprio’.

Il più delle volte la ‘spontaneità’ delle lavorazioni di questo tipo di vini fa sì che nel bicchiere avremo aromi volatili di riduzione, chiuso, le classiche ‘puzze’ dette dagli esperti di vini naturali che scompariranno dopo poco. Appare al naso inizialmente pungente e scomposto per affinarsi a contatto con l’aria durante la bevuta.

Avremo un vino che può cambiare tra un sorso e l’altro e soprattutto nessuna annata o bottiglia può essere considerata uguale all’altra, questo poiché ogni annata e suolo ha il suo carattere e la sua personalità, ogni annata è una storia che dobbiamo ritrovare nel bicchiere.

Ci tengo a sottolineare che ho parlato dei solfiti solamente per dare una brevissima linea guida sulle quantità ma non penso affatto che siano dannosi, in piccole quantità anzi, come detto, il vino li produce comunque spontaneamente ed in questo caso avremo, nelle etichette più ligie…la dicitura “senza solfiti aggiunti”. I solfiti sono sempre stati considerati il composto che fa la differenza ma come potete notare non è così, i solfiti aiutano a mantenere il vino sano, ad aiutarlo nella conservazione in bottiglia e nella sua corretta evoluzione, un po’ come la tanto amata acidità, sinonimo di prossima longevità e senza dubbio di una buona riuscita della vinificazione.

Personalmente, anche se il discorso dei vini naturali sia nebuloso, credo che comunque sia già ben definito da solo e a dispetto di varie certificazioni, voglio ricordare che ci sono disponibili certificazioni, come ad esempio il biologico o il vegan, che sono comunque ‘schivate’ da molti vignaioli e produttori. Alcuni ad esempio si certificano e poi non continuano con la certificazione pur seguendo lavorazioni rispettose dell’ambiente e del prodotto. Detto questo, sarebbe necessario avere una certificazione anche per i vini naturali o sarebbe l’ennesima associazione o ente privato che, il più delle volte, classifica e si approfitta di buona parte del lavoro del vignaiolo?

A questa ed altre domande ognuno, credo abbia la sua risposta…se vorrete condividerla con me, sapete dove trovarmi!

Buona giornata WineLovers!!

Dalla distruzione alla BioDiversità: Stella di Lemmen

“… vasto incendio che ieri e nella notte ha distrutto più di venti ettari di bosco e vegetazione mediterranea alle spalle di Riomaggiore”

16 Ottobre 2011 -La Repubblica Genova Cronaca-
riomaggiore cinque terre 2020
Stella di Lemmen -Riomaggiore- Cinque Terre (IT)

A chi altro verrebbe in mente di iniziare a coltivare una vigna ed una terra in modo biodinamico e biologico, in ettari di bosco appena bruciati completamente, in una zona a strapiombo sul mare delle Cinque Terre sopra Riomaggiore, se non a noi Italiani, popolo capace e pieno di risorse, pieno di voglia di fare e sperimentare?

È la storia di Lucia, Ligure di origine che innamoratasi di un piccolo insieme di appezzamenti con una cascina, in mezzo alla terra bruciata in una zona da veri eroi come le Cinque Terre, ha dato vita a questo meraviglioso progetto di riqualificazione biodinamica e biologica che oggi ha il nome di Stella di Lemmen.

Avrei dovuto visitare proprio in Aprile, i giorni a cavallo del Vinitaly, questa preziosa e rarissima realtà ma, visto che siamo impossibilitati a muoverci causa virus e quarantene, Lucia ed il suo braccio destro Davide, di Stella di Lemmen, hanno deciso di anticiparmi qualcosa e accettare una mia video-chiamata in cui mi hanno fatto viaggiare e sognare sopra i bellissimi sbalzi mozzafiato della Liguria, nel rispetto del territorio e dei grandi valori e forza che da sempre ci contraddistinguono.

Stella di Lemmen Biodinamica Riomaggiore
Monorotaia utilizzata per raggiungere con le provviste Stella di Lemmen

È infatti dopo i violentissimi incendi che hanno colpito la zona sopra Riomaggiore e distrutto più di 20 ettari di bosco nel 2011 che Lucia, si trova a dover risanare e rendere coltivabili alcuni ettari di bosco e campi nonché, una vecchia vigna. I rovi sono alti tre metri, le sterpaglie e gli alberi bruciati da estirpare ed un ecosistema da rimettere in piedi. Le ci vorrà più di un anno per rendere “normali” i suoi appezzamenti. Un anno di grande lavoro e rispetto gestiti da una fortissima voglia di farcela.

LUCIA E DAVIDE DI STELLA DI LEMMEN DURANTE LA NOSTRA VIDEO-CHIAMATA

Ho avuto modo di parlare direttamente con lei e Davide, uno dei ragazzi che lavora a Stella di Lemmen e quindi, mi sembra doveroso farvi raccontare direttamente da loro, di questa splendida giovane realtà biodinamica nel cuore delle Cinque Terre.

CIAO DAVIDE E LUCIA, RACCONTATEMI UN PO’ DI STELLA DI LEMMEN E DEL TERRITORIO IN CUI CI TROVIAMO

(DAVIDE): “Ciao Francesco, Stella di Lemmen è situata sulle alture del Parco Nazionale delle Cinque Terre, (400 mt slm n.d.r.); a strapiombo sulla Baia di Canneto volge lo sguardo verso l’orizzonte e le isole di Corsica, Capraia, Gorgona e Elba, mentre tutto intorno è circondata da boschi di macchia mediterranea, castagni, Lecci, Acacie, Querce e Pini Marittimi e intere colline di ginestre ed erica.

Nasce come tu sai circa 6 anni fa quando Lucia (la titolare dell’azienda) arriva in questo luogo e dopo essere stata rapita dalla sua magica bellezza, ha l’idea di creare un qualcosa di unico, un punto di luce in quell’angolo di mondo ai confini della civiltà dominato totalmente da una natura incontrastata e sempre più imponente.”

(LUCIA): “Il nome deriva da ‘Limen’ che in latino significa confine ed è il vecchio nome della zona, la gente delle Cinque Terre chiama ancora questa zona Lemmen da Limen e il nome Stella invece, è poiché nella mia famiglia questo nome è sempre stato molto importante…”.

L’impresa si dimostra subito ardua, un fitto bosco da domare che si è impossessato degli antichi terrazzamenti abbandonati, centinaia di metri di muretti a secco da rifare, la difficile accessibilità e la verticalità della collina. Al principio è stato piantato un piccolo vigneto utilizzando vitigni classici della zona, Vermentino, Bosco, Albarola (vitigni del vino Bianco Cinque Terre) . Col passare del tempo vengono acquisite nuove fasce e nuovi terrazzamenti per arrivare ad oggi con circa 3 ettari di terreno. Quasi la metà è attualmente in produzione. Nasce l’idea di creare un’ Azienda Agricola Biologica e ci si avvicina alla Biodinamica, che presto diventa la caratteristica dominante di Stella.

(DAVIDE): “Grazie alla passione di Lucia per l’agricoltura e il benessere, l’azienda inizia a diversificare le sue colture, con il preciso intento di costruire un vero e proprio organismo agricolo e puntare sulla bio diversità.

‘Bio diversità’ come rivoluzione e riscoperta di un valore antico di qualità e cultura. Vengono piantati frutti antichi, susini, albicocchi, peschi, mandorli, ciliegi, fichi, melograni, gelsi, peri e meli, frutti di bosco, etc. Si coltivano erbe aromatiche e officinali con lo scopo di ottenere prodotti da infusione ed oli essenziali. Si sviluppa l’orto per la produzione di orticole biologiche da consumo fresco e da produzione conserviera. Vengono accolti 10 nuclei di Api da miele per la produzione di Miele monoflora (Erica, Acacia, Castagno) e millefiori.”

CHI È IL TEAM DI STELLA DI LEMMEN?

(DAVIDE): “Stella di Lemmen è condotta da Lucia, aiutata nel progetto da me, Michele e Riccardo; si avvale inoltre dell’aiuto di abili costruttori di muretti a secco per proseguire nel recupero del territorio, opera di immane fatica, se verrai a trovarci avrai modo di constatarlo personalmente!.

In un territorio come il parco nazionale delle Cinque Terre vi è un costante lavoro di contenimento dei boschi e della furia degli elementi, acqua e vento.

Diciamo che tra tutti gli ostacoli, il bosco forse è il principale, facciamo continuamente il tentativo di fare la pace con il bosco poiché lui cerca sempre di riprendersi quello che gli è stato tolto, diciamo che cerchiamo un equilibrio per entrambi. Stiamo anche pensando ad un bosco didattico, un percorso meditativo all’ombra del bosco, dove cercheremo di lasciarlo crescere e dargli attenzioni nel migliore dei modi, togliendo ciò che per lui può essere dannoso e aiutandolo a crescere.”

Agricoltura biodinamica vino biodinamico
Stella di Lemmen -Riomaggiore- Cinque Terre

PARLIAMO DEL VOSTRO VINO, ANCORA IN FASE SPERIMENTALE DAL 2018

(DAVIDE): “Il nostro motto è “portare il mare nel bicchiere”! Il nostro vino biodinamico, ancora in fase di sperimentazione con una prima vera vendemmia del 2019, è un vino bianco dal piacevole equilibrio tra acidità, sapidità e grado alcolico, con note delicate di fiori bianchi e un buon corpo; un vino affascinante.”

(LUCIA): “Fare vino qui è veramente da eroi, è una zona molto complessa a livello di microclima, di terreno e soprattutto a livello geomorfologico, abbiamo pendenze molto importanti, un terreno prevalentemente subacido e calcareo e l’influenza mediterranea dei venti e delle escursioni termiche rende questa zona piena di svantaggi…e anche piena di vantaggi. Uno dei vantaggi principali è la permeabilità del terreno, questo ci permette di non avere ristagni tra i filari quando, dopo le precipitazioni della zona, una vigna normale sarebbe piena di pantano e acqua; questo è anche uno svantaggio poiché nei mesi caldi è molto più difficile tenere umido il terreno che noi, per altro, abbiamo deciso di non irrigare mai ma utilizzare tecniche biologiche e biodinamiche di pacciamatura, sovescio, erba in mezzo ai filari etc.” .

COME STATE LAVORANDO LA VENDEMMIA 2019?

(DAVIDE): “In questi anni Francesco, anche se pochi, abbiamo imparato tanto, abbiamo imparato a fare le Vendemmie protratte nel tempo e non tutte e subito. Stiamo imparato a convivere con la fauna del bosco che nel 2018 ci ha mangiato gran parte dell’uva lasciandoci solo alcune piante di Vermentino. Per ora con questo 2019 abbiamo fatto vendemmia ovviamente manuale, fermentazione Malolattica e stiamo pensando di farlo affinare sulle bucce per un po’ di tempo. Stiamo valutando insieme all’enologo il da farsi per estrarre ciò che desideriamo da questo territorio e dall’annata.”

(LUCIA): “Non abbiamo fretta di farlo uscire, dobbiamo continuare a sperimentare fino a quando il vino non sarà unico, perfetto, questo vogliamo. Abbiamo anche qualcosa della 2018 ma fu un’annata sfortunata come ha detto Davide e abbiamo fatto poco, inoltre non rispecchiava le nostre aspettative quindi, non è stato commercializzato. Sarà un percorso lungo, vedremo cosa ci porterà il 2019, non abbiamo fretta ma abbiamo altissime aspettative.”

Vigna biodinamica

QUANTE BOTTIGLIE FARETE DALLA 2019?

(DAVIDE): “Direi 1000 bottiglie più o meno, nel 2020 contiamo di arrivare anche a 2000. Da poco abbiamo appena acquisito i locali che diventeranno la cantina vera e propria, in opera dal 2021, dove sarà presente il nostro laboratorio di lavorazione prodotti, la cantina di lavorazione uve ed invecchiamento ed una boutique dove si potranno acquistare i nostri prodotti biologici e acquistabili anche sul nostro portale on-line non ancora sul mercato.”

Vendemmia manuale biodinamica vino
Vendemmia 2019 Stella di Lemmen

COME FACCIAMO A TROVARVI E TROVARE I VOSTRI PRODOTTI?

(DAVIDE):”Stella di Lemmen è situata proprio sul sentiero da Portovenere alle Cinque Terre e si raggiunge a piedi da diverse direzioni. 10 minuti dal Colle del Telegrafo, 20 minuti dal Santuario della Madonna di Montenero, 40 minuti da Riomaggiore. Noi per le provviste e per salire e scendere utilizziamo la nostra monorotaia.

L’azienda sta crescendo e stiamo progettando una degustazione nel 2021, con la prossima ristrutturazione di uno degli antichi rustici presenti all’interno della tenuta. La degustazione sarà la conclusione di un percorso sensoriale nelle terre di Stella, dagli orti alle vigne attraverso le erbe officinali.”


Stella di Lemmen e la sua storia, rinata dalle ceneri di un vero e proprio disastro ambientale come furono gli incendi massivi del 2011 in questa zona, mi ricorda tanto la nostra situazione attuale e mi da speranza per un futuro nuovo, più sostenibile e soprattutto, speranza che tutto ritorni alla vita, alla normalità.

Non mancherò di visitare Stella ed assaggiare le annate del suo vino come era in programma e sono sicuro, nasceranno grandi progetti poiché tutto ciò che viene gestito con passione, pazienza e amore, prima o poi, ritorna alla vita!

Vi lascio come di consueto un contatto di Stella di Lemmen, per seguire insieme il loro viaggio!

Instagram: @StelladiLemmen

TUMBLR: https://stelladilemmen.tumblr.com/

A presto! Francesco.

“Si ringrazia Davide e Lucia anche per avermi permesso di utilizzare le bellissime fotografie presenti in questo articolo”

Il vino e i lieviti indigeni: che cos’è il Velo Flor?

ESPERIMENTI IN CANTINA CON L’UTILIZZO DEL VELO DI FLOR

Ho partecipato l’altro giorno ad una diretta su Instagram, ormai il canale per eccellenza di grandi e piccini e da quando siamo tutti chiusi in casa, anche dei produttori che, molti per la prima volta, hanno finalmente messo mano al mondo dei social.

In questa bella diretta si discuteva di sperimentazioni e metodi di vinificazione alquanto particolari, naturali ed unici e voglio rendervi partecipi di una di queste pratiche diventata eccellenza, in alcune zone europee, per il metodo di “Maturazione Biologica” in botte chiamato anche ‘Velo di Flor’.

SE TI VA DI LEGGERE DUE RIGHE SULLA SPERIMENTAZIONE IN CANTINA, TI LASCIO QUESTO LINK

Tempo fa scrissi un articolo con alcuni dei prodotti vinificati con il Metodo Solera, una metodologia antichissima tutt’ora utilizzata, facendo una bella carrellata sulle eccellenze europee prodotte con questo metodo e su come questa sperimentazione sia arrivata nelle cantine biologiche per dare corpo e introspezione a tanti bei vitigni, anche italiani.

In questo articolo, cercherò di fare la stessa cosa su un argomento di cui si parla relativamente poco e credo che, questo ‘poco’, sia dovuto soprattutto alla mancanza di sperimentazione sulla Velo di Flor.

La Velo di Flor è una cappa di lieviti indigeni di colore bianco tendente al giallo di aspetto schiumoso che si forma naturalmente nelle botti che vengono lasciate scolme. (Botti o altri recipienti scolmi).

Molte volte si crede che questo velo sia dannoso soprattutto quando si trova in bottiglia, andando irrimediabilmente a rovinare il vino e renderlo imbevibile, anche per la salute; la famosa Fioretta, tra i cui funghi che la costituiscono vi è anche la Candida, è dovuta ad una vinificazione in botti scolme di vini con bassa gradazione e non correttamente solfatate o bottiglie tappate in malo modo. Per nulla dannoso invece se gradazione alcolica del vino, il clima presente in cantina e sul territorio, uniti alla qualità delle uve, giocano insieme questa partita.

Velo Flor che cos'è?

La Velo di Flor è una specie di magia, olfattiva poi e chimica prima. Innanzitutto, si crede che non tutte le zone, i vitigni, le temperature delle cantine siano adatte a questo tipo di Maturazione Biologica; si forma naturalmente in botti lasciate appositamente scolme del 20% quando il vino raggiunge un grado alcolico, dopo la fermentazione, di circa 15% e vi sia la temperatura e umidità adeguate. La sua presenza in queste condizioni in una botte scolma, protegge il vino dall’ossidazione creando un vero e proprio coperchio di lieviti naturali ed inoltre, questi lieviti apportano al vino corpo, aromaticità, profumi, note ossidative, micronutrienti e qualità organolettiche particolari.

Bellissima foto di un Velo di Flor in una cantina di Jerez presa da Wikipedia e fatta da:

“De El Pantera – Trabajo propio, CC BY-SA 3.0”

Infatti, sembra che questi lieviti, una volta trasformato lo zucchero in alcool, scendano sul fondo e magicamente, si ri-attivino risalendo e consumando l’alcol appena prodotto restituendo particolari sostanze come ‘l’acetaldeide’; un precursore aromàtico che interagendo con altre sostanze crea sentori e profumi quali la noce, zafferano, nocciole, mela, scorza d’arancia ed altri che arricchiranno conseguentemente il vino e la sua complessità.

Tuttavia non è tutto oro quel che luccica poiché l’azione di questi lieviti è pressoché impossibile da controllare, definire e stabilire. Sembra che solo l’umidità, la temperatura ed il grado alcolico, permettano la creazione della Velo di Flor ma la sua successiva attivazione è quasi impossibile da prevedere. Potrebbe attivarsi in qualsiasi momento o mai. Pensate che sopra i 16% di alcol la Flor muore e sotto i 14% dicono non si attivi…

Proprio per questo in questa diretta si parlava di questo genere di sperimentazione, naturale e biologica senza dubbio ma prevalentemente rischiosa e che necessita di un gran controllo in cantina.

Quali sono i grandi vini prodotti con questa tecnica? In principio fu la Spagna, con lavori sotto Velo Flor per i grandi e mitici vini di Jerez come lo Sherry, il Palo Cortado, l’Amontillado, la Manzanilla, il Fino etc.

Manzanilla Velo Flor-Bodega Alonso

In Francia seguono a ruota nella zona dello Jura che, personalmente, non conosco abbastanza per parlarne ed in Italia, abbiamo una cantina della Sardegna che lavora la Vernaccia di Oristano (uva molto rara, autoctona e quasi scomparsa) sotto Velo di Flor. La cantina si chiama Contini, se volete provarla (vi assicuro che merita). La cosa interessante però è che non si conosce l’effetto di questo metodo su altre varietà. Molte cantine, di cui non posso attualmente fare il nome, stanno sperimentando questa maturazione biologica sui loro lavori, in piccola parte, alcuni anche solo in damigiana e tutto fa pensare che possa essere un nuovo modo di far invecchiare il vino regalando avvolgenza, note ossidative e sentori complessi…

Sono sicuro che tanti cantinieri ed esperti vignaioli mi direbbero che tenere le botti scolme “non si fa…” e sono in parte d’accordo con loro, tuttavia, perchè fermarci davanti ad una sperimentazione e agli esperimenti in cantina? Potrebbero nascere vere chicche e vini unici come ad esempio in Argentina dove la cantina “PerSe” produce un Chardonnay sotto Velo di Flor che dicono sia favoloso. Io personalmente non l’ho ancora provato ma questa tecnica della Maturazione Biologica, proprio come il Metodo Solera, potrebbe presto arrivare dai grandi vini e territori come Jeréz e lo Jura, anche ai vitigni di tutti i giorni. Chissà, io sono sempre Pro-Sperimentazione, se poi è qualcosa di Biologico e che permetta di non “toccare” o “Ri-Toccare” il vino…perchè no?

Voi conoscete qualche prodotto, oltre queste zone, lavorato in questo modo? Cosa ne pensate?

Come sempre, vi aspetto in mail o nei commenti per aggiornare insieme questo breve articolo.

Ciao! Francesco.

TOP 10 articoli più letti su RossViniWines

UNA DELLE MIE MIGLIORI BEVUTE SLOW PRIMA DI LASCIARE L’ITALIA…

Che strana questa primavera 2020 vero? Eppure, molte persone si stanno facendo forza durante questa doverosa ‘reclusione’, riscoprendo alcune abitudini che erano state dimenticate o spesso, trascurate per impegni vari. La lettura e la degustazione Slow sono sicuramente tra queste.

Voglio quindi proporvi i 10 ARTICOLI PIÙ LETTI in questo mio giovane Blog per fomentare un po’ la lettura e per farvi Ri-scoprire il piacere di sedersi sul divano con calma, senza fretta, con un buon calice di vino (meglio ancora se Super-Slow…e qui ne trovate tanti) e qualche candela accesa e, semplicemente, leggere.

Vi lascio sotto i link ai 10 articoli più letti fino ad oggi su RossVini Wines e spero, nel mio piccolo, di trasmettervi un po’ di quel modo di vivere Slow che spesso ci dimentichiamo, mentre pensiamo solo allo ‘slow food’ o allo ‘slow wine’ nella nostra vita sempre di corsa.

Buona lettura Amici!

#iobevoacasa #yomequedoencasa #stappatincasa #iodegustoacasa

PIANETA Bee: Una Start Up modenese a difesa delle Api

Difficile vedere da Winelover un nesso tra Api e vino, il più delle volte, scacciamo le api mentre in estate sorseggiamo qualche varietà o stappiamo un bel bolgheri per una grigliata ed invece, le api, contano più di quanto si pensi alla qualità di quello che degustiamo.

“…le api sono importantissime se non essenziali nella cicatrizzazione degli acini danneggiati, impediscono alla botrite di attaccare l’uva e inoltre, intervengono tantissimo sui lieviti autoctoni…”

Foto gentilmente fornita da BEE IN TRIP

Pensavamo di essere noi i più importanti del pianeta, l’uomo, l’animale dotato di ragione, le nostre fantastiche costruzioni e la nostra magnifica cultura diversa e varia in ogni parte del globo e nonostante tutto così piena, artistica, monetizzabile eppure, non è così e da poco è ufficiale; sono le API gli esseri viventi più importanti del pianeta.

Lo diceva già Einstein affermando che ‘se le Api si estinguessero, noi, faremo immediatamente la stessa fine’. Bene, è ciò che sta accadendo, le api anno dopo anno si avvicinano sempre di più all’estinzione. Percentuali allarmanti come il 90% della popolazione di api del pianeta scomparse e circa il 37% delle rimanenti in via di declino.

Da poco infatti, l’ ‘Earthwatch Institute’ ha dichiarato questo ronzante e spesso fastidioso insetto come l’essere più importante del pianeta. Si stima che la sua attività di impollinazione sia responsabile di quasi il 70% dell’agricoltura mondiale e di conseguenza di quasi il 70-80% di quello che arriva nelle nostre tavole ossia, la nostra dieta. Non parlo solo di verdura, per la cronaca e per i golosi come me, anche il cacao è una delle varietà la cui riproduzione dipende strettamente dall’impollinazione effettuata dalle API. Per quanto riguarda il vino invece, le api sono importantissime se non essenziali nella cicatrizzazione degli acini danneggiati, impediscono alla botrite e ad altri parassiti di attaccare e inoltre, intervengono tantissimo sui lieviti autoctoni.

Inoltre, le API non sono portatrici di nessun virus o altro elemento patogeno dannoso e sono quasi gli unici insetti ad avere questo privilegio eppure, si stanno estinguendo. Le cause? Tante, troppe e noi come al solito, figuriamo tra la maggior parte di queste cause. Si stanno estinguendo per i pesticidi massivi nelle coltivazioni, vite inclusa, si stanno estinguendo per il cambio climatico a noi dovuto, per la mancanza di fiori e per la deforestazione massiva.

Fortunatamente ci sono persone e start-up che stanno cercando di salvaguardare il più possibile questo meraviglioso essere vivente, dalle viti alle foreste, importantissimo per la vita e la riproduzione sul nostro pianeta. Una di queste è Bee in Trip, ragazzi compaesani della zona di Modena, Palagano che in questi giorni di quarantena forzata, hanno accettato di raccontarmi come e perché del loro progetto di salvaguardia delle api. Ho parlato con Gabriele, uno dei due soci e fondatori.

Da sinistra, Lorenzo e Gabriele, Fondatori di BEE IN TRIP Palagano (Modena)

CIAO RAGAZZI! RACCONTATEMI UN PO’, CHI C’È DIETRO BEE IN TRIP?

Ciao, noi siamo Gabriele classe ’95 e Lorenzo, mio amico e socio classe ’96 e siamo due giovani apicoltori amatoriali. Siamo partiti con poche Arnie e con Bee In Trip vogliamo riuscire ad averne il più possibile, compatibilmente con i nostri impegni lavorativi. Io, Gabriele, sono ‘sale specialist’ in una azienda di Carpi, il mio collega e socio Lorenzo invece è un (coraggioso n.d.r.) agente di commercio per un’azienda piemontese.

PERCHÈ LE API? PASSIONE CERTAMENTE MA…ANCHE NECESSITÀ? VISTO CHE SONO IN VIA DI ESTINZIONE?

Potremmo rispondere a questa domanda in molti modi ma il motivo principale è che le Api sono sempre più in pericolo ed è necessario salvaguardarle . Ci piacerebbe contribuire aumentando fisicamente la popolazione di Api nel nostro territorio. Col tempo poi, questa necessità è diventata anche passione; è molto stimolante e divertente prendersi cura delle famiglie di Api e in ultimo, ma non meno importante, le api ci ricompensano con prodotti come miele, polline, propoli a km zero, anzi, metro 0!

IN CHE COSA CONSISTE IL VOSTRO PROGETTO BEE IN TRIP?

I nostri progetti sono fondamentalmente due: il primo e più importante è #beeyourfuture che consiste in piantare un albero ad alto potenziale mellifero, come ad esempio l’Acacia, il Castagno, il ciliegio ogni 1000 follower che raggiungiamo sulla nostra pagina Instagram.

Facciamo questo per poter fornire alle api maggior nutrimento e, allo stesso tempo, per aiutare il pianeta piantando alberi. Siamo partiti dai 2500 Follower e ad oggi abbiamo piantato già 4 alberi in un campo a Palagano (MO n.d.r.). Speriamo che un giorno questo campo si possa riempire di alberi ed una precisazione importante, i costi sostenuti per gli alberi sono tutti coperti da noi, non abbiamo ricevuto e chiesto nessun aiuto se non i ‘follower’.

Il secondo progetto è #knowyourhive, tramite cui diamo la possibilità alle persone di venire a vedere il nostro apiario e capire da vicino il mondo delle Api. Questo lo facciamo per aumentare la consapevolezza di quanto questi insetti siano importanti per la nostra vita.

Al lavoro BEE IN TRIP

NELLE INFO DELLA VOSTRA PAGINA FACEBOOK C’È SCRITTO “SAVE THE BEE-SAVE THE PLANET” PERCHÈ LE API SONO COSÌ IMPORTANTI PER IL PIANETA?

Le Api, come hai detto a inizio articolo, sono essenziali per il pianeta e purtroppo c’è pochissima informazione a riguardo ma il benessere delle Api è strettamente legato al nostro. Sono i principali insetti impollinatori per le coltivazioni, il 70% delle piante al mondo viene impollinato dalle api…pensa se si estinguessero.

STANNO NASCENDO MOLTE START-UP LEGATE ALLE API E ALLA LORO SALVAGUARDIA, VOI COME VI CONSIDERATE, ASSOCIAZIONE? START-UP?

Sicuramente ci consideriamo una start-up e siamo ancora in fase di lavorazione, prevediamo di aprire la nostra vera start-up nel 2021.

RACCONTA A NOI WINELOVER, QUALCOSA CHE NON SAPPIAMO SULLE API.

Una famiglia di Api nel pieno della forma può contare fino a 80.000 Api; la vita media di un Ape nel periodo primaverile-estivo è di 30-50 giorni mentre in inverno vive anche 4-6 mesi.

Le api non dormono mai, semplicemente sono capaci di rilassarsi per brevi periodi di tempo, circa 30 secondi, diventando prive di risposta di quello che succede intorno a loro. L’Ape regina viene nutrita per tutta la vita esclusivamente di pappa reale, vero e proprio elisir di lunga vita, le permette infatti di vivere anche fino a oltre tre anni.

FANTASTICO, PRATICAMENTE VIVONO PER TUTTO L’INVERNO ANCHE SE NON LE VEDIAMO, DOVE STANNO DURANTE L’INVERNO?

Sempre dentro l’arnia formando il cosiddetto ‘glomere’ ovvero, tutte le Api si raggruppano formando una palla per tenersi caldo e al centro del ‘glomere’ c’è la regina…si nutrono delle scorte accumulate durante l’estate. In estate vivono meno poiché sono molto più attive, diciamo che soffrono una sorta di stress da lavoro.

COME FACCIAMO, NEL NOSTRO PICCOLO, A SALVARE LE API ED AIUTARE BEE IN TRIP?

Ognuno può nel proprio piccolo contribuire al benessere delle Api, quello che consigliamo noi è di piantare alberi melliferi, se si ha spazio a disposizione. In caso contrario, si possono semplicemente piantare fiori amici delle Api sul proprio balcone o terrazzo come la calendula, lavanda, trifoglio, nasturzio. A questo proposito tra l’altro, stiamo procedendo nella scrittura di un piccolo e-book in cui illustriamo le principali piante, fiori utili alle Api e diamo alcuni consigli per la coltivazione. Diciamo che avere piante e fiori utili per le Api le aiuta a fare la famosa scorta di nettare e polline per sostenersi.

Un appunto finale: un apicoltore rispettoso raccoglie solo il sur-plus di quello che le api producono, tutto quello che immagazzinano nel loro nido deve essere completamente lasciato a loro. La nostra priorità non è raccogliere più miele, propoli o polline ma il benessere delle Api.

Al momento, per sostenerci basta un follow sul nostro profilo Instagram. Dal punto di vista monetario non ci cambia nulla ma sicuramente ci motiva e ci da la possibilità di farci conoscere e poter piantare nuovi alberi.

Un domani invece punteremo a sostenerci tramite la vendita dei prodotti dell’alveare e dei suoi derivati. Ad esempio stiamo producendo anche un idromele (in collaborazione con Meadtime), un fermentato di miele di gradazione 8-12% a seconda della concentrazione zuccherina del miele raccolto.

Gabriele, fondatore di Bee In Trip

Quando vengo in contatto con queste Start-up così appassionanti, mi viene voglia immediatamente di fare qualcosa per la loro riuscita, per la salvaguardia. Sarà un lavoro lungo, soprattutto oggi in tempo di Virus, tuttavia, voglio immaginarmi il bel giorno in cui andrò a Palagano a trovare Bee In Trip e vi farò una bella descrizione dell’idromele Seven di Bee In Trip. Per sostenere e seguire il viaggio di questi due ragazzi, vi lascio sotto le coordinate! A presto! Ce la faremo!

INSTAGRAM BEE IN TRIP: @Beeintrip

PAGINA FACEBOOK: Beeintrip

Incrementi e RI-flessioni: Export del vino italiano nel 2020

Abbiamo festeggiato per tanti anni le belle e rapide crescite, a volte addirittura ingiustificate e quasi senza spiegazione, dell’export di vino Italiano nel mondo. Un mercato che anche nel 2019, con dati alla mano, ha prodotto ben 6 miliardi e mezzo di Euro circa e diretto nel 2019 più ai paesi terzi che alla nostra amata e odiata Europa.

Tuttavia, come scrivevo in un precedente articolo, si riconfermano le incertezze legate all’export e ai buoni risultati in termine di crescita per il 2020. Non parlo solo di dazi americani e virus vari che, senza nessuna opacità, hanno reso la fine dell’anno e l’inizio del 2020 una “amara primavera”. Sembra che a parte questi due problemi, uno dei maggiori problemi sia da ricercare innanzitutto in quanto accaduto nel 2019 e negli anni addietro, nella crescita fatta dal nostro vino quest’anno e un occhiata a quello che ha fatto il resto del mondo negli anni precedenti.

Nel 2019 siamo stati i migliori, per volume di vino venduto ma non altrettanto per crescita del fatturato, ciò significa che vi è stata una importante contrazione dei prezzi del nostro prodotto a fronte di un aumento di volume venduto. Inoltre, proprio quest’anno, regioni come la Napa Valley (da non sottovalutare in termine vitivinicolo) annuncia una vendemmia tanto abbondante e di qualità, da fare invidia a tutti. Infatti, i migliaia di ettari piantati in California e terre sudamericane, inizia a dare i suoi frutti e si prevede un surplus di offerta rispetto alla domanda. Tutto questo si traduce in un forte abbassamento dei costi per il consumatore americano che, probabilmente, sarà anche più portato ad acquistare ed assaggiare il suo territorio.

Da non sottovalutare anche la fetta di mercato dei famosi ‘Millenials’ che non sono formati al consumo di vino e non hanno la passione di degustare vini come quelli a cui siamo abituati (io qui, spero tanto nel naturale e nelle nuove tecniche di coltivazione e nella comunicazione on-line). Una fetta di mercato a cui non si può non pensare e alla quale non ci si può permettere di non rivolgersi e non parlo solo alla comunicazione e al marketing dei produttori ma soprattutto ai nostri vecchi consorzi di tutela…vecchi…

C’è da sperare, ovviamente scherzando e fra i denti, che gli Americani siano bravi quanto noi a valorizzare in alcune zone il proprio territorio…sono ironico ovviamente. Tuttavia, scherzi a parte, sembra che a causa di questo e di nascita di nuove zone vitivinicole come il Marocco (in cui anche tante aziende Italiane figurano come fornitori di servizi e impianti per la viticoltura definendolo un mercato in forte crescita), l’Oceania e il Giappone in cui il mercato e la produzione del vino cresce a ritmo di rumba dal 2017 e seppur qui l’import Europeo si mantiene abbastanza stabile, le regioni giapponesi di produzione e la vasta esperienza acquisita negli anni dai viticoltori, non è certo da sottovalutare.

Staremo a vedere quindi come si evolverà il nostro mercato interno e export nel 2020, come detto tempo addietro in un mio vecchio post, tutto fa pensare ad una lieve flessione, del resto, come dice Conor McGregor, (grande campione indiscusso di MMA) “non si può sempre vincere, a volte si perde”…inoltre, spero che magari potremmo notare una flessione dell’export ma chissà un lieve incremento dei consumi interni, segno che tutti gli eventi di questa “amara primavera” hanno dato agli italiani la voglia di scoprire realmente il loro territorio e di viverlo bevendolo appieno.

FORZA ITALIA!!

Il vino come la società moderna: indefinibile e incontenibile, Vida Liquida

VIDA LIQUIDA-ALBERTO PEDRÓN & ECLECTIC VINS (DISTRIBUITO IN CANARIE DA ENTRELÍAS)

“La vida liquida, como la sociedad moderna liquida, no puede mantener su forma ni su rumbo mucho tiempo”

Dal Libro di Vida Liquida. Zygmunt Bauman (Poznan,1925,Leeds,2017)

“La vita liquida, come la società moderna liquida, non può mantenere la sua forma e il suo corso molto a lungo”

Devo ammettere che in questa “reclusione” giusta e forzata (che è arrivata anche qui a Tenerife) oltre che essere vicino ai miei familiari ed amici, mi sarebbe tanto piaciuto anche degustare e bere qualcosa di qualche piccola cantina italiana. L’importanza di bere il nostro territorio e bere ‘piccoli produttori’ sarà forse cruciale, come si dice in questi giorni e mi dispiace non essere in grado di accedere a queste bottiglie in questo periodo, tuttavia, ho cercato di circondarmi di bei vini ugualmente interessanti per rendere il tutto più leggero, soprattutto la sera e in queste giornate in cui qui, è proibito anche uscire per fare jogging.

Probabilmente uscirò da questa “reclusione” con qualche chilo in più e con tanto allenamento da fare per ritornare ai vecchi tempi della pre-pandemia…ma sicuramente, ne uscirò anche pieno di fantastiche esperienze enologiche nel bicchiere, vere e proprie eNozioni che sto scoprendo; grazie a qualche amico distributore di vini, chicche tra Canarie e Spagna (penisola).

vino spagnolo biologico vida liquida bodega sentencia e eclectic vins
ALBERTO PEDRÓN E DANIEL MONSONIS DI ECLECTIC VINS (FOTO DAL SITO WWW.VIDALIQUIDA.ES/BLOG)

Mi sono subito buttato su questa nuova etichetta di Alberto Pedrón che non conoscevo, la sua cantina, Bodega Sentencia è un progetto di rivalorizzazione di vecchi vigneti autoctoni.

VAI QUI PER LEGGERE DI SENTENCIA E DEL SUO AUTORE ALBERTO (uno dei miei produttori preferiti).

Sembra che un bel giorno, il buon e bravo Alberto si sia incontrato con ‘Eclectic Vins’, un distributore, in penisola spagnola, di vini come dice il nome, eclettici. Oltre a qualche etichetta Italiana propone vini assolutamente autentici e quanto il più possibile vicini ad una grande sostenibilità nella produzione.

Da una chiacchierata tra i due nasce ‘VIDA LIQUIDA’ che, come la nostra società liquida, non può prendere una forma definita e nemmeno seguire a lungo un corso definito. Una etichetta che già dal nome, mi ha incuriosito tanto per questi giorni di “vida strana” che stiamo vivendo.

La bottiglia proviene da una parcella di Alberto Pedrón che si chiama El Navazo. Nel Navazo, ci sono ceppi di vite lasciati crescere naturalmente vecchi oltre 60 anni nella zona di Valencia-Requena, a 700mslm; da una parte ci sono boschi e dall’altra, un fiume. Questo, mantiene il clima più temperato rispetto al resto delle zone. Il clima è prettamente mediterraneo con piogge annuali che arrivano ai 400mm. ed il suolo è composto da sedimenti formati durante il terziario e il quaternario, principalmente calcareo e argilloso.

Vida Liquida è un mix di due varietà che sono la Bobal, autoctona e tipica della zona di Requena, grappolo molto piccolo, una uva di pochissimo rendimento e per questo anche di grande qualità e grande potenza.

L’altra uva utilizzata in questo taglio è la Royal, di cui so attualmente poco ma è utilizzata anche da Alberto per il suo Fetiche, un metodo ancestrale rosato eccezionale.

Vendemmia manuale, fermentazione spontanea, il 20% delle uve viene diraspato il resto direttamente macerato e pressato in modo molto soffice. Non avviene nessuna chiarificazione o filtrazione per questo vino che invecchia il 90% in botti di rovere francese ed il 10% in ‘damayuana’ (damigiana). Assemblato e imbottigliato direttamente.

Appena si apre la bottiglia, la freschezza delle spezie esce immediatamente; alla vista è denso, di un bel rosso spento con sottili sfumature rame tendenti all’arancio. Definire questo vino è molto difficile ma al naso ti parla una lingua e in bocca, si mette a cantarti un opera lirica! I frutti rossi, le spezie, l’erba fresca appena tagliata, il fieno, una punta di legno che non intacca la freschezza e la mediterraneità minerale di questo fantastico progetto. Equilibrato e veramente piacione e gustoso. Un vino che evoluziona da metà bottiglia facendosi più aperto, elegante e lungo.

Una bellissima esperienza aver bevuto questo vino e come sapete, se mi leggete ogni tanto, non sono tanto da recensioni ma il nuovo progetto di Alberto Pedrón, uno dei miei produttori preferiti, non potevo farmelo scappare e dirvi quello che ho riscontrato durante la bevuta. Poi si sa, le recensioni sono sempre soggettive e personali ed io, resto fedele alla sostenibilità e al sapore vero e mediterraneo che contraddistinguono i lavori di Cantina Sentencia. 600 bottiglie prodotte, aspetto già la nuova annata e nel frattempo, spero tanto che possiate presto provare questa bomba in Italia.

Per qualsiasi informazione in più, vi lascio sotto il link al mio articolo su Cantina Sentencia di Alberto Pedrón, dove troverete anche i suoi contatti web e il bellissimo sito di Eclectic Vins.

BODEGA SENTENCIA

ECLECTIC VINS

A presto amici e mi raccomando….bevete a casa…almeno per adesso!

VIDA LIQUIDA DA UVE BOBAL E ROYAL (VALENCIA-REQUENA-ES)

Calendario Biodinamico per le degustazioni perfette!

Molte volte mi sono ritrovato ad osservare la luna e la sua luce azzurra che illumina quasi a giorno, nelle bellissime serate di ‘superluna’ e di cielo sereno. Ho spesso anche scelto e assaggiato vini cercando di cercarli tra quei produttori che seguono una agricoltura sostenibile, a stretto contatto con la naturalezza e gli astri.

Fin da quando ero bambino, aspettavo il giorno dell’imbottigliamento del Lambrusco che con il nonno andavamo a prendere in damigiana in cantina sociale. Si beveva Grasparossa, tutt’ora uno dei miei vitigni preferiti e dovevamo sempre aspettare che “ci fosse la luna buona…” come diceva mio nonno. A volte, non si imbottigliava poiché c’era vento o a volte, poiché i lavori nell’orto della nonna, avevano la precedenza vista sempre la luna. Un astro che ha grande impatto sulle nascite, sulle maree, ricordo durante il mio viaggio in Irlanda, quando andammo a visitare le Isole Aran, durante il giorno le barche erano appoggiate al fondale marino, il porto era completamente secco e queste sembravano alla deriva; verso mezzanotte, già erano completamente galleggianti e proprio verso quell’ora, i pescatori partivano per il lavoro.

Io sono ‘cancro’, la mia carta dei tarocchi mi hanno sempre detto essere la carta della luna, questo astro ha sempre avuto un impatto importante su di me e sul mio stato emotivo. È quindi tanto tempo che cerco di seguire chi oggi, ancora nonostante tutto, ci tiene a questi ‘segnali’ che arrivano dal cosmo. Ho finito di leggere da poco un libro meraviglioso di Maria Thun, grande studiosa di biodinamica, forse la più grande studiosa di biodinamica. Il suo libro “Costellazioni e Agricoltura Biodinamica” oltre al “Calendario biodinamico per l’Agricoltura” che lessi l’anno scorso, mi hanno dato un sacco di spunti per testare, anche in degustazione, la veridicità delle nozioni lasciate da Maria Thun e proseguire la mia ricerca riguardo le degustazioni secondo il calendario biodinamico.

Voglio lasciarvi con questo articolo solo alcune nozioni da poter sfruttare per testare, provare se ne avete voglia o solamente, per assaporare meglio qualche bottiglia di vino secondo la biodinamica.

Sostanzialmente, senza entrare troppo in dettaglio, la Luna nel cielo compie la sua rivoluzione intorno alla terra in circa 27-29 giorni, durante questa rivoluzione la luna attraversa varie costellazioni e così, ogni mese. È proprio in base a dove sta passando la luna che si pianificano operazioni in vigna, in orto e anche, per grande fortuna di noi Winelovers, le degustazioni.

Sembra che esistano 4 fasi principali nella biodinamica e queste sono:

LA RADICE: (Periodo propizio per la potatura) quando la luna transita nei segni di terra quali Vergine, Toro e Capricorno

LA FOGLIA: quando la luna transita nei segni zodiacali di acqua quali Pesci, Cancro e Scorpione

IL FIORE: quando transita in prossimità dei segni di aria come i Gemelli, la Bilancia e l’Acquario

IL FRUTTO: (Migliori giorni per la vendemmia) quando la luna passa nei segni di fuoco, Ariete, Leone e Sagittario

In base a questi transiti, oltre alle lavorazioni quali semina, sovesci, raccolto (vendemmia) etc. possiamo basarci anche per effettuare le nostre degustazioni, ovviamente di vino biodinamico.

A quanto pare sembra che nei giorni di:

RADICE: spicchino nei vini le mineralità, i tannini spigolosi, non è, secondo Maria Thun, un buon giorno per aprire una bottiglia in quanto i sentori aromatici e floreali sono molto attenuati

FOGLIA: emergono con potenza principalmente i caratteri erbacei e vegetali, elementi legnosi. Giorno sconsigliato per i rossi ma consigliato per alcune classi di bianco se vogliamo far risaltare queste strutture aromatiche.

FIORE e FRUTTO: Giorni migliori per degustare, bianchi e rossi, i tannini saranno più morbidi, il vino più strutturato, verticale, con un bell’equilibrio aromatico e sfumature floreali, aperto, rotondo con una complessità aromatica notevole.

Questo calendario, che spesso per divertimento e curiosità ho provato a seguire, credo possa non solo indicare quando aprire e provare un vino ma anche darci indicazioni su che tipologia di vino aprire o scegliere. Se ad esempio stiamo cercando e ci piacciono i sentori spiccati minerali o i vini con toni profondamente erbacei, potremo scegliere di aprire quel vino nei giorni di Radice o Foglia in modo da far risaltare le qualità che cerchiamo.

Le possibilità di usare questo calendario e queste veloci linee guida sono legate ovviamente al conoscere dove la luna sarà durante i vari giorni e mesi. Non è difficile comunque scoprirlo, on line ci sono tantissimi siti che giorno per giorno, mese per mese, possono dare precise indicazioni sui giorni Radice, Foglia, Fiore o Frutto. Uno di questi è senz’altro questo link in cui ogni mese viene pubblicato l’intero calendario biodinamico per l’agricoltura e le posizioni della luna.

In caso contrario, sulla mia pagina Facebook, con un po’ di ritardo questo mese ma prontamente da Aprile, potrete trovare i migliori giorni per degustare.

Spero possiate testare alcune di queste linee sia che siate cultori del naturale e della biodinamica, sia che no. Sicuramente, sarà una…romantica bevuta!

Eno ed Eco Turismo: 5 attività TOP da fare in vigna

Visita a Tasca el Faracho-Tenerife, dove è possibile conoscere e degustare alcuni dei migliori vini spagnoli e canari

È difficile scrivere qualcosa di sensato in momenti come questo, soprattutto per chi, come me, è molto sensibile e preoccupato per l’Italia in questi giorni di lunga attesa e carico psicologico. Tuttavia, credo che una delle cose da fare sia guardare avanti, organizzare mentalmente cosa poter fare una volta finito il tutto e, se queste cose vengono fatte nei nostri territori preferiti vicino ai nostri prodotti preferiti, tanto meglio no?.

Passeggiare in vigna, magari con i produttori, è una delle cose più belle di sempre, il solo pensarci, mi fa tornare una parte di grande tranquillità emotiva e psicologica. La bellezza di un respiro in mezzo ad una vigna assolata e silenziosa è una delle cose più belle che ci sia. Sono sicuro che una delle cose che manca tanto in questo periodo ai miei amici winelovers d’Italia è proprio il potersi muovere per visitare, fare due chiacchiere coi produttori, conoscere e toccare con mano realtà che abbiamo sempre visto e apprezzato sulla nostra tavola o sugli scaffali della nostra enoteca preferita.

Il fenomeno dell’ Eno-turismo infatti, già da dopo il 2000 quando sono nate iniziative come cantine aperte o le ‘strade del vino’, è oltre che un fenomeno, una parte quasi essenziale del fatturato dell’azienda poiché tutto questo muoversi e conoscere da vicino, accorciando la filiera, produce ogni anno qualcosa come 2,5 miliardi di Euro in Italia, essendo sicuramente tra le nazioni più attrattive, con la Toscana in testa.

Una parte immancabile dell’offerta e che distingue la grande azienda commerciale dall’azienda agricola di qualità, giovane, fresca, aperta al pubblico e ben disposta a ricevere visite. Tuttavia la parola Eno-turismo è vasta, rientrano qui un sacco di attività di cui voglio elencare le 5 più belle e innovative e anche un tipo di eno-eco-turismo che qui da noi ancora non è arrivato completamente ma che potrà sicuramente ampliare l’offerta delle cantine per accorciare la filiera e dare valore al territorio ed ai prodotti. Inoltre, credo che dopo questo periodo di Italia ‘blindata’ a causa del Covid-19, saranno sicuramente attività che potranno, almeno in parte, sopperire ai mancati guadagni di questi mesi da parte di molte aziende agricole di qualità, se non tutte le piccole aziende agricole di qualità.

  1. In prima posizione mi sembra una idea stupenda quella di fare Yoga in mezzo al vigneto. Una maniera per stare a contatto con la terra, col prodotto prima della lavorazione, con la calma e la tranquillità che qualche produttore ci lascia immaginare con qualche bellissima fotografia o qualche video in vigna sui social. Il contatto con la natura è senz’altro qualcosa che libera la mente e lascia fluire le energie, il rumore delle foglie, il canto degli uccelli, sapere di essere in mezzo ad un ecosistema vivo, che sorride, piange, vive e muore esattamente come noi. Una maniera stupenda per avvicinarci alla natura, alla vigna e quindi, al vino. Ho notato che in qualche cantina è proprio il produttore a tenere questo tipo di lezioni di Yoga, bellissimo, questa estate sicuramente proverò una di queste giornate in una delle mie cantine preferite. Vi farò sapere!
  1. Secondo posto per il ‘running’ e allenamento in mezzo ai filari. Da appassionato di running mi sento in dovere di citare questa attività adottata da alcune cantine con tanto di degustazioni e punti di ristoro durante il percorso. Una iniziativa fantastica che da modo di allenarsi in mezzo all’aria veramente buona, lasciando da parte lo smog, le nebbie e i vari batteri che si incontrano in inverno o in serate afose nelle città e nei parchi. Poter correre e allenarsi in vigna, magari con saliscendi e un terreno più morbido rispetto all’asfalto, può sicuramente giovare a mente, cuore, polmoni e perchè no, anche al buongusto. Si trovano in rete anche tante manifestazioni sportive per correre in vigna, cercherò di partecipare anche ad alcune di queste. Ci vedremo là! P.S. Se non siete runner, potrete sempre camminare….
  1. Terzo posto arriva dall’oriente, Corea del Sud, dove si sta praticando il turismo sostenibile in aziende agricole biologiche. Da uno studio effettuato, sembra che questo tipo di turismo sia una sorta di ‘sopravvivenza’ e strategia di ‘adattamento vitale’ tra piccole aziende agricole che può aiutare gli agricoltori a mantenere i loro stili di vita rurali e mantenere i loro terreni agricoli, incorporando la produzione alimentare locale, le opportunità ricreative, le strutture ambientali, la conservazione culturale e la gestione del paesaggio. L’agricoltura biologica è considerata una svolta, sia dal punto di vista della sostenibilità che da quello del consumatore. Sempre più richiesta di questi prodotti ed un avvicinamento alla terra e ai territori che producono, in maniera sana e con qualità, sono sicuramente una delle chiavi per poter avvicinare ancora di più i consumatori ad una produzione sostenibile. Un modo di viaggiare e di conoscere realtà nel rispetto nostro, del lavoro e del pianeta. Esistono siti in cui poter anche valutare il grado di eco-sostenibilità di Hotel e strutture ricettive in Italia e agenzie di viaggio che organizzano questo tipo di escursioni “eco-vacanze”. Chiedere per trovare!
  1. Come non citare la bellezza delle cene in vigna, tantissime le cantine che propongono menú e grandi tavolate con luci soffuse in mezzo ai filari, nel rispetto dell’ambiente e con la dovuta educazione, non serve spiegare la bellezza di questo tipo di iniziative che vi lascierà in bocca il sapore del vero, dell’autentico e il cuore pieno di una delicata naturalezza. Ci sono anche gli aperitivi in vigna ed anche quelli, meravigliosi. Cito la azienda Vitivinicola Fangareggi e la Cantina Paltrinieri, provincia di Modena, dove poter gustare ottimo territorio ed un bel Dj set.
  1. Ricordo che qualche anno fa, la cantina Donnafugata, famosissima e che produce prodotti di altissima qualità in Sicilia, celebrò una vendemmia notturna con poesie scritte ed interpretate dal compositore e musicista Nino Errera. Quasi un racconto teatrale, educato, notturno, in un atmosfera più che magica. Credo che queste cose andrebbero coltivate e messe in atto anche in più aziende agricole, offrire una composizione dedicata alla natura, quasi a voler unire ancora di più territorio e consumatore attraverso l’arte. Una bellissima iniziativa. Se ne trovate di simili per favore, fatemelo sapere.

Ecco le mie 5 esperienze preferite che ho fatto e farò una volta arrivata l’estate ed una volta passata questa psicosi, purtroppo molto realistica, del Covid-19. Credo che una delle cose da fare, oltre ad avere tanto buon senso, sia progettare, guardare avanti a quando tutto sarà passato e magari, cercare ed organizzare una di queste bellissime attività a contatto coi nostri territori e prodotti preferiti.

E a voi cosa piace? Conoscete qualche altra attività interessante?

Un caro abbraccio amici Winelovers o meglio…Territory-Lovers!

Sfida tra titani: il Vino Biologico a colpi di ettaro

Scorcio di superficie vitata nell’ Oltrepo’ pavese, sullo sfondo, Rocca de Giorgi

Tra le tante cose che possiamo imputare all’Italia di fatte male, tra cui politica, economia, ultimi sempre e in tutte le classifiche, almeno così pare…ce n’è una che sappiamo fare dannatamente bene e non sto parlando di pizza, caffè e pasta ma di vino biologico.

A quanto pare il nostro paese è primo in Europa e nel mondo come produzione e quantità di ettari vitati Bio. Senza contare i tantissimi produttori nostrani che producono in Bio, senza la certificazione causa costi, limitazioni varie etc. (e su questo sono in parte pienamente d’accordo), voglio qui fare un piccolo riassunto di alcuni dati riguardanti l’evoluzione e la produzione di vini bio nella UE e quindi, parliamo principalmente di Italia, Francia e Spagna. Alcune belle notizie tra le preoccupazioni di questi giorni di Marzo 2020.

Già dal 2010, l’aumento degli ettari vitati che sono stati convertiti a vigneti biologici è notevolmente aumentato forse, per la grande richiesta e interesse da parte del consumatore riguardo questi vini o forse, per una sensibilizzazione generale che sta portando buon senso e voglia di rispettare il territorio. Qualunque sia la ragione, si stima che nel 2022 saranno bevute circa 88 milioni di casse di vino bio.

Un bel numero e se pensiamo che l’Italia è prima in questo, anche a livello di esportazioni, credo che per una volta possiamo esserne fieri. Ecco quindi alcune situazioni interessanti e soprattutto i movimenti in questo campo dei tre player principali UE riguardo al vino.

Vigneto in Spagna (Tenerife-wines)

Spagna: La Spagna ha una delle superfici vitate più estese e fino a poco tempo fa era prima anche come ettari vitati coltivati in regime biologico. Dagli anni ’90 la superficie dedicata alla coltivazione dell’amata vite si è quasi quintuplicata e conta ad oggi quasi 80.000 ettari vitati certificati bio ed altri 10.000 circa in conversione. Oggi (dati 2019) la Spagna costituisce circa un quarto dell’offerta di vino ecologico mondiale. Qui, i vari produttori certificati fanno capo ad una bella associazione la Spanish Organic Wines Iberia il cui obiettivo è preservare il valore del bio ed ecologico e fomentare l’esportazione di questi vini. Se volete dare un occhiata al loro sito, una cosa interessante è che riuniscono tutti i produttori fornendo una bella mappatura delle denominazioni e delle varie realtà, sempre in aumento, riguardo vini Bio. Vi anticipo che si contano in Spagna più di 1000 cantine a produzione sostenibile.

Francia: La Francia è sempre stata sul podio per tante cose, tuttavia, in questo articolo non va a prendersi la medaglia poiché, nonostante l’elevato aumento e l’enorme quantità di conversioni al biologico, rimane il fanalino di coda dei grandi tre. Il vigneto biologico (dati del 2018) rappresenta il 9,1% del vigneto francese, vale a dire 68.556 ettari con viti biologiche. Nonostante questo, è prima ugualmente come consumo di vino biologico, si stima quindi che la quantità di ettari condotti a bio crescerà sempre di più fino a posizionarsi seconda nel 2023, staremo a vedere quello che succede, sarà interessante l’evoluzione nelle zone francesi per la ‘necessità’ di produrre biologico visto che oltre ad aumentare la produzione e gli ettari vitati, si stima aumenteranno tantissimo anche i consumi di vino bio in Francia.

Italia: Eccoci qui, per una volta sappiamo fare le cose fatte bene e quindi, nel 2014 avevamo coltivati a biologico ben 46.000 ettari effettivi di vite per arrivare a quasi 105.000 nel 2017. Le regioni più biologiche sono senza dubbio la Sicilia con un bel 35.000 ettari, seguita dalla Puglia e dalla Toscana. Un bel risultato anche per quanto riguarda l’export di vino bio e anche per quanto riguarda i consumi poiché a quanto pare ci piace il nostro vino e ci piace che sia Biologico infatti, tra il 2015 e il 2016 c’è stato un aumento del 50% di domanda di vini biologici che continua a salire.

Particolare attenzione va poi posta alla Germania e al Giappone dove, le domande di vino biologico aumentano esponenzialmente anno dopo anno.

Se avete letto il mio articolo riguardo l’Agricoltura Organica e Rigenerativa , scritto con l’Associazione ONG Deafal (altro approccio pionieristico che si sta diffondendo simile al Biologico), saprete che ben il 30% delle emissioni di gas serra nell’atmosfera derivano dall’agricoltura e la viticoltura più di altre coltivazioni, necessita spesso di piccoli ‘ritocchi’ chimici che vanno ad aggiustare l’uva o la bottiglia, aumentando quindi l’emissione di gas serra. Se questi dati corrispondono a realtà, dovremo essere sempre più sostenibili, almeno in viticoltura e perché no, bere, mangiare e vivere in modo sempre più sano.

Questi rassicuranti dati scritti sopra, dimostrano un passaggio all’agricoltura biologica quasi netto, di oltre il 200% di conversione al biologico nel mondo in pochi anni e questa, tra le tante brutte notizie attuali, la prendo come una speranza, come la pacca sulla spalla di un caro amico. Nella speranza che questo post possa far aprire gli occhi, coscienze e anche tante autentiche bottiglie!

Francesco.