Cosa sono i vitigni resistenti? Vini PIWI e Super-Bio

Bottiglia fantastica della Fondazione Edmund Mach (Trentino)

Vorrei tanto parlarvi in questo articolo della Fondazione Mach e dei suoi vini che tanto amo anche per il rapporto qualità prezzo, tuttavia non è questo il caso; oggi voglio addentrarmi con voi in quello che può essere il futuro della viticoltura, i vini resistenti da uve PIWI, di cui la Fondazione Edmund Mach, è quasi pioniera in Italia.

Sarà una nuova grande tendenza nel mondo enologico e tra gli amanti della sostenibilità e del BIO? Questo non è dato saperlo ma la diffusione di queste tipologie di vini super bio lascia pensare che probabilmente ne sentiremo parlare sempre più spesso.

Questa nuova tendenza ha vari nomi tra cui Solaris, Cabernet Cortis, Cabernet Carbon, Bronner e altri, cosa sono questi nomi che ‘scimmiottano’ grandissime varietà di uve? Sono le varietà resistenti, ossia le varietà che compongono la nuova tendenza dei vini PIWI o Super-Bio.

Se ne parla da qualche anno ma il 2020 sembra essere l’anno della grande uscita allo scoperto di questi vini; PIWI, che è solamente un abbreviazione della parola tedesca ‘Pilzwiderstandfähig’ che sta ad indicare appunto queste varietà ibride, costruite quasi in laboratorio e resistenti ai maggiori attacchi fungini alla quale la vite è sottoposta e soprattutto, senza nessun tipo di intervento come rame o fitofarmaci e senza immettere nulla nell’atmosfera perció, oltre che resistenti, anche assolutamente Green.

C’è chi pensa che questi vitigni possano anche andare incontro al cambio climatico, non solo per la bassissima o quasi nulla immissione di CO2 nell’atmosfera (di cui sappiamo che la viticoltura è una delle attività che maggiormente nuoce al pianeta, se fatta in maniera convenzionale n.d.r.) ma anche appunto per l’altissima capacità di resistenza di questi vitigni alle tipologie di terreno, al clima etc.

Andiamo a vedere quindi innanzitutto cosa sono queste varietà.

VITIS LABRUSCA Autoctona Emiliana utilizzata per incroci

Fondazione Edmund Mach sta compiendo vari studi e progetti su queste varietà che si formano dopo diversi incroci tra varie tipologie di uve autoctone italiane e non e l’idea iniziale, è quella di sfruttare alcune caratteristiche resistenti delle viti da vino per creare genotipi e varietà completamente immuni a oidio e peronospora ed altri attacchi fungini.

Fin dal 1829 esistono i primi esemplari artificiali ibridi tuttavia, i processi di selezione dei vitigni PIWI è molto lungo e laborioso, dopo l’incrocio, si ottengono i semi che vengono esposti all’attacco e si verifica la resistenza, successivamente, dopo altri test anche per identificare il genotipo resistente, le varietà vengono valutate dal punto di vista enologico. Il processo quindi dallo studio alla messa in commercio, può durare svariati anni come il caso del Regent una varietà ibrida il cui studio ha avuto inizio nel 1967 e solo nel 2001 è stato possibile ottenere le conferme e varie autorizzazioni per la messa in commercio.

La Francia, è stata una delle prime ad iniziare la sperimentazione, successivamente quasi abbandonata e lo studio è passato a Stati Uniti, Italia, Ungheria, Giappone, Austria e Svezia. In Italia si stanno facendo grandi passi avanti, ovviamente tra i favorevoli e i contrari.

La Fondazione Mach, insieme all’Università di Innsbruck e al centro Ricerche Laimburg in Sud-Tirol, stanno continuando con la ricerca in un progetto interessantissimo chiamato VITISANA, atto a determinare “la base genetica dei tratti qualitativi di tali ibridi, informazione che in futuro permetterà lo sviluppo più mirato di vitigni resistenti e di elevata qualità attraverso un processo di selezione assistita dai marcatori molecolari.”

Veniamo quindi, dopo questa breve introduzione di cui nel sito del PIWI potrete trovare tanto di più, a noi consumatori. Personalmente non ho ancora provato i vini PIWI ma sembra siano più economici, almeno alcuni, poiché altri sfiorano le 100€/bottiglia, più sani e superBio, non necessitando di interventi e particolari attenzioni, può darsi che si posizioneranno in una fascia più ‘easy’ del mercato. Chi ha assaggiato questi vini, li trova pressochè simili e addirittura con sfumature e bouquet migliori rispetto alle classiche varietà ‘madre’. Inoltre, possiamo bere vino sapendo di non arrecare ulteriori danni all’ambiente ed avere un vino simil-naturale che si avvicina molto ai grandi classici.

In Italia le regioni autorizzate a questa tipologia di vini sono il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, il Piemonte e il Trentino alto Adige. In Trentino, oltre a Mach, segnalo anche la fantastica cantina ‘Pojer e Sandri‘ che sta proponendo prodotti PIWI. Vi lascio anche il sito di PIWI Trentino e PIWI International per scoprire altri produttori associati.

Voglio lasciarvi di seguito anche una lista di queste varietà che attualmente si trovano in commercio sia in purezza che in blend dentro la bottiglia con alcune specifiche per orientarvi in caso troviate qualche vino PIWI e, spero, vogliate provarlo (poi fatemi sapere n.d.r.).

SOLARIS: Ottenuta in Germania nel 1975 e composta, tra gli altri incroci da Pinot Nero e Riesling. Ha caratteristiche simili allo Chardonnay, uva precoce coltivata prevalentemente oltre i 600mslm

CABERNET CARBON: Ottenuto in Germania nel 1983 e sembra avere le grandi caratteristiche del Cabernet Franc o meglio ancora, del Carmenere. Rende in pianure e collina fino a 200-300mslm e ha un’altissima resistenza alle malattie, ovviamente ‘piede franco’.

CABERNET CORTIS: Sembra essere la gemella del Cabernet Sauvignon, con tratti robusti, fruttati, erbacei, ne esce un vino morbido, tannico e piacevole. Ho letto possa essere scambiato con i grandi Bordolesi…Coltivato dalla pianura fino ai 1000mslm.

BRONNER: Uva bianca ottenuta in Germania nel 1975, altissima resistenza alle malattie, anch’essa, come la Solaris, riconducibile allo Chardonnay. Coltivabile in città, collina e pianura fino ai 200mslm.

CHAMBOURCIN: Uva molto tannica utilizzata prevalentemente in taglio con altre varietà, ottima per produrre rosati, coltivabile anche in terrazza in vaso e in collina fino a 200mslm.

PRIOR: Considerata la miglior varietà medio tardiva rossa, note speziate, complesse e fruttate, coltivabile in pianura.

SEVAR: Questo incrocio fu ottenuto in Repubblica Ceca nel corso di studi e poi immessa sul mercato. Parliamo di una varietà a bacca scura resistente alle basse temperature e con una maturazione precoce. Aromi di frutti di bosco, spezie e perfetto per ottenere vini rosati o giovani con corpo e struttura. Coltivabile in Pianura e montagna anche oltre i 1000mslm.

SOUVIGNIER GRIS: Coltivata in pianura fino a 200mslm, ottenuta nel 1983 in Germania e fino a poco tempo fa si pensava provenisse da un incrocio tra Cabernet Sauvignon e Bronner, poi smentito e riconducibile ad un incrocio tra due altri ibridi. I vini che si ottengono hanno punte minerali, speziate, buona struttura.

Queste che ho elencato sono le principali varietà di uve resistenti Ibride che si possono trovare oggi in commercio, sole o in blend.

A questo punto, sarei curioso di sapere a livello di invecchiamento, di acidità, di possibilità di sperimentazione, fin dove questi vitigni possano sostituire i nostri veri autoctoni. Fin dove queste varietà possono spingersi? resistenti ai funghi e al clima ma saranno resistenti agli anni, al consumatore che colleziona e conserva, dove finiranno? tra i Millenials o sulle tavole dei veri grandi appassionati? Senza espormi più di tanto in questa nuova tendenza naturale eppure anche artificiale che tuttavia mi incuriosisce, soprattutto per quanto riguarda le implicazioni Vite-Ambiente, voglio stare ad osservare, ascoltare e sicuramente provare, quando ne avrò l’occasione, questi vini PIWI di cui si parla ogni giorno di più.

E Voi? Avete mai provato nulla del genere? Pro o contro gli ibridi superBio e super resistenti? Fammelo sapere in mail o sotto nei commenti!

A presto #Enolovers Resilienti!

Aggiornamento del 12/05/2020 dal profilo HappyWiners che ha pubblicato una meravigliosa intervista a Pojer e Sandri riguardo queste nuove varietà ibride, in un contenuto veramente ben fatto e fruibile da ogni dove, vi lascio sotto il video fatto da Massimo di HappyWiners e il sito internet di questo interessante profilo volto all’informazione enologica!

2 pensieri riguardo “Cosa sono i vitigni resistenti? Vini PIWI e Super-Bio

  1. L’ha ripubblicato su Vini Artigianali – La Logica, la Natura e la Dinamica del Vinoe ha commentato:
    La Fondazione Mach, insieme all’Università di Innsbruck e al centro Ricerche Laimburg in Sud-Tirol, stanno continuando con la ricerca in un progetto interessantissimo chiamato VITISANA, atto a determinare “la base genetica dei tratti qualitativi di tali ibridi, informazione che in futuro permetterà lo sviluppo più mirato di vitigni resistenti e di elevata qualità attraverso un processo di selezione assistita dai marcatori molecolari.”

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