Il Covid-19 ha infettato il mondo del Vino?

Vigna sulle colline dell’oltrepo’ pavese

A chi non è capitato di vedere bellissime immagini di acqua limpidissima a Venezia o le varie mappe satellitari sempre più nitide, grazie alla diminuzione radicale dell’inquinamento della nostra tanto colpita, ingiustamente, atmosfera.

Queste sono quelle cose che fanno essere tutti un po’ più sereni, anche in momenti come questo dove la pandemia sta letteralmente cambiando le nostre abitudini, i nostri valori, i nostri ritmi e senza dubbio, il nostro modo di degustare e vedere il vino.

Ugualmente, a chi non è capitato in questi giorni di leggere sul famoso “mondo del vino dopo il Covid-19” ed io, voglio soffermarmi su una parte di questo ‘futuro mondo’ che in parte, è già presente e che mi sta molto a cuore e senza dubbio, sta a cuore anche al nostro pianeta ossia, un consumo di “vino etico e responsabile”, un consumo di qualità che forse, stiamo perdendo di vista.

Fin dall’inizio dell’epidemia avevo aderito su Instagram a qualche bella iniziativa per fomentare il consumo “responsabile e etico” e per una volta, per responsabile intendo non bere poco ma ad un acquisto da piccoli produttori o dall’enoteca locale. Tutti ormai fanno consegne a domicilio e non abbiamo scuse per non bere responsabilmente.

Si stima che in questi giorni di “confinamento” a casa il traffico internet sia salito e continui a salire a dismisura, salgono i fatturati degli e-commerce e tutti, produttori e consumatori, chi anche per la prima volta, si avventurano nel mondo dei social network nella speranza di poter continuare con quel filo conduttore tanto denso di rapporti, vicinanze e complicità che fino a pochi mesi fa, erano alla base del rapporto “Piccolo produttore-Consumatore”.

Rapporti che devono certamente cambiare e se pensiamo che teoricamente per creare un abitudine, ci vogliono almeno 21 giorni forse tutti, anche senza saperlo, abbiamo già cambiato le nostre abitudini.

Si stima che il consumo di vino sia salito e quasi diventato giornaliero tra gli amanti e i meno amanti, forse complice anche l’aver riscoperto il bello dei momenti che una buona bottiglia ci può regalare…buona bottiglia comunque, sembra dai dati, fino a un certo punto poiché la maggior parte degli acquirenti ha notevolmente abbassato il prezzo dei suoi acquisti a fronte di una maggior quantità acquistata, vale a dire, acquista magari due bottiglie in più spendendo meno, beve tutti i giorni o quasi, spendendo meno.

La crisi che ci sta colpendo e sicuramente colpirà sempre più duro, si riflette in bottiglie meno care, l’incertezza si riflette in un consumo di vino a volte meno consapevole e in un abbassamento della qualità a favore della grande produzione e della standardizzazione. Il Coronavirus ha infettato anche il vino?

Anche alcuni famosi ristoranti, stanno pensando alla riapertura con dubbio e timore e probabilmente, la maggior parte di loro farà tagli alla carta del vino, un investimento importante e rischioso per tutti i ristoratori. Si affideranno forse a distributori più flessibili con la fatturazione e questo, spesso indirettamente, significa un grande distributore e molte volte sinonimo di standardizzazione del catalogo e dei prodotti di grande distribuzione.

I dati confermano questo trend verso la minor qualità e per saperne di più, ho approfittato per chiedere a chi nel mercato del vino si muove giornalmente; Roberto Bortolussi, CEO e fondatore di Wine Marketing ItaliaWine Me Up, un metodo con cui già prima dell’epidemia, Roberto insegnava ai piccoli produttori a vendere più vino attraverso la vendita diretta.

Roberto, come cambierà, in rapporto spesa/quantità acquistata, l’abitudine di acquisto degli italiani?

“I dati ufficiali in questo periodo arrivano dalle grandi piattaforme e-commerce e dalla GDO. Ci dicono che le vendite sono schizzate alle stelle con una lieve diminuzione del prezzo medio della singola bottiglia acquistata.

Nulla di strano se ci pensiamo, magari non tutti hanno voglia di stappare frequentemente a casa una bottiglia molto pregiata e costosa. Il vino è un bene di lusso (come dichiara anche Angelo Gaja), e come tale genera emozioni e sensazioni che vanno molto al di là delle semplici caratteristiche organolettiche.

Il contesto, ad esempio, è un tema cruciale. La stessa identica bottiglia cambia tremendamente se consumata a casa da solo oppure in una situazione conviviale con gli amici in un wine bar.

È come se acquisisse degli attributi aggiuntivi.

Per ora con i produttori con cui lavoriamo, non abbiamo riscontrato mutamenti importanti sulle abitudini d’acquisto degli italiani. Tra qualche mese sinceramente non saprei, su questo punto non me la sento di sbilanciarmi perché si possono fare solo previsioni.

Tutto dipende da come si evolverà l’emergenza sanitaria.”

Credi che il vino BIO, biodinamico e Naturale e l’ascesa fatta da questi prodotti in questi anni possa diminuire a fronte di un consumo più abituale e a buon prezzo di vino? Diminuirà la qualità?

“Se parliamo di vino biologico, come da definizione di legge, credo che nei prossimi anni sarà il nuovo standard, la nuova normalità. Tante aziende si sono sono convertite al regime biologico già da diversi anni, altre si trovano in piena fase transitoria. Alcuni produttori, soprattutto di piccole dimensioni, avrebbero tutte (o quasi) le carte in regola per rientrare nel biologico ma, chi per motivazioni economiche, chi per proprio credo, ne restano volontariamente fuori.

Non so perché ma chi decide di fare così lo racconta sempre con orgoglio (vero e condivido n.d.r.).

Quando si parla di “certificazioni” l’argomento è sempre molto scottante e le opinioni divergenti. “Chi fissa le regole?”, “Chi le fa rispettare?”, “Chi tutela i consumatori?” sono solo alcuni dei più comuni quesiti che affollano la mente di produttori e appassionati di vino.

In ogni caso credo che a livello generale andremo sempre di più verso un’agricoltura sostenibile. Anzi, me lo auguro perché il nostro pianeta ce lo chiede.

Prevedo per il prossimo futuro una maggiore consapevolezza del prodotto certificato bio”.

Quanto le grandi aziende produttrici stanno usufruendo di questo momento/opportunità e quanto invece il piccolo produttore? Chi vincerà secondo la tua esperienza? Senza cadere in ovvietà quali: “Lui fattura più di me quindi ha più opportunità”.

“Lo spaccato che ho potuto individuare io nelle ultime settimane è il seguente: sia tra i grandi che tra i piccoli si manifestano 2 comportamenti diametralmente opposti.

Da una parte c’è chi sta subendo in maniera passiva la crisi e fondamentalmente è in uno stato di paralisi, forse aspetta che il presentatore del TG dica “Ehy, è tutto finito si può ricominciare!”. Dall’altra c’è chi ha tradotto la parola “crisi” in “cambiamento/opportunità” e sta facendo grandi cose. Qualcuno è arrivato a triplicare le vendite…

Dal momento che la qualità del prodotto è necessaria ma assolutamente non sufficiente, oggi vince chi ha il marketing migliore. Fine. Grande o piccolo non fa differenza, il marketing ben fatto è alla portata di tutti, con i dovuti aggiustamenti.”

Stiamo assistendo ad una accelerazione del mondo social e digital quanto mai violenta, è venuto a mancare un collegamento essenziale tra la piccola cantina ed il consumatore. Il collegamento vero che spesso è il filo conduttore di tanto fatturato. Secondo te riprenderà tutto come prima, con le dovute tempistiche, o il mercato e questo filo devono spostarsi su altri canali?

“Io, come sai, sono un accanito sostenitore della vendita diretta al privato. Sono convinto che parta tutto da lì. Anche la costruzione degli altri canali di vendita (Ho.Re.Ca., Export, E-commerce) sarebbe molto più semplice ed efficace se partisse da una solida base di clienti privati.

Soprattutto i piccoli devono assolutamente concentrarsi sulla vendita al privato sia per i margini di guadagno più alti sia per gli incassi immediati.

Quello che succederà tra qualche mese sarà fondamentalmente responsabilità dei produttori. Io i miei li “istruisco bene” incentivando più che mai a proporre esperienze di enoturismo direttamente in cantina. Quindi per me la relazione ideale anche nel post-Coronavirus rimarrà sempre quella che prevede un primo contatto dal vivo, che poi deve assolutamente proseguire coadiuvato dalla tecnologia di cui disponiamo oggi. Il succo è che i due mondi off e on-line oggi hanno pari importanza e uno non esclude l’altro.”

La tua consulenza è sempre stata improntata sulla vendita diretta cantina – buyers, tu come aiuti i produttori in questo periodo, cosa consigli ai produttori medio piccoli?

“La vendita diretta può essere fatta in cantina… ma anche a distanza!

Dunque in questo periodo l’opportunità più grande è vendere a clienti privati spedendo il vino tramite corrieri oppure consegnandolo a domicilio nei dintorni (con tutte le precauzioni del caso).

Indubbiamente chi ha lavorato bene con il marketing nell’ultimo periodo è super avvantaggiato. Dispone già di tanti clienti desiderosi di acquistare il proprio vino e non deve necessariamente acquisirne di nuovi, pratica molto più faticosa e dispendiosa.

Io dico sempre che fare marketing è come stipulare un’assicurazione per la tua azienda. La fai crescere in modo sano e la proteggi nel migliore dei modi, qualsiasi cosa accada. Coronavirus compreso (sempre che non vada veramente troppo per le lunghe, ma nessuno di noi se lo augura).

E poi a parte il marketing, che altrimenti sembro ripetitivo, serve anche il giusto atteggiamento mentale e propensione al cambiamento. Bisogna rimanere lucidi in situazioni simili.

Invito chi vuole approfondire ad ascoltare la puntata numero 008 del Wine Marketing Podcast dove parlo proprio di questo. La trovate su Spotify, YouTube, Apple Podcast…”

Grazie mille Roberto!

Ho iniziato questo articolo parlando dei benefici che la terra e la natura stanno avendo in questo momento, per noi invece così strano e cupo e credo che la terra dovrebbe comunque insegnarci quanto abbiamo fatto e quanto il nostro pianeta potrebbe respirare e regalarci cose meravigliose e spero che abbia ragione Roberto; secondo questi dati in queste poche righe, stiamo andando verso una piccola, a volte insignificante ma pericolosa nuova realtà di consumo di massa, in completa contraddizione con la sostenibilità e la diversità. Ancora di più diventa importante l’informazione in questi termini ed i corsi come quelli di Roberto, per far sì che i piccoli produttori di qualità vadano a riprendersi quanto perduto e ritrovare un sentiero più consono agli ultimi insegnamenti avuti dalla natura.

Saremo in grado di recuperare quanto stavamo facendo e quello che stavamo bevendo? Ai posteri l’ardua sentenza!

Un Abbraccio e mi raccomando, bevete “responsabilmente”!

Vi lascio i contatti di Wine Marketing Italia-WINE ME UP di Roberto Bortolussi e i vari collegamenti a PodCast, Webinar e altre info utili per restare aggiornati.

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