Il Baboso Negro e la mentalità dietro la produzione

Un Impianto al Sud di Tenerife.

Chi si tirerebbe indietro quando ti propongono di assaggiare un monovarietale di una uva quasi sconosciuta e oltretutto, in via di estinzione?

Ancor di più se ti trovi a metà delle misure restrittive (Coronavirus n.d.r.) in una zona come Tenerife, piena di piccole EnoChicche da scoprire.

È così che, visto che sto utilizzando questo periodo di calma, tra le altre cose, anche per addentrarmi ancora meglio in una cultura enologica che negli anni passati, vuoi per il tempo o per la scarsa qualità dei prodotti di qualche anno fa, avevo trascurato. Mi sono lasciato convincere nel provare alcune bottiglie di una uva quasi mitica, leggendaria in queste zone e soprattutto, pare in via di estinzione.

La Baboso Negro, è una uva piuttosto rara, inizialmente si coltivava nell’isola del Hierro, la più piccola delle isole Canarie. Molto difficile da allevare e molto difficile da vinificare.

Questa uva ha alcune particolarità, prima tra tutte la sua scarsa quantità.

Si sviluppa bene in piccoli vigneti vicini ad altre uve e quasi mai sola tra i 250/700 mslm.

L’altra peculiarità è la sua bassissima resa e soprattutto la doppia selezione che viene fatta sulle uve; la prima dalla natura in quanto è una uva con uno sviluppo molto rapido e precoce e tende a marcire molto facilmente se non viene raccolta nel momento ottimale. I raspi marciscono in fretta e questo la rende difficile da vinificare in maniera ottimale di fatti, le bottiglie di Baboso Negro 100% che si trovano sulle isole, sono bottiglie abbastanza care ed è raro che superino le 2000 bottiglie all’anno.

La sua estinzione è dovuta proprio a queste difficoltà e sensibilità di questa uva poiché, in fase di riqualificazione dei vigneti, si opta sempre di più per viti più semplici, sempre autoctone ma con una maggior resa e una minore possibilità di vanificare un intero anno di lavoro.

Questo anche a causa del rischio di impresa per le piccolissime cantine della zona, per piccole intendo anche produzioni di 6 o 7000 bottiglie all’anno suddivise in più referenze che, non volendo evidentemente rischiare una parte del fatturato, sono propense a togliere questa uva o, se la mantengono, a lavorarla con metodi convenzionali. Molto difficile trovarla in monovarietà e naturale o in coltura biodinamica. Probabilmente, per non rischiare sperimentando.

La Baboso Negro si trova per lo più in taglio con altre uve e qui, qualche sperimentazione è stata fatta con grandissimi risultati. (Vedi Envinate che la utilizza in alcuni dei suoi blend).

Le bucce della Baboso Negro sono molto concentrate, motivo per cui questi si consentono lunghe macerazioni e si ottengono vini con un’alta concentrazione di composti fenolici, alto potere alcolico e acidità equilibrata. L’invecchiamento in botte è molto utile, dando origine a vini di colore intenso, quasi vermiglio, con aromi speziati e fruttati (tipici della varietà) e una bocca molto ampia, con tannini densi.

Se si vuole quindi gustare un vino monovarietale di Baboso Negro, dobbiamo quindi, mio malgrado, abbandonare per un attimo il minato e contraddetto campo del naturale ed andare su vinificazioni e filosofie produttive sempre sostenibili ma per lo più convenzionali. Dobbiamo entrare un attimo nella cultura del produttore, nei suoi rischi di gestione e di impresa e metterci nei suoi panni calcolando anche tutti questi fattori, uniti certamente al fatto che questa uva, si discosta tantissimo dalla linea generale dei prodotti vinificati qui sulle isole, per lo più dolci, fruttati e convenzionali.

Ho assaggiato quindi alcuni vini di questa varietà e ne sono rimasto molto colpito.

Voglio raccontarvi qui di due prodotti che, sopra tutti, hanno senza dubbio conquistato la mia attenzione e il mio palato.

BABOSO NEGRO BODEGA VIÑATIGO 2018.

Questa cantina è stata una delle prime a proporre questa uva coltivata e vinificata in Tenerife, si dice che il vecchio proprietario ed enologo della cantina, si sia portato delle barbatelle ‘originali’ direttamente dalla vicina isola del Hierro. Impiantate in Tenerife, la Baboso Negro e il clima, hanno fatto la magia.

Questo vino è quanto di più goloso si possa aspettare di trovare dentro una bottiglia di una uva del genere.

La struttura che si porta dietro fin dal primo sorso è imponente e i caratteri speziati vanno dal pepe nero al comino, passando per una punta di pepe dolce, la buccia della frutta rossa, soprattutto della amarena e dei frutti di bosco, ingolosiscono la bevuta. È un vino molto ampio e lungo, il legno, ha dato i giusti tannini e la giusta acidità che non è mai invadente se non assolutamente equilibrata.

La vendemmia è manuale, viene effettuata una macerazione prefermentativa a freddo e successivamente fermenta a 25 gradi. Inizia la malolattica prima di invecchiare 12 mesi in botti di rovere francesi da 500lt.

La vinificazione è super canonica e convenzionale e devo ammettere che veste perfettamente questo meraviglioso vino.

BABOSO NEGRO VERA DE LA FUENTE 2018. Qui entriamo in un Baboso negro un po’ più caratteristico. Coltivato al Sud dell’isola di Tenerife, rispetto a quello di Viñatigo, coltivato al Nord.

Entrambi coltivati canonicamente a spalliera ma in due suoli seppur vicini, così diversi.

Il Baboso Negro Vera de la Fuente viene vinificato esattamente come quello di Viñatigo ma qui, vengono aggiunti in fermentazione il 10% dei raspi di alta qualità. Ritrovo un corpo più profondo, una personalità più pensativa e nostalgica. Un vino molto crudo e audace, quasi a voler esplodere in bocca dai gran aromi che ti lascia. Lunghissimo e strutturato, tra i profumi tipici, trovo note di liquirizia e cannella, riscontro una minor verticalità e finezza rispetto a quello del Nord ma senza dubbio, una rusticità in grado di lasciare il segno ai palati inquieti e insoddisfatti come il mio.

Due bellissime bevute e ringrazio entrambe le cantine per questi due bellissimi vini che mi hanno un poco riportato anche ai sapori dei nostri vini italiani o a quei morbidi corpi Francesi che mi piacciono tanto.

Non sono vini troppo vulcanici anzi, il loro corpo così morbido e caldo, potrebbe ingannare sicuramente qualche bel palato della nostra bell’Italia. Certo, un po’ mi dispiace che tutti i vini di questa varietà siano così canonici come vinificazione, è come vestire una modella bellissima, sempre in jeans e maglietta, tuttavia, nella mentalità dei produttori devo dire che…ci sta!. Bellissimo vino!

Degustazione 100% Baboso Negro Vera de la Fuente

Vi terrò aggiornati su questa varietà perché probabilmente ne sentirete parlare spesso e presto anche in Italia…volesse il cielo… .

A presto Enolover!

Francesco

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