Agricoltura Organica e Rigenerativa in Vigna, di cosa si tratta?

Agricoltura Organica e rigenerativa applicata ai vigneti
Una vite in un suolo quasi desertico clima sub-tropicale che nonostante tutto cresce e produce

Ho iniziato a sentir parlare di agricoltura organica rigenerativa qualche anno fa ma quale momento migliore se non questo, per parlarne brevemente; siamo in anni di cambiamenti climatici, preoccupazioni sul futuro del vino e una sempre crescente domanda di vini biodinamici, biologici e dei cosiddetti naturali, tutti questi fattori mi hanno dato il LA per questa breve riflessione che spero possa aprire una piccola finestra su tutte queste preoccupazioni del 2020 e che amplierò in seguito su questo mio blog.

Spero quindi, con questo breve articolo, più che altro di informare e dare informazioni, poi ognuno, come al solito potrà trarre le sue conclusioni o lasciare la sua opinione in merito.

Già il nome, agricoltura rigenerativa, implica il fatto che ci sia qualcosa che non è stato fatto bene in precedenza e va ‘sistemato’, rigenerato. Questo qualcosa, siamo ovviamente sempre noi come essere umano e la necessità di sfamare quel piccolo mostro che è stato e sempre sarà, che si chiama mercato. Siamo in un momento storico e ambientale in cui credo che ogni azienda, dalla più piccola alla più grande, debba mettersi a tavolino a fare i conti con qualcosa che può sfuggirci di mano, il clima.

Ho scritto qui un breve articolo che certamente, non vuole essere altro che rapida informazione fruibile, sul cambiamento climatico a livello del vino

COME IL CAMBIAMENTO CLIMATICO CAMBIERÀ IL VINO

L’Agricoltura Organica e Rigenerativa, mette insieme le nuove tecniche e conoscenze scientifiche alle vecchie procedure che i nostri avi erano soliti fare anni fa per concimare, tenere un terreno vivo e che, soprattutto, mettevano al centro la pianta e il suolo. L’obiettivo di questo sistema di conduzione, che oltretutto si sposa perfettamente con le tecniche biodinamiche e biologiche, è l’aumento della fertilità e della capacità produttiva del sistema pianta-suolo e il miglioramento dell’ambiente, attraverso azioni di rigenerazione della microflora del terreno. Sinteticamente, indurre il terreno a produrre da solo gli elementi nutritivi utili alle piante in modo naturale, senza utilizzare fattori esterni e soprattutto, chimici, rendendolo più forte e in grado di far fronte ad attacchi di parassiti o clima.

Questa rigenerazione infatti, è il punto cardine di questo tipo di agricoltura e di ‘visione’ del terreno e la vite è senza dubbio una tipologia di coltura che può trarre grandissimi benefici da questo metodo di lavorazione del terreno 100% sostenibile.

Teoricamente, la maturazione delle uve dicono essere molto migliore con questo approccio rigenerativo rispetto a quello tradizionale, acidi organici e molecole aromatiche miglioreranno permettendo all’agricoltore di avere sempre uva biologica di altissima qualità. Inoltre non si può non citare una parentesi economica non indifferente poiché queste tecniche, sono volte a sfruttare completamente e naturalmente il terreno per ottenere una maggior produzione, di maggiore qualità, con un notevole risparmio in macchinari, prodotti chimici e manodopera.

Tutto sembra perfetto vero? In teoria potrebbe essere il futuro, come scrive Deafal, una ONG che opera dal 1998 promuovendo lo sviluppo rurale ed una produzione di prodotti più accessibili e naturali per tutti, promuovendo anche lo studio, la formazione e la sperimentazione in agricoltura organica e rigenerativa, dice che bisogna “rigenerare i suoli per rigenerare le società”.

Applicando queste metodologie innovative in ambito agronómico, economico e sociale, cerca di stare accanto ai piccoli produttori di varie zone del mondo, con progetti e corsi anche in Italia, soprattutto in viticoltura.

Deafal si sta muovendo da anni anche in vista di un cambiamento climatico con tecniche e colture che potrebbero far fronte ad eventuali blocchi di produzione dovuti al clima che cambia. Un progetto molto interessante e che, come detto, potrebbe portare a sanare questa visione preoccupante del clima e questa ricerca di prodotti più autentici, sani e accessibili.

Presto integrerò questo articolo con una intervista ad un coordinatore di Deafal con cui sto cercando di organizzarmi, nel frattempo, lascio aperta questa domanda a tutti quanti; quando assaggi un vino, pensi sempre a dove proviene, ai fattori che possono renderlo autentico e vero? Pensi mai se quello che stai bevendo sia veramente vero e sostenibile?

A presto amici winelovers!

LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO CON MATTEO MANCINI, COORDINATORE DEAFAL

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