Sperimentare, non solo rischio d’impresa ma territorio in bottiglia

Sperimentare significa raggiungere livelli qualitativi e organolettici più consoni all’ambiente e al territorio in cui un vino viene elaborato

Mi piace molto vedere e parlare delle sperimentazioni che i produttori fanno nelle loro cantine. Altrettanto mi piace tantissimo parlare di quei produttori che amo e che mai si tirano indietro al momento di sperimentare. Primo tra tutti sicuramente il grande Gianluca Cabrini di Tenuta Belvedere (Montecalvo Versiggia) e senza dubbio la pioniera del metodo solo uva in oltrepo’, Flavia marazzi (Cantina Scuropasso Pietra de’ Giorgi)

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Amo le sperimentazioni poiché credo siano, oltre alla parte veramente interessante del fare e provare vini differenti, orientate per lo più ad un risultato che faccia prevalere il territorio, il terroir di una determinata zona e annata nonché di una determinata uva.

Mi è capitato qualche giorno fa di pensare a queste sperimentazioni dopo una visita con alcuni amici ad una cantina di Tenerife. Ho parlato molto col produttore e con l’enologo e mi sono reso conto che siamo, qui sull’isola, in una zona decisamente meno “vocata” alle sperimentazioni. Ovviamente, sperimentare su un vino, significa alle volte perdere un intero anno o più di lavoro, come diceva Flavia Marazzi nella intervista che le feci sul suo sogno del Solo Uva in oltrepò pavese: “Ci vogliono almeno due o tre anni per iniziare a capire gli effetti del metodo Solo Uva applicato al nostro territorio, richiede tanta pazienza, investimento e tanta esperienza” o il grande Gabriele Scaglione, viticoltore in Langa che ha passato anni prima di ottenere il suo Metodo Classico, si capisce chiaramente quanto sperimentare su un mosto o su una uva sia un qualcosa di delicato e senza dubbio dispersivo a livello di energie economiche e fisiche.

In foto, le bellissime sperimentazioni che Gianluca (Tenuta Belvedere) sta facendo su un Riesling Renano e un Pinot Grigio affinati in clayver. Due vitigni differenti, si comportano inevitabilmente in maniera differente dentro il clayver. Provenienti da un’annata piuttosto scarsa ma di buona qualità, il 2019, in Tenuta Belvedere ho potuto “toccare” con le papille gustative la differenza di questi due vitigni in clayver.

Un riesling renano che già si mostra aperto, giovane ma abbastanza ampio, aromatico, strutturato e in divenire, sicuramente, un ottimo prodotto.

Il Pinot Grigio, molto chiuso, ridotto, ancora quasi inespressivo.

Inoltre la bellissima differenza tra i due spettacolari Pinot Nero, riserva e da botte ancora in maturazione, due annate diverse in colore, clima e evoluzione.

Anche in Tenerife, come dicevo, a volte si sperimenta e non parlo delle grandissime cantine con le spalle coperte e ultra commerciali che si permettono di assumersi questo “rischio di impresa” che è la sperimentazione. Ovviamente, il rischio di impresa è pressoché azzerato con lavorazioni standard, rischiare coi famosi lieviti indigeni, fermentazioni particolari o con lavorazioni nuove, è certo qualcosa che richiede un rischio elevato se non massimo del fatturato annuale di una di queste piccole che ho avuto il piacere di visitare.

A “Vera de La Fuente”, Tenerife, cantina a conduzione tradizionale quindi, nulla di naturale o simili, mi sono chiesto come sia possibile, con le vigne sopra il mare e circondati da questo territorio unico, non sperimentare qualcosa di differente, naturale e nuovo.

Durante questa mia bellissima visita, oltre a ricevere una fantastica accoglienza Canaria (con la C maiuscola) e aver degustato tutti gli 8 mosti in lavorazione, di alcune tra le più sconosciute varietà autoctone tra cui il Baboso Negro e il Gual, ho avuto l’enorme onore di assaggiare uno dei primissimi metodo ancestrale rifermentato in bottiglia dell’isola, ancora “in divenire” in bottiglia da solamente un mese e qualche giorno.

8 bar di pressione dentro la bottiglia, una sperimentazione audace su una uva autoctona delle isole canarie, il Listán Blanco, nata da una chiacchierata tra l’ enologo della cantina ed il suo proprietario, che, mentre assaggiamo, mi racconta dei progetti e della gran voglia e necessità di sperimentare, uscire dagli schemi ed iniziare a ragionare per Territorio e non per autoclave.

400 bottiglie prodotte che probabilmente termineranno la loro fermentazione tra 10 mesi circa, a seconda degli assaggi. Bere questo giovanissimo e scomposto rifermentato in bottiglia guardando queste meravigliose viti, lo ha reso interessante, con una evoluzione tutta da fare e quel dolce nel bicchiere che lascia presupporre che ancora è tutto da scoprire e da trasformare.

Questa bottiglia che abbiamo aperto e provato in assoluta anteprima ha già la timida struttura aromatica potente di un rifermentato che insieme alla nota croccante e minerale e all’aroma potente di questa uva, credo che sarà davvero una bella sorpresa.

Inoltre, questo bicchiere mi dimostra con mia grande gioia che la voglia di sperimentare esiste, anche nelle piccole realtà, seppur con poche bottiglie per limitare appunto il rischio di impresa, si cerca sempre di sperimentare e provare per avvicinarsi ad una viticoltura sempre più sostenibile e a contatto con il territorio.

Rifermentato in Bottiglia in divenire uve Listan Blanco

Questa è una di quelle cose che amo di questo territorio ossia che la gran parte della cultura e del sapere in ambito enologico è ancora da scoprire e chiunque passa da qui, può lasciare il suo contributo, il suo parere, un granello della sua esperienza.

Starò dietro a questa cantina per vedere come evoluziona questo vino e, insieme ad altre belle sperimentazioni viste in questi anni, mi porto via la voglia di accelerare il tempo e la calma pacata della pazienza vista mare, nel frattempo, vi lascio alla memorabile apertura di questa coraggiosa sperimentazione.

Cantina vera de la Fuente Tenerife – Fasnia Apertura rifermentato in bottiglia in divenire

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