Flavia Marazzi e il suo grande sogno: il Solo Uva in oltrepò pavese

Cantina sotterranea di Scuropasso (Fabio e Flavia Marazzi)

Flavia Marazzi è una di quelle persone che, quando ti parla di vino, devi lasciare parlare poiché ogni parola che dice ti cattura, ti emoziona e sempre, ti insegna qualcosa.

Figlia d’arte di Fabio Marazzi della cantina Scuropasso, di cui ho scritto QUI, impara da suo padre e secondo me, anche a lui insegna qualcosa ogni volta che parla.

Durante la mia visita alla cantina ho parlato molto con Flavia rispetto il metodo Solo Uva, di cui si inizia a parlare già da qualche anno, nella zona del Franciacorta.

Flavia sta cercando di mettere in pratica questo metodo nella sua cantina, dove il Pinot Nero è l’elegante signore che riempie le celle di stoccaggio dei suoi metodo classico.

Flavia, 21 anni, sta elaborando la sua tesi di laurea su questo metodo di vinificazione e quando ne abbiamo parlato la prima volta durante la mia intervista alle Vignaiole 2.0, gruppo tutto woman di cui Flavia fa parte, ho notato in lei qualcosa che va oltre la sperimentazione ma si avvicina molto di più ad uno dei punti cardine del mio blog e dei miei valori ossia, rappresentare un territorio in bottiglia con un etica nuova.

Flavia Marazzi Cantina Scuropasso

Ma andiamo con ordine, il Metodo Solo Uva, è stato ‘inventato’, per così dire, in Franciacorta dall’enologo Alberto Musatti ripreso poi da Andrea Rudelli (az. SoloUva) e Nico Danesi (Arcari&Danesi) con cui Flavia sta svolgendo il suo lavoro di tesi.

Questo metodo si basa sulla rifermentazione in bottiglia di spumanti facendo innescare la seconda fermentazione non da zucchero aggiunto ma dal mosto d’uva tenuto da parte durante la pressatura e la vendemmia e che è ricco di zuccheri naturali dell’uva; quanto basta per far iniziare la seconda fermentazione al momento opportuno. Ci si discosta quindi così dal metodo di vinificazione utilizzato fino a qualche tempo fa, ed ancora oggi dalla maggior parte dei produttori, di utilizzare zucchero di canna in aggiunta a dosi diverse per creare i vari tipi di spumanti. Stessa cosa può assolutamente fare il mosto d’uva tenuto da parte. Questo metodo potrebbe diversificare ulteriormente i terroir delle bottiglie prodotte poiché a quanto pare, questa seconda fermentazione innescata col mosto, darebbe una ampia e maggior espressione al vino, sarebbe possibile distinguere zone e parcelle e senza dubbio le uve in un contesto espressivo decisamente più ampio.

Come dicevo, ho notato in Flavia qualcosa che va oltre la sperimentazione e infatti, quando ho avuto il piacere di incontrarla in cantina per parlare del Solo Uva che ancora è in fase ‘sperimentale’ in Scuropasso, mi sono convinto che per lei è essenziale una ricerca, un modo di esprimersi ed esprimere il territorio in maniera più vera e audace e senza dubbio molto sostenibile.

FLAVIA COME MAI TI SEI INTERESSATA TANTO AL METODO SOLO UVA? PERCHÈ LO VUOI FARE QUI SUI VOSTRI VINI GIÀ FAVOLOSI E PREMIATI?

Innanzitutto, quello che muove questo mio desiderio è una motivazione anche più etica e per portare e farci ambasciatori di un’ ottica di un mondo che cambia. Adesso c’è questa tendenza del vino naturale diverso e separato dal convenzionale ma secondo me, fino a quando lavoriamo con rispetto della terra e della natura e del nostro territorio, perchè dobbiamo distinguere naturale e non naturale? Bisogna rispettare il vino e il territorio in cui lavoriamo e questo metodo senza dubbio, è più consono a questo mio modo di pensare ed intendere il vino.

In vigna abbiamo recuperato il sovescio (piantare leguminose in mezzo ai filari n.d.r.) da alcuni anni e attualmente stiamo provando diverse tecniche o le trinciamo e lavoriamo i primi centimetri del terreno oppure le appiattiamo sul terreno per fare una sorta di pacciamatura (tecnica che consiste nel ‘coprire’ il terreno per proteggere il primo strato da eventi atmosferici e naturali come freddo, vento etc. n.d.r.) per proteggere il primo strato, il più vivo del terreno. Abbiamo fatto uno studio con l’Università che con queste lavorazioni la temperatura dei primi strati del terreno, con sovescio, era quasi 10 gradi di meno, ti parlo di Luglio, piena estate. Questo potrebbe essere anche il futuro, sostenibile, incontro ad un clima che cambia.

Mi sono accorta che qualcosa deve cambiare ed è questo che mi ha spinto a studiare questo metodo, etico in vigna ed etico in cantina.

CREDI POSSA AIUTARE ANCHE A FAR RAGGIUNGERE ALL’UVA UNA MATURAZIONE FENOLICA COMPLETA, NECESSARIA PER IL METODO SOLO UVA?

Credo di sì, possiamo anticipare o ritardare le vendemmie quanto vogliamo ma il problema sono appunto i composti fenolici che danno colore, profumi e consistenza al vino. Il metodo solo uva richiede una maturazione fenolica completa con un completo sviluppo delle molecole aromatiche. Il vino base viene vinificato e rimane in vasca fino a primavera, dopodiché viene fatto il tiraggio e in questo metodo si utilizza il mosto messo da parte in vendemmia per la seconda fermentazione e il mio grande progetto è proprio questo: realizzare nella nostra azienda una produzione usando questo metodo, che possa rendere il territorio in bottiglia e possa lasciar esprimere nel pieno rispetto etico dell’ambiente il nostro territorio dell’oltrepò pavese.

QUANDO PENSI SI POTRÀ GUSTARE IL PRIMO METODO SOLO UVA DI FLAVIA MARAZZI?

È un progetto che è parte di un mio grande sogno e proprio per questo l’ho scelto per la mia tesi triennale. Sto valutando insieme a papà che cosa fare con il prossimo tiraggio. Ho ancora tanto da imparare e sono molto riconoscente a chi durante questo tirocinio in Franciacorta, ha creduto in me, dedicandomi tempo, attenzione, e mettendo a disposizione mezzi, conoscenze ed esperienza. Una cosa che papà mi ripete sempre è che serve pazienza, tempo e attenzione in ogni cosa che facciamo e nel nostro lavoro non è diverso. La strada è molto lunga e impegnativa, ma io ci credo e mi impegnerò al massimo per vedere realizzato questo sogno.

COME VEDE TUO PADRE QUESTA TUA VOGLIA DI ETICA E SPERIMENTAZIONE?

Sono stata molto fortunata, l’entusiasmo che vedo in mio padre in questi ultimi tempi è proprio dovuto al fatto che come me, ama questo lavoro, io ad esempio non riesco a stare lontana dalla cantina e mio padre mi lascia carta bianca fortunatamente anche perché ha capito che questo può essere il futuro ed è importante cambiare ed adeguarci al territorio e al clima. Facendo così si vince e mio padre lo ha capito quindi, nonostante il grande lavoro economico e di cantina, siamo felici di farlo. Tra me e i miei c’è sempre un grande scambio di opinioni, ho bisogno della loro esperienza e loro forse hanno bisogno della mia voglia e passione nonché intraprendenza per certe cose. Sono molto orgogliosa di poter portare un granello alla cantina di famiglia. Pensa che ero con mio padre quando ho assaggiato per la prima volta il brut dell’azienda ‘Solouva’ e anche lui rimase colpito dall’ampiezza di espressione e di aromi che questo metodo permette di far uscire rispetto alle stesse uve lavorate con un metodo classico tradizionale.

Il Perfezionismo si nota ovunque insieme al rustico molto elegante in Cantina Scuropasso Pietra de Giorgi

Ascoltando Flavia parlare mi viene in mente il ‘mio’ Lambrusco rifermentato in bottiglia, una sorta di ‘solo uva’ ancestrale che se, comparato al Lambrusco da autoclave, rispecchia molto meglio l’annata, il terreno, il territorio.

“Un vitigno diventa patrimonio quando è legato ad un territorio”

Fabio Marazzi

La voglia di sperimentazione di Flavia, mi fa attendere con ansia la prima volta che potrò buttare il naso in una coppa col suo primo solo uva. Credo che ci siano cose che vanno oltre la vinificazione, da alcuni produttori, ti rendi conto che il rapporto col vero, con l’autentico e l’equilibrio col territorio meraviglioso da cui producono vino, sta diventando sempre di più un connubio imprescindibile al momento della produzione e ugualmente, deve essere sempre più imprescindibile per noi che assaggiamo e beviamo.

Ancora di più sono contento di vedere e scoprire ogni giorno nuove generazioni e nuovi produttori che la pensano in questo modo, ritornando al rispetto che c’era una volta, prima che i grandissimi fatturati e le enormi produzioni prendessero il sopravvento. Un metodo etico e fino, pulito, senza sbavature industriali o accelerazioni, lineare. Sono davvero tanto curioso di cosa produrrà Flavia che, dopo avermi stregato col suo Roccapietra ZERO, Pas dosé metodo classico (60 mesi sui lieviti da uve Pinot Nero), mi regalerà probabilmente una vera bevuta dell’oltrepò pavese!

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