@BelvedereWine: Il venditore che parla al Pinot Nero

Linea Vini Tenuta Belvedere di Gianluca Cabrini

Questa storia inizia in un concessionario di auto, con quei tappeti lunghi sempre perfetti e quelle vetrate tanto pulite che sembra che non ci siano, dal profumo pungente e bellissimo delle tappezzerie nuove e dalle scrivanie dei Venditori (ritrovandomi molto nei venditori la maiuscola è voluta n.d.r.). Tra questi Venditori in questo concessionario dell’oltrepò pavese, seduto alla sua scrivania, c’è anche Gianluca. Gianluca ha famiglia, è sposato, sono i primi anni del duemila quando, proprio alla moglie di Gianluca, viene a mancare il nonno, proprietario e produttore di Tenuta Belvedere. La Tenuta, che sorge a Montecalvo Versiggia (PV), è ormai in disuso da qualche anno poiché il suo condottiero era impossibilitato a gestirla.

Il salto dalla scrivania alla vigna, come racconterà lo stesso Gianluca è abissale, unico ma forse proprio per questo, pienamente riuscito dopo un tempo di studio, fatiche e sacrifici, in un vero e proprio lancio senza paracadute in questo abisso che sta tra i tappeti perfetti e le vendemmie. Gianluca oggi è quello che tutti conoscono per il suo Pinot Nero o, come l’ho chiamato io dalla prima volta che ho assaggiato i suoi vini, l’Uomo che parla al Pinot Nero.

Ho avuto l’enorme piacere di conoscerlo e di entrare in contatto con lui, con la sua storia e le sue idee. Prima di tutto però, ho avuto modo di conoscere il suo vino. In questo incontro, mi sono fatto raccontare due dei suoi vini e la sua linea WAY, gli “Happy Wine” come li chiama lui, oltre che la sua storia.

GIANLUCA, COME SI FA A PASSARE DALLA SCRIVANIA ALLA VIGNA E FARE GRANDI VINI, A TE LA PAROLA!

Ciao Francesco, un piacere! L’azienda proviene dai nonni di mia moglie, è rimasta improduttiva dal 2004 fino all’anno 2013, quando siamo subentrati io e lei nella conduzione. Come hai detto tu, io vengo dal mondo della vendita di automobili, ho lavorato in Renault Nissan e Volkswagen, un mondo pieno di obiettivi, di fatturati. Saturo da domeniche al lavoro e da tutto questo mondo orientato al risultato, ho deciso insieme a mia moglie di prendere la “patata bollente”, consapevoli entrambi che se la sai far funzionare bene, bene, altrimenti, pronti a prenderci gli eventuali fallimenti. Ci siamo così buttati in questa avventura, avventura non facile, ci sono stati momenti molto difficili, era tutto da imparare dalla terra alla degustazione. Sia io che lei abbiamo così fatto il corso per sommelier, successivamente mi sono iscritto ad un corso di potatura e vendemmia e mi sono informato anche via internet; abbiamo assunto un agronomo e un enologo. L’enologo è stato una figura chiave nei miei primi passi nel mondo del vino, è stato con me tantissimo, non dico giorno e notte ma quasi… insegnandomi e consigliandomi. Ora è un amico, passa solo ogni tanto per controllare i mosti e aiutarmi a definire la possibile evoluzione del vino.

ORA TE LA CAVI ABBASTANZA BENE EFFETTIVAMENTE, QUALI SONO I PROGETTI PORTANTI DI TENUTA BELVEDERE E DI GIANLUCA CABRINI VIGNAIOLO?

Nel 2014 siamo partiti con tutta la gamma attualmente in produzione, io mi sono anche molto divertito ad allargare la gamma dei prodotti, in bene e in male…abbiamo il Pinot Nero Metodo classico, un progetto pensato e atteso, un Riesling Renano, una Croatina giusto per avere in linea un rosso oltre la nostra riserva di Pinot Nero di cui parleremo dopo “Ad Ognuno il proprio viaggio”; questi sono i progetti cardine dell’azienda all’inizio del 2014.

Nel 2015, girovagando tra fiere varie ho visto per la prima volta i Pet Nat e me ne sono immediatamente innamorato. Io sono un gran amante del vino frizzante e quindi, decido di produrre una linea easy, che io chiamo Happy Wine! Nasce così il progetto WAY di cui dopo parleremo meglio.

In ultimo è arrivato il Pinot Grigio, su cui sperimento costantemente, pensato principalmente per l’estero ma ha avuto il suo successo anche in Italia. È un vino pensato, rivisto e ripensato fatto con vigneti vecchi fino ad arrivare a tre tipologie diverse per tre annate differenti, il 2017 ad esempio ha note molto ossidative, l’anno dopo l’ho rivisto e quest’anno lo sto lavorando in parte in riduzione ed una parte in Clayver (Botte in ceramica, di solito gres. n.d.r.) non ho idea se piacerà! Come hai capito io sono sempre in movimento, sperimento e mi muovo, resto attivo!.

INIZIAMO A PARLARE DEI TUOI VINI CHE MI HANNO STREGATO, PRIMO FRA TUTTI IL PINOT NERO METODO CLASSICO

Qui siamo in zona vocata per questa uva e questa tipologia di vino, si tratta di un blanc de noir Pas Dosé e quindi, ricolmato con lo stesso vino dopo la sboccatura. A Montecalvo il Pinot Nero è una componente fondamentale, le uve arrivano da una vigna esposta a Nord di circa 30 anni, fresca, la coltivazione è biologica. Uva raccolta da metà Agosto a fine Agosto a seconda delle annate, viene raccolta a mano in cassette da 18 chili e lasciata una notte fuori dalla cantina, che guarda anche lei a nord, per fare in modo che il raccolto si rinfreschi. Viene poi pressata la mattina successiva, intera senza diraspatura, in modo che il Pinot Nero rilasci meno colore possibile.

Pressatura lunga per estrarre tutto con calma. Una notte di chiarifica a freddo e poi viene messo il mosto in un altra vasca a temperatura controllata dove, con lieviti indigeni, inizia la fermentazione per 12-13gg. Batonnage settimanali e travasi a necessità, a Maggio viene fatto il tiraggio e poi lasciato sui lieviti in bottiglia per 30/40mesi e adesso andremo a sboccare il 42 ed il 54 mesi.

E PER IL TUO PINOT NERO RISERVA, IL MIO PREFERITO, “AD OGNUNO IL PROPRIO VIAGGIO” COSA MI DICI?

Questo vino arriva da un’annata epocale, la 2014. Abbiamo avuto condizioni ottimali, simili alla Borgogna, probabilmente irripetibili, non sappiamo se torneremo ad avere un anno del genere ed un vino del genere. Un Anno simile alla Champagne, ha dato vita a questo vino che è il mio primo Pinot Nero. Un uva raccolta i primi di Ottobre, la mia prima riserva, una super-selezione delle uve che inizia a premiarmi adesso. Un vino da 14 Gradi pur essendo stato un anno buio e piovoso; un vino pensato per durare nel tempo e da qui, anche il nome “ad ognuno il proprio viaggio” poiché questo vino vuole essere un viaggio nel tempo, abbiamo tre viaggi in uno, abbiamo la bottiglia, l’automobile e un noto personaggio di una nota famiglia automobilistica che guida fumando il sigaro. È un discorso di vite, di viaggio sul lungo periodo, un Pinot Nero che deve far riflettere.

COME LO HAI PRODOTTO? DEVO DIRE CHE MI HA ASSOLUTAMENTE AFFASCINATO, NON HO MAI PROVATO UN PINOT NERO COSÌ INNOVATIVO E SEPPUR INNOVATIVO, CRUDO E AUTENTICO.

Le uve vengono da una delle vigne più vecchie che ho, circa 40 anni esposta a Sud-Ovest. Ha rese appropriate, soprattutto per la nostra zona, raccolta a Ottobre, diraspata, pigiata e solo una parte è stata diraspata e non pigiata quindi, ho tenuto il chicco intero per circa il 30/40%. Dopodichè è iniziata la fermentazione classica e due rimontaggi giornalieri. Finita la fermentazione metà è andato in acciaio e l’altra metà in tonneaux di rovere. Nessun batonnage ma lasciato fino ad agosto. Unite le due masse ed imbottigliato. Inizialmente aveva note di legno molto marcate poiché il tonneaux era nuovo, ora invece che comincia ad abituarsi, sta dando il giusto apporto e la giusta morbidezza. Secondo me, è al punto giusto!

(Questo è un vino audace, crudo e snello. Credo che ogni amante del Pinot Nero e delle lavorazioni un po’ “inquiete”, dovrebbe assolutamente farsi mettere alla prova da questo vino. Molto complesso ma nello stesso tempo, ti rendi conto che è semplicissimo e vero. Un vino da meditazione, per me, una freschezza che non si è sciupata in una struttura autentica totalmente morbida e avvolgente. Un bellissimo bellissimo Pinot Nero. N.d.r.)

PASSIAMO ALLA LINEA WAY, FORSE LA PIÙ CONOSCIUTA DELLA TUA LINEA.

Dulcis in fundo…i WAY! Come detto ho scoperto questi Pet Nat nel 2015 e me ne sono innamorato. Ho voluto subito iniziare la produzione. I WAY vengono da rifermentazione in bottiglia, che non è altro che un metodo classico solamente che gli zuccheri sono quelli dell’uva, non si aggiunge nulla e hai il residuo zuccherino del mosto che ti permetterà poi di avviare la rifermentazione in bottiglia, praticamente di finire la prima fermentazione. Non chiarificato e non filtrato. Siamo partiti nel 2015 con questa sperimentazione e con un WAY con una riduzione pazzesca. Non era come lo volevo, non so perché sia uscito così, era il primo e ho dovuto pagare l’inesperienza…tuttavia a qualcuno è piaciuto. Un prodotto molto particolare come puoi immaginare, nel frattempo è arrivato il 2016 dove ho iniziato a farne 3000 bottiglie dalle prime 1000 e direi che con i WAY, Tenuta Belvedere è entrata nel vero mondo del vino. Ci hanno fatto partire, conoscere e hanno fatto sì che si parlasse di noi. Ho deciso sull’onda del successo di questi vini, a parte il 2015 che è nato purtroppo diverso, dal 2016 in poi di fare tutta la linea di colorazioni WAY: Bianco, Rosè e Rosso. Metodo Ancestrale e tappo corona!

IO HO ASSAGGIATO IL TUO WAY 2015 NON MI SEMBRA COSÌ COME LO DESCRIVI, SBAGLIATO

Non ti sembra sbagliato poiché adesso inizia ad apprezzarsi, adesso è un vino particolare in senso buono….io l’ho sponsorizzato molto il 2015, per far capire alle persone che anche se è un vino frizzante e semplice, non sempre va bevuto entro un anno, il 2015 è la prova che a volte il tempo può giovare anche a questi vini. Lo stesso che poi succede ai nostri metodo classico. Ovviamente questo discorso è valido per i frizzanti sur lie, se fosse un comune frizzante forse no.

Se fosse stato ancora con noi il nonno di mia moglie, credo avrei fatto da subito una linea WAY poiché avrei potuto sfruttare la sua esperienza, lui lavorara e produceva Bonarda e la Bonarda è sempre stata fatta così, imbottigliavi il vino ancora dolce, lo lasciavi lì e come per magia, lo ritrovavi frizzante.

DA DOVE NASCONO LE VOSTRE SPLENDIDE ETICHETTE?

Allora, le nostre etichette nascono, come le vedi ora, nel momento in cui mi sono accorto che i vini iniziavano a rispecchiare me ma l’etichetta non c’entrava nulla con il vino ed era un bel problema… Abbiamo così iniziato a guardarci intorno e dopo più di un anno di ricerca mi arriva un messaggio da un vecchio amico della scuola. Lui è un artista e ha fatto un libro di sue opere riguardanti i baci.

Mi manda su messenger un disegno di un uomo che pigia l’uva e mentre quest’uomo pigia l’uva nella tinozza, una donna sale e gli da un bacio. Una bellissima immagine. Io, che in quel momento ero alla ricerca di nuove etichette, mi sono innamorato di questa tecnica di disegno e di questo disegno e così ci siamo trovati e mentre io spiegavo a lui i vini, lui ha disegnato le etichette.

Ad esempio l’etichetta di “Ad Ognuno il proprio viaggio”, di cui abbiamo parlato prima, si contrappone con l’etichetta invece del Pinot Nero non riserva, ha come vedi l’immagine di una donna che balla sull’uva, per far vedere la leggerezza, la femminilità, un vino croccante e immediato. Non un viaggio nel tempo e nella vita. Credo che adesso ci siamo, rispecchiano me e il vino le mie etichette.

GRAZIE GIANLUCA, È STATO UN VERO PIACERE CONOSCERTI E FARTI CONOSCERE ANCORA DI PIÙ, PER QUEL CHE POTRÒ, CON LE TUE BELLISSIME PAROLE!

Gianluca è veramente quello che credo tutti definiremmo un Grande. Coraggioso, ha imparato, lottato, studiato ed ora parla al Pinot Nero, uno dei vitigni che amo di più. Le sue creazioni, le ho conosciute a FIVI a Piacenza per la prima volta, attirato dalle etichette viste spesso dei WAY, scoprendo poi vini d’autore italiani veramente degni della nostra attenzione e di un attento assaggio. I suoi vini escono sinceri e pieni. Proprio come lui. Ogni vino è differente dall’altro, ogni vino ha il suo perchè, la sua etichetta e la sua storia. Grazie Gianluca a presto!

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