3 minuti e 7 Lambruschi, una grande famiglia di uve autoctone Italiane

Famiglia di Lambruschi di Cantina Zucchi (San Lorenzo/San Prospero)

Forse sono di parte, forse poiché il nostro vino lo vedo sempre un po’ bistrattato dalle grandi uve Italiane, come il Nebbiolo, la Ribolla gialla, i Manzoni. Sarà perchè invece in realtà se ne parla poco dei nostri vigneti Emiliani. Ho deciso di scrivere questo articolo dopo una breve discussione con un amico su quali fossero o meno alcune delle grandi uve autoctone italiane e, con mia grande sorpresa dopo aver citato il Lambrusco, il mio amico rispose che non era una uva autoctona.

Mi sono accorto di quanta disinformazione o informazioni distorte a volte ci siano, anche da parte di modenesi, sul nostro vigneto di punta. Ormai buona parte della comunicazione su questo vino, ha visto e fatto vedere il Lambrusco come il “vinello” buono da abbinare ai tortellini o il “vinello” buono da trattoria e da pasteggio di tutti i giorni. La comunicazione anche all’estero del Lambrusco, lo fa apparire come la “bibita” alcolica per stare in compagnia.

Ammetto che un po’, una fitta al cuore mi viene pensando alla cura con la quale mio nonno, riponeva la damigiana della cantina sociale in cantina e con quale orgoglio portava poi le Sue bottiglie sulla tavola il giorno di Natale. Vedere o aver fatto vedere il nostro vino in questo modo, sicuramente può aver giovato al mercato ma a mio avviso non ha giovato tanto alla storia di questa uva storica. Per fortuna, le cose stanno cambiando da qualche anno e spero che anche il Lambrusco trovi e soprattutto rivendichi la sua nicchia in cui essere padrone e erede di un grande vitigno. Nuovi giovani produttori, nuova comunicazione, nuovi metodi di vinificazione e idee di enoturismo, stanno guardando, per fortuna, anche verso la provincia di Modena.

Oltretutto, i numeri sul Lambrusco sono esorbitanti. Il vino più venduto in Italia e, sembra, più venduto nel mondo. Con 43 Milioni di Euro di fatturato, primo in Volume di vendita ma secondo in valore soltanto al Chianti. Ad Aiutare sicuramente la sua bassa gradazione alcolica ma, se è vero che il nuovo trend ci sta portando al consumo di vini più leggeri e meno impegnativi, i numeri del Lambrusco sono appena iniziati.

IL LAMBRUSCO, una grande famiglia autoctona emiliana

La uva Lambrusco costituisce una delle più grandi famiglie di uve autoctone Italiane e oserei dire mondiali. Nata spontaneamente spesso al lato di fossi, la Labrusca Vitis trova il suo habitat per eccellenza nelle grandi pianure nebbiose e umide modenesi. La sua coltivazione tuttavia, si estende da Modena fin verso Mantova con alcune tipologie di uva, passando per Reggio, Parma e le ‘terre verdiane’. In ogni zona questa uva assume un aroma, un corpo, un colore ed una gradazione differente. Il Lambrusco è la vera espressione di questi territori, ognuno il suo carattere e ogni fratello della Labrusca Vitis esprime a pieno il terroir delle nostre zone, di cui purtroppo, si parla sempre pochissimo. È curioso notare anche come il cambiamento climatico che ha alzato le temperature nelle pianure, abbia anche contribuito, nel tempo, ad un aumento di mezzo grado della gradazione alcolica del vino Lambrusco.

La maggior parte delle cantine, lo vinifica storicamente in autoclave, metodo di vinificazione per cui la rifermentazione spontanea in bottiglia, era stata abbandonata. Ora, sull’onda della “moda” dei rifermentati e dei macerati, dei non filtrati etc. anche i produttori di Lambrusco hanno iniziato a riproporlo in rifermentazione naturale in bottiglia o vinificarlo col Metodo Classico. Espressioni fantastiche, a mio avviso, del territorio e della varietà.

La famiglia dell’uva autoctona del Lambrusco comprende ben 7 tipologie di uve ad oggi coltivate, alcune direttamente collegate al lambrusco, altre sono sporadiche varietà discendenti.

LE UVE

Lambrusco Ancellotta, contribuisce a struttura e aromaticità della maggior parte dei Lambruschi ma anche lavorato in solitaria, specie nelle zone del Reggiano (Rosso Reggiano DOC). È considerato di qualità superiore alla gran parte dei discendenti Lambruschi, una uva molto vigorosa che apporta zuccheri, quindi grado alcolico e senza dubbio una grande aromaticità.

Lambrusco Maestri, coltivato soprattutto nelle zone del parmense ed è la varietà più intensa di di tutta la famiglia di Lambruschi. Genera vini di colore molto scuro, morbidi, freschi e dissetanti. Questa famiglia trova posto anche in varie denominazioni come Modena DOC o Mantova DOC.

Lambrusco Marani, un robusto discendente del Lambrusco con rese altissime e costanti, non particolarmente fragile, produce vini molto fruttati e freschi. Coltivato soprattutto nella zona di Modena, Reggio e Parma dove trova terreni alluvionali e argillosi in cui può esprimersi al meglio. Utilizzato anche per la DOC Lambrusco Mantovano.

Lambrusco Montericco, sconosciuto ai più, molto difficile se non impossibile trovarlo in versione monovitigno, prende il nome dal comune di Albinea nel Reggiano dove è autoctono e coltivato. Molto poco diffuso è usato unicamente per la produzione del Lambrusco Reggiano, acidulo, tannico e perfetto per i piatti della nostra tradizione.

Lambrusco di Sorbara, il rè della famiglia insieme al Grasparossa, il più conosciuto in quasi tutti gli angoli del globo, ‘commercializzatissimo’ nella GDO ma non per questo, meno importante o meno qualitativo. Come il suo nome, il territorio in cui nasce e cresce si chiama Sorbara, una frazione poco distante da Modena città, nella valle tra il Secchia e il Panaro. Parliamo di una varietà indigena e antichissima, tra le più antiche e esclusiva di questa zona. Particolarissima la anomalia che colpisce la dimensione dei suoi acini che possono anche rimanere del diametro di pochi millimetri. Motivo per cui si ha un calo della produzione e motivo per cui questo vino in purezza è così pregiato. (Del Sorbara, ho scritto QUI un articolo di tre tipologie di Lambrusco Sorbara)

Lambrusco Grasparossa, coltivato nella collina modenese di Castelvetro. Questo vitigno, molto poco produttivo, è in grado però di adattarsi a terreni poverissimi, il mio Lambrusco preferito, credo rispecchi pienamente il lavoro e il terroir della prima collina modenese. Ho parlato di un ottimo Lambrusco di Grasparossa proprio QUI. Produce un vino scuro, rosso rubino intenso e aromi di frutti di bosco, pelle di bacche e frutta rossa. La caratteristica colorazione del raspo in autunno, che si colora di rosso oltre alle foglie, dà al vitigno il nome Grasparossa e lo rende riconoscibile sulle lunghe vie della collina modenese.

Lambrusco Salamino, deriva come le altre varietà da viti selvatiche caratteristiche della ‘bassa’ modenese, zona di Sorbara, Bastiglia, Soliera etc. .Ottima produttività di questa uva di cui sono stati ghiotti per centinaia di anni moltissimi uccelli. Questa uva selvatica, cresceva solitamente ai piedi delle colline o appena fuori dei boschi e le uve venivano mangiate a valanga dagli uccelli. Produce un vino colorato, oltre che per il colore, anche per la ‘simpatia’ del vino, fresco, profumato, intenso e caratteristico.

Una grandissima famiglia di vitigni totalmente autoctoni quindi, nata nell’antichità nel Modenese, Reggiano e Parmense, fino a Mantova.

Sono molto contento, personalmente, che molte cantine e qualche comune, come il comune di Castelvetro, abbiano cercato e stiano cercando di valorizzare queste nostre emiliane varietà, non certo popolari come il Sangiovese o l’Albana ma di sicura qualità e interesse. Altro punto interessante vinto dalla famiglia di Lambruschi, sono gli importanti riconoscimenti che negli anni sono sempre più numerosi, uno degli ultimi ad esempio, (preso dal mio lambrusco preferito) al “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2019” dove sono state assegnate medaglie al Lambrusco tra cui a L’Acino, Grasparossa di Cantina Manzini (Castelvetro) e un riconoscimento importante al Bolla Rossa (Grasparossa sempre di Manzini) oltre che al Monovitigno, un Grasparossa in Purezza di Fattoria Moretto, altro grande produttore delle nostre zone.

Spero tanto, con questo breve articolo, di aver dato una informazione in più riguardo i nostri bei vitigni, ne sentirete spesso parlare su RossVini Wines.

Un caro saluto WineLover, anzi dovrei dire #Lambruscolover!

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