Mercato FIVI 2019, 5 indimenticabili assaggi

FIVI 2019 Piacenza Expo

Al ritorno a casa dopo due giorni di FIVI a Piacenza Expo, la casa sembra sempre troppo vuota e nella nostalgia è facile riempire di ovvietà sulla manifestazione pagine e pagine di blog.

Quest’anno, voglio lasciar parlare i produttori visto che è per loro questa manifestazione bellissima. Lasciamo da parte i numeri e facciamo due passi nei ricordi di questi due intensi giorni con le migliori degustazioni fatte, lasciando raccontare le etichette, i terroir e i produttori.

Azienda Agricola Lupinc si trova nel Carso, precisamente a Duino-aurisina (Trieste). Il giovane proprietario ha richiamato subito la mia attenzione per le labels delle sue bottiglie e l’interessante brochure fatta di solo bianco e nero, molto sobria, tagliente e di impatto. Pulita come i vini prodotti in questa terra degna di rispetto massimo per il suo terroir di terra, mare, pietra, sole e vento ai confini italiani. Già dal 1970 i vini Lupinc raggiungono una qualità elevatissima, tuttavia prodotti dal 1913. Qui, in una cantina IPOGEA (scavata sottoterra nella roccia), la famiglia conserva e affina i vini in botti di rovere francese e qui, il terreno regala il meglio. Si sposano le pietre e gli aromi. Lupinc lavora 4 tipologie di uva, Teran, Vitovska, Malvasia, Stara Brajda e produce anche una interessantissima linea di passiti.

ll vino che senza dubbio merita un assaggio è il Vitovska, un vino sapido, fresco, di rara bellezza e morbidezza. Equilibrato ed elegante. Raccolta delle uve manuali, selezione e pigiatura, più breve macerazione. Affinato in cantina ipogea in botti di rovere per 9 mesi il 20% dell’uva, la restante, affina sulle bucce per altrettanti 9 mesi. Assemblato è un vino che a detta di Matej Lupinc potrebbe invecchiare anni e anni. Gli credo poiché già questo provato, il 2016, ha una struttura che fa pensare alla bellezza di una ulteriore maturazione in bottiglia. Prorompente ma molto fresco e morbido, di acidità perfetta, un retrogusto intensissimo di fiori bianchi, pelle di frutta bianca matura e le punte di legno e minerali per nulla invasive lo fanno apparire ancora più emozionante. Un fantastico prodotto DOC del Carso.

Azienda Agricola Alessio Brandolini nasce e lavora nella zona di Pavia, precisamente San Damiano al colle. Alessio e la moglie gestiscono la cantina e tutto quello che ne deriva, bello e brutto. Dicono di lavorare bene insieme anche se sono una coppia e mi viene da pensare che forse, il vino, unisca anche nel lavoro poiché è l’unico settore in cui vedo famiglie amarsi e lavorare insieme, figli che amano lavorare coi propri padri mentre tutti gli altri di altri settori ti dicono che è un incubo lavorare in famiglia…chissà. Tuttavia Alessio e sua moglie riflettono questa serenità oltre che nei loro prodotti e nel modo di raccontarsi, anche attraverso le loro bellissime colorate etichette. Ogni etichetta, disegnata da un artista, è una mappa molto concettuale in chiave moderna della loro vallata e delle loro parcelle. Alessio, che continua l’attività del padre si è formato in diverse zone europee, per portare nel pavese la sperimentazione e l’unicità di un prodotto pulito e ben fatto.

Tra tutti i suoi vini, sono rimasto affascinato dal Cassino, un Bonarda frizzante coltivato a 300mtslm. Affinato in vasche di acciaio, ti porta immediatamente al naso i bouqet tipici del Barbera, marasca, fiori, ciliegia, spezie e una nota importante di polpa di frutta. Alessio produce anche una linea interessante di metodo classico, un riesling e un pinot nero degno di nota. Sono convinto che il carattere sensibile ma estroverso dei suoi vini, siano l’insieme di una storia che è iniziata nel 1873 e portata avanti con lavoro, colori e senza mai arrendersi. Aiutata dall’evoluzione nell’enologia e nella comunicazione, data oggi da Alessio e dai colori di una azienda familiare che vale veramente la pena andare a degustare poiché si ha l’impressione di bere qualcosa di unico, vero, autentico. Complimenti.

Canevaro Luca, azienda situata ad Avolasca (Alessandria). Siamo nella patria del Timorasso, della Bonarda spigolosa e dei grandi prodotti del Piemonte. Mi trovo di fronte a Luca e Stefano, nipoti di Alessandro che ai primi del ‘900 inizia questa lunga strada verso la produzione di vino. Dal 2000, l’azienda lavora esclusivamente in regime BIO e vi assicuro che ascoltare Luca raccontare dei suoi vini, della sua terra e della scelta del padre di procedere con un agricoltura biologica, non sembra una costrizione, bensí una necessità. “Dobbiamo rispettare la nostra terra, il lavoro BIO non è facile anzi, è rischioso, ma abbiamo solamente questa terra e dobbiamo preservarne la salute, l’integrità dell’ecosistema e la biodiversità”. Una scelta dettata dalla volontà di proporre prodotti veri, ‘limpidi’ senza intaccare la storia, passata e futura.

Il vino che mi ha colpito di più è il Ca’ degli Olmi, 100% Timorasso coltivato a 350mtslm in vigneti di 15 anni di età. Vendemmia selezionata e manuale, pressatura soffice e affinamento sulle fecce nobili per 12 mesi. Di un luminoso giallo paglierino presenta subito l’ermeticità di un autentico forte vitigno. Minerale, Floreale, sapido e intenso riporta alla frutta bianca matura, alla polpa e all’erba fresca. Spezie e un lieve tannino contornano un assaggio degno di nota e senza dubbio da riprovare con calma e magari, davanti ad un bel tagliere di formaggi importanti.

Cantina Zyme Winery in zona Valpolicella, anzi, al centro della Valpolicella. In località Mattonara (Verona), Celestino (che purtroppo non abbiamo conosciuto), dá vita e forma a questa strutturata realtà italiana. Abbiamo parlato con Matteo, enologo della tenuta che ci ha spiegato alcuni dei vini rarissimi che escono dalle porte di Zyme (Zyme, dal greco, Lievito). Mi ha colpito immediatamente il loro ‘From Black to White’ , gioco di parole che richiama la mutazione genetica della uva autoctona veronese presente nella bottiglia, la Rondinella. Principalmente a bacca rossa e usata per dare aromi e struttura all’Amarone, è qui vinificata quasi in purezza (60%) come vino bianco, dovuto appunto alla mutazione naturale dell’uva da bacca rossa a bacca bianca.

Zyme Winery Espressioni di Valpolicella
Mutazione genetica Rondinella

Criomacerazione sulle bucce per 24 ore, decantazione naturale e fermentazione controllata in cemento per 20gg. Affina poi sui lieviti per 6 mesi. Definirlo esplosivo è un eufemismo. La morbidezza e nello stesso tempo la prorompenza di questo vino te lo fa assaporare fino all’ultimo, anche dopo averlo bevuto ti ritorna il sentore della spezia, della menta, della vaniglia e della mela. Un aroma di erba e acacia che ritorna in un intensissimo avvolgente finale. Un vino perfetto che, oltre alla rondinella al 60%, è composto da incrocio Manzoni, Gold Traminer e Kerner. Un vino che sinceramente ha fatto passare in secondo piano lo strutturatissimo e incravattato Amarone. Vini giovani e freschi, affiancati da colossi dell’enologia mondiale e con date sulle bottiglie piuttosto importanti, fanno sicuramente entrare questa bellissima realtà scoperta oggi nei miei migliori assaggi.

Poggiopiano Galardi linea vini

Fattoria Poggiopiano Galardi è una azienda di Fiesole (Firenze) condotta attualmente da Martina, la giovanissima e decisissima figlia del proprietario Mauro Galardi. Oltre che la giovanissima età ma grandissima preparazione, Martina dice di aver portato in azienda una “ventata di aria nuova” tramite vinificazioni, sperimentazioni, comunicazione e produzione. Nella sua terra, vocata principalmente al Chianti, Martina produce anche alcune chicche che vale la pena appuntare. Tra queste, senza dubbio il suo Rosso di Toscana 2015 vinificato in Anfora.

orange wine Italia Toscana

Il lavoro che viene fatto su questo vino è un mix tra legno e anfora, questo per le diverse porosità dei due materiali che fanno bene al vino e lo lasciano asciutto e morbido. Un rosso senza dubbio da ricordare, mai provato nulla del genere ma assolutamente avvolgente e che resterà nei ricordi.

orange wine

Altro assaggio da appuntare è sicuramente il suo Orange, bianco di Toscana 2017 non filtrato. Ormai sappiamo tutti le varie metodologie dei vini Orange quindi vi basti sapere che qui, sembra di affondare le labbra nella frutta, un vino corposo e strutturato, degno dei migliori Orange che abbia mai assaggiato. Martina dice che la volontà di produrre in Anfora o Orange, si discosta totalmente dalla ‘moda’ ma è quasi una voglia e necessità di continuare a sperimentare e seguire le linee del padre che già prima dell’interesse dimostrato dalle masse, vinificava le pochissime bottiglie di bianchi in anfora e come Orange. Ovviamente, nella fattoria di Martina, si producono anche i grandi classici, ma perchè parlare di cose ovvie e fantastiche quando si può stare ad assaporare qualche gusto nuovo e frutto di un continuo cambiamento. Poche bottiglie ma buone, complimenti Martina e famiglia. P.S. Alla fattoria c’è anche un agriturismo, Fiesole Uscita Firenze Sud, un’occasione fantastica per conoscere l’esplosività di Martina e i suoi prodotti unici!

La cosa più bella di tutti questi assaggi è la giovinezza dei produttori che hanno ripreso in mano le redini di una storia lunga quasi cent’anni o più; stando al passo, migliorando, provando, sbagliando e vincendo. Un filo conduttore, da sud a nord italia, lega queste realtà e non possiamo dimenticarcene al momento di avvicinarci e assaggiare i loro prodotti.

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