Vino Novello e simili, cosa c’è oltre al Beaujolais?

C’è ancora qualche mese per poter acquistare e degustare con le castagne un buon vino novello in questo acquoso autunno/inverno. Quale miglior momento quindi per conoscere un po’ meglio questo vino e soprattutto, la tecnica particolare con la quale è ottenuto.

Molte volte, io compreso fino a qualche anno fa, si crede che il vino novello immesso nel mercato dopo la vendemmia, non sia altro che il “ vino-nuovo” il “primo-vino”.

In realtà, questo non è del tutto corretto poiché il vino novello è ottenuto mediante una vinificazione molto particolare. Non parliamo quindi di complicate denominazioni e varie leggi che regolano la sua produzione e messa in commercio, se non la parte tecnica legata a questo giovane vino che spopola nelle sagre e accanto alle tanto amate castagne in autunno.

Il Vino Novello è ottenuto mediante la Macerazione Carbonica.

Questa tecnica è fatta per ottenere un vino bevibile e con discreta gradazione e maturazione in un tempo brevissimo. Vediamo come funziona e successivamente qualche curiosità.

A differenza della normale vinificazione in cui le uve vengono pigiate, diraspate e poi messe a fermentare, nella macerazione carbonica l’uva non viene pigiata e nemmeno diraspata ma messa direttamente a macerare in un contenitore, solitamente in acciaio chiuso ermeticamente, saturo di anidride carbonica. Si lascia il tutto per una 20 di giorni a 30-35 gradi e qui avviene una fermentazione alcolica direttamente dentro gli acini dell’uva. Questa si schiaccia progressivamente sotto il suo peso, anche grazie all’indebolimento della buccia, producendo il rilascio di liquido e una “pigiatura autonoma”. Successivamente, si controlla il grado zuccherino e si lascia che la fermentazione prosegua in modo convenzionale per qualche giorno. L’assenza di ossigeno, sostituito con anidride carbonica, permette una fermentazione molto più veloce e rende un prodotto bevibile, giovane, di bassissimo contenuto tannico e pronto per la beva.

Il novello ovviamente non può essere consumato a distanza di tempo e per questo, il disciplinare regola sia il momento di messa in commercio che il momento in cui non è più possibile venderlo poiché si perderà in poco tempo. L’assenza di tannini e di acidità, rendono i suoi buoni profumi e gli aromi poco stabili e poco ‘evoluzionabili’ (in bene) e si stima che abbia una vita di sei mesi. I sapori principali sono la frutta, il ribes, la buccia di amarena. Scarsa struttura e poco tannico ma di morbidezza notevole. Forse anche per questo il vino novello è così apprezzato, facile, divertente, fresco, sono le cose che si provano una volta sola all’anno, che non trovi tutti i giorni. Vino molto particolare e particolare anche la sua tecnica di vinificazione “rapida” protetta da legislatura.

La macerazione Carbonica, non è tuttavia usata soltanto per vinificare il Novello o il pregiatissimo Beaujolais francese (di cui oltretutto quest’anno si è avuto un incremento notevole delle vendite di export) ma è utilizzata a livello, forse molto sperimentale, da alcune cantine che tuttavia commerciano i loro prodotti tutto l’anno. In Spagna ad esempio troviamo vini prodotti con macerazione carbonica anche a un anno dalla data di vendemmia.

Nell’isola di El Hierro, la più piccola delle isole Canarie, una cooperativa (Cooperativa Frontera) produce tutto l’anno questo ‘Tinto Maceración Carbónica’ come linea commerciale. Altre cantine hanno questo metodo di vinificazione come standard di produzione.

Se hai voglia di sapere di più sulla viticoltura Canaria, ecco QUI un articolo in cui ne parlo

Sempre in Spagna esiste un metodo ritenuto invece pregiato, soprattutto per la varietà di uva che si presta a questa lavorazione; la Prieto Picudo, una uva molto aromatica che con le alte temperature estive della zona del León, riesce quasi ad appassire come un passito trasmettendo alla buccia una concentrazione aromatica unica. Questa tecnica, tipica della zona di Tierra de León, è chiamata “Madreo” ed è molto simile alla Macerazione Carbonica. In questa vinificazione i grappoli vengono fatti fermentare con la buccia ma senza immettere anidride carbonica. Successivamente, si immettono durante la fermentazione i raspi selezionati di Prieto Picudo (in spagnolo denominati “madre” da qui “madreo”) e che devono essere in salute e qualità ottima poiché il madreo riesca.

Questi raspi rilasciano durante la fermentazione moltissimi composti e si trasformano continuamente; apportano ad esempio struttura e ulteriori aromi oltre ad alcuni tannini verdi molto particolari. Le uve che si prestano al madreo naturale, devono essere ultra selezionate per dare vini di alta aromaticità e qualità. Questa tecnica ancestrale, permette di ottenere vini con gas (molto poco in realtà) poiché tra tutte le sostanze rilasciate dalla madre si pensa ci sia anche un alto dosaggio di anidride carbonica che oltre ad accelerare la fermentazione, lascia una sensazione quasi impercettibile di frizzantino finissimo nel vino insieme alla miriade di aromi. Non si è certi tuttavia del perché di questa caratteristica. Alcuni di questi vini, (come quello in foto, Leyenda del Paramo/Prieto Picudo/El Músico)sono vini ritenuti quasi leggendari per le loro caratteristiche uniche e autoctone della zona. Un vino molto particolare e che comunque ricorda davvero tantissimo il nostro autunnale novello.

Tante possibilità quindi per gustarsi un buon novello o alcuni vini piuttosto particolari che lo ricordano, a parte il solito Beaujolais francese, anche durante gli altri mesi dell’anno. Il difficile sarà trovare le castagne ma chissà…più passa il tempo e più tutto è possibile!

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