50 anni di Vino Italiano, una “eNozionante” Timeline

Si avvicina a grandi falcate l’anno 2020, importante non solo perché con l’inizio del nuovo anno avremo a disposizione tutto il calendario degli eventi enologici Italiani e esteri ancora da fare ma, per chi come me è in zona Modena o è semplicemente un amatore del Lambrusco, il 2020 sarà l’anno in cui compiranno 50 anni la maggior parte delle Denominazioni di Origine del Lambrusco. Il mio prediletto ad esempio, il Grasparossa di Castelvetro, fu iscritto al ‘registro nazionale varietà ad uva da vino’ il 25 maggio del 1970. Che bella Primavera deve essere stata per questa uva, io purtroppo essendo classe ’82 non c’ero ma non scrivo questo articolo oggi per parlarvi del Grasparossa, avrò modo, scrivo dei 50 anni del vino in italia poiché spesso mi sono chiesto qual’è stata la storia del vino Italiano e non intendo a livello di produzione, tecniche o gestione dei campi, argomento sicuramente interessante; essendo io di mentalità commerciale, mi sono sempre chiesto come si è mosso il vino come mercato e percezione da 50 anni fa ad oggi e quindi, quale momento migliore in vista del 50esimo compleanno del mio uvaggio preferito, per stilare insieme a voi alcune curiosità in una Time-Line dal 1970 ad oggi a scaglioni di 10 anni improntata principalmente al mercato e alla comunicazione del Vino Italiano.

1970 – gli anni ’70 sono sicuramente stati l’inizio del grande cambiamento commerciale e comunicativo del vino. Un epoca che comunicativamente mi affascina moltissimo poiché da alimento nel vero senso della parola, sano e igienico come era visto negli anni ’60 e alimento prettamente contadino, carico di colore e sapore nonché di gradazione alcolica importante e bevuto con sapori molto forti, per lo più prodotto dai contadini stessi che coltivavano l’uva con tante tipologia e varietà di uve assieme; il vino inizia a dover abbandonare la campagna. Le persone iniziano a spostarsi in città, la produzione deve seguire un cambio nei sapori che da rustici diventano più delicati. Si iniziano quindi a produrre vini meno carichi di alcol e di colore, si iniziano a studiare meglio le varietà legate a particolari territori in grado di generare vini con queste caratteristiche. Inizia a salire l’esigenza di imbottigliare un vino rispetto allo sfuso, in città evidentemente è più difficile trasportare una damigiana e imbottigliarlo in cantina. Ci sono nuove esigenze nel consumatore. Il consumo pro capite è intorno ai 94 lt./persona e l’export è ancora molto basso ma inizia a dire la sua nel grande mercato enoico degli anni ’70.

1980 – Qui, nascevo io e la trasformazione dei consumi iniziata nel decennio precedente, matura in un nuovo mercato. Ormai, il mercato sono generazioni non trasferite nelle città ma nate e cresciute in città. Le nuove generazioni hanno tradizioni e costumi che iniziano a cambiare allontanandosi sempre di più dal quel vino ruspante degli anni ’60. Crescono le DOC, crescono le varietà coltivate solo in determinate zone, il Brand dei produttori diventa importante e inizia a farsi più presente, crescono così anche le linee commerciali con diverse fasce di prezzo e diverse proposte. Ormai, la cantina sociale, nata per la prima volta in Italia nel 1891, inizia ad essere un lontano ricordo. Il consumo pro capite inizia a scendere e si deve fare fronte alla maggior produzione del decennio precedente ma anche se la domanda interna cala attestandosi intorno a 70lt./persona, l’export diventa una parte importantissima dell’enologia italiana, registrando un 14Mln.Hl. esportati con un incremento del 20% rispetto agli anni ’70. Un mercato, l’export, che dopo la frammentazione delle DOC ed una più attenta coltivazione e posizionamento dei prodotti è diventato una voce fortissima nel campo del vino. In questi anni ci fu anche lo scandalo del Metanolo. Pseudo produttori per stare dietro al business producono vini falsi, con proprietà tossiche e i casi di morte registrate in quegli anni e dovute al consumo di vino, sono state per l’Italia una seconda Fillossera, questa volta di marketing-killer e commerciale. Ed è per questo che i grandi anni ’80 finiscono nel peggiore dei modi.

1990 – Negli anni ’90, lo scandalo della frode sul vino ha fatto perdere credibilità ai nostri prodotti sui mercati esteri e, senza dubbio, al nostro consumo interno che è qui intorno ai 56lt./persona. È tutto da rifare, si lavora alla nuova immagine del vino italiano. Si consolidano gli studi su territorio e varietà da coltivare, si amplificano i decreti di denominazione, si comincia ad intravedere un vino legato non solo all’aroma o al prodotto in sè ma parte integrante di uno specifico territorio, più naturale, più vero. Anni di rovina e di rinascita poiché nonostante i bassi consumi interni ed un -1% segnato per la prima volta nell’export, si inizia a pensare a una immagine diversa del nostro vino.

Scandalo vino al Metanolo ’80 Italia
Frode sul vino ’80

2000 – Qui ci sarebbe da scrivere veramente tanti articoli. Anni fantastici di rinascita e riaffermazione, anni in cui c’ero anche io ed iniziai anche io a bere vino. La trasformazione dei ’90 è riuscita. Il vino diventa per la prima volta l’immagine di un territorio, di una parte integrante dell’uomo in una ruralità che ormai, tra le grandi metropoli, è diventata anche nuova ed interessante. Nella GDO si inizia a curare (mi permetto di dire “a volte a dismisura”) il reparto Vino, iniziando a suddividere per regioni le varie bottiglie, legando sempre di più il territorio al prodotto. Qui, forse, si vendeva il territorio. Per la prima volta le cantine e i campi, aprono le porte al pubblico. Nascono in questi anni le meravigliose iniziative e progetti quali le “Strade dei Vini e dei Sapori”, le “cantine aperte” e il concetto di enoturismo inizia a diffondersi tra la popolazione europea. Enoturismo, una parte che non deve mancare in ogni cantina e che, ad oggi, porta un surplus di fatturato intorno ai 2,5 Miliardi di Euro ogni anno. Oltretutto, lo vedo come un inizio di un vino più social in cui Brand e consumatore entrano per la prima volta in diretto contatto. La gente vuole vedere, conoscere, crescere e imparare. I consumi pro capite continuano tuttavia a contrarsi in questi anni arrivando a 45lt./persona ma l’export ci fa sempre crescere con un +20% e 17 milioni di ettolitri esportati.

2010 – Qui, anche io posso dire la mia avendo lavorato per più della metà del decennio in proprio, sul campo estero con il vino e qui, mi sento di lasciare da parte i numeri e le percentuali poiché secondo me, il cambiamento più grande in questo decennio lo si ha e lo si continua ad avere a ritmo di musica techno sulla comunicazione. I Brand sono presenti, aprono porte e immagini, internet raggiunge il consumatore e chi è capace crea un legame indissolubile con lui. Il passaparola diventa veloce, agile, fatto di immagini, video, dati, scambi di opinioni in tempo reale a distanza di migliaia di Km. Sinceramente sto aspettando i numeri di questi 10 anni per vedere cosa abbiamo ottenuto con questa nuova possibilità di comunicare il territorio ed il prodotto. Sono stati grandissimi anni, nonostante la crisi e nonostante tutto. Abbiamo scalato classifiche nei mercati mondiali e spostato milioni di Hl. in tutte le parti del mondo. Sono arrivati nuovi paesi emergenti e tanti ancora da scoprire; prodotti nuovi, naturali, biologici, vegani, conservatori o anarchici o semplicemente vino, quello del contadino….c’è stata a mio avviso una importante riscoperta delle cantine sociali, tuttavia mai dimenticate, i produttori oltre alla cantina aperta hanno iniziato a fornire al pubblico un Brand con cui cenare in vigna, correre tra i Vigneti e altre attività non prettamente legate al vino svolte qui.

È emozionante ripensare a tutti questi 50 anni di vino Italiano, è emozionante poiché secondo me, il 2020 e il nuovo Wine-Decennio, sarà improntato sulla riscoperta delle origini, del vero, si ritornerà un po’ indietro nel tempo con la consapevolezza del futuro. Saranno gli anni del viaggio nel tempo, di un breve ritorno alla campagna, anche solo per un week end in uno dei meravigliosi agriturismi sempre più presenti accanto ai vigneti…un’altra offerta dei produttori per essere ancora più vicini al consumatore e farci vivere questa bellissima esperienza di ritorno alla campagna.

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