Vino Biologico e Biodinamico, la lotta sostenibile – Parte 2

Dopo aver parlato di Fillossera, delle sue origini e di alcuni vitigni a piede franco originali da provare assolutamente, (Qui trovate la Parte-1) voglio procedere terminando questa breve ricerca con quello che facciamo oggi per difenderci dai microrganismi e dai batteri vari che possono attaccare la vigna e ci ha fatto così entrare, insieme a una coscienza diversa verso l’ambiente, nell’era del Biodinamico, del Biologico e del Vino “Naturale”.

Per molto tempo, soprattutto dopo la Fillossera, la vigna è stata mantenuta quasi ‘sterile’ da fitofarmaci, aggressivi interventi con prodotti tossici e somministrazioni massive di prodotti chimici durante la coltivazione e successivamente in bottiglia.

Oggi per fortuna ci troviamo nella maggior parte dei casi in una situazione di equilibrio, un delicato equilibrio mantenuto con la bio-diveristà e la lotta biologica sostenibile.

Si procede così ad introdurre insetti in vigna, predatori di altri insetti che possono essere dannosi, si viene così a creare una vigna viva, non più sterile ma forse migliore e più resistente della precedente. Si producono con alcune o parte di queste caratteristiche i vini oggi tanto ambiti e ricercati da tutti, i famosi biodinamici, biologici, naturali… parola che andrebbe nuovamente messa tra virgolette e approfondita. Per molto tempo, tra gli amatori, si pensava al vino biologico solamente riferendosi a un vino senza solfiti.

Fortunatamente questo tipo di vini non si può chiamare biologico o biodinamico solo per i solfiti ma per tante altre cose, come ad esempio il tipo di coltivazione.

  • Vino Biologico: Vigna senza chimica, coltivata senza uso di pesticidi o prodotti che non siano naturali. I solfiti devono avere determinati dosaggi e nella vinificazione si possono usare solamente prodotti enologici non modificati e certificati BIO. Questo vino, salvaguarda l’ambiente ed anche il consumatore fornendogli un prodotto più vero, più ricco e sostanzialmente meno dannoso. Il primo Vigneto Biologico e quindi, il relativo primo vino imbottigliato Biologico, lo abbiamo in Italia e si tratta di una cantina vicino ad Asti, nelle Langhe, che dal 1987 ha deciso di aderire alle regole della viticultura BIO. Cantina Mario Torelli, con 80.000 bottiglie BIO prodotte, è stato il primo ad ottenere la certificazione Biologica Italiana. La sua vigna, racconta in qualche intervista, è un essere vivente mantenuta libera in zona incontaminata e assolutamente in equilibrio con l’ambiente e l’ecosistema. Da provare assolutamente questo vino da primato!!
  • Vino Biodinamico: Molte volte Biodinamico e Biologico sembrano essere la stessa cosa ma in realtà alcune differenze ci sono. Prima tra tutte, il biodinamico non ha ancora una legislazione che lo certifichi o tuteli a differenza del BIO. Si deve ottenere da vigneti gestiti secondo la biodinamica e quindi, rispettando l’andamento della natura come le fasi lunari, i climi e le variazioni delle risorse naturali in determinati momenti. Per questo, solo in certi momenti all’anno è previsto l’uso di composti naturali che mantengano la fertilità della terra e facciano in modo di avere piante sane, di alta qualità e che si auto proteggano. A questo proposito, mi piace citare la ormai famosa Cantina 1701 in Franciacorta che è attualmente l’unica cantina Italiana della Franciacorta ad essere certificata bio-dinamica dall’ente Demeter (ente NON legislativo). È inutile dire che ogni cantina biodinamica è per forza di cose anche Biologica.

Personalmente mi piace moltissimo l’idea di andare sempre più a fondo verso l’equilibrio con le produzioni che come base, hanno tutte il Biologico ma ognuna ha qualcosa a sé e di più “naturale” ancora della precedente.

È così che oggi la viticultura si sta muovendo, con agricoltori attenti, più sensibili all’ambiente e probabilmente il proseguire su questa strada eviterà anche troppi guai in agguato causati dal cambiamento climatico. Mi viene quindi da citare l’ultima zona enoica del nostro viaggio dalla Fillossera alla sostenibilità ed è la Liguria. Una regione che adoro e che credo sia fortemente sottovalutata e “sotto-ascoltata” dai mercati.

Ho scoperto qui una piccola perla della sostenibilità di cui ancora non voglio svelarvi troppo. È una fattoria in zona assolutamente incontaminata e raggiungibile solo a piedi attraverso il bosco sopra Monterosso, nelle cinque terre. Hanno iniziato quest’anno a produrre vino ed io, sono in trepida attesa. Descrivono la loro vigna come una “costante lotta per l’equilibrio tra bosco e uva, tra clima e terra”. Un territorio e una realtà che a livello di naturalezza credo sia la migliore in Italia. Purtroppo la mia visita qui dovrà ancora attendere ma, nel frattempo, so che il vino è in vinificazione quindi chissà, se sarò fortunato potrò essere uno dei primi a provare il risultato di questa benefica lotta Biologica.

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