Che cos’è il Vino Georgiano? Un patrimonio UNESCO vecchio 8000 anni

Uve non ancora del tutto diffuse e conosciute, alcuni già preparano il loro viaggio o vi sono già stati, per scoprire aromi e tecniche vitivinicole antiche circa 8000 anni.

Parliamo del piccolo Stato della Georgia, una breve striscia di terra lunga a occhio e croce 400Km, che si estende dal Mar Nero quasi fino alle coste del Mar Caspio, dai piedi della Russia fino a sfiorare la Turchia. I cambiamenti di clima in questo ristretto territorio fanno sì che ogni zona abbia il suo carattere e le sue peculiarità. Il gelo degli altissimi monti ai confini con la Russia e il clima mite e caldo che arriva sulle coste del mar nero.

Certamente esclusa dalle mete del turismo di massa, è famosa più che altro tra gli attenti WineLovers o produttori di tutto il mondo per il (ormai si può dire) famoso vino Georgiano. Terroir di tutto rispetto della zona del Caucaso, monti altissimi e i mari ‘chiusi’ più grandi della terra uniti a vinificazioni millenarie e tradizionali, hanno fatto sì che questo stato prenda il nominativo di “Culla dell’Enologia”.

Non per niente, chi ha visitato questa zona dice che è quasi impossibile non essere costantemente circondati da vigneti. Infatti, solo nel 2019, la Georgia con i suoi 400km di lunghezza ha prodotto 1,8 milioni di Hl. di vino con un incremento del’1% rispetto al 2018. Qui si contano ben 525 varietà di uve la maggior parte delle quali autoctone, 18 denominazioni di origine e oltre 40.000 ettari dedicati alla vite.

Numeri da capogiro per uno stato così piccolo e quasi da capogiro è anche che i mercati e gli appassionati se ne stiano accorgendo solamente in questi anni, con uno spiccato interesse verso le origini. Dopo aver bevuto e “marketingizzato” i vari macerati e orange wine e dopo l’interesse, soprattutto delle nuove generazioni, verso vini più “naturali” e il più delle volte lontani dalla vecchia barrique tanto amata, ci si interessa a ritrovare le origini. Molti produttori lungimiranti italiani hanno già incluso da un bel po’, nella loro produzione, i vasi tipici della vinificazione georgiana. Sono i Kvevri o Qvevri, enormi anfore fatte a mano in terracotta e sotterrate fino alla apertura superiore.

Vinificazione Standard in Kvevri

Solitamente la capacità di un Kvevri può variare dai 100 ai 4000 litri, utilizzate da millenni per la fermentazione e l’invecchiamento, venivano cosparse all’interno di cera d’api, per evitare un eccessivo scambio con l’esterno e esternamente di calce ed erano poi interrate nelle cantine. Sotto terra la temperatura di fermentazione è controllata in maniera assolutamente naturale. Terminata la fermentazione, le vinacce si depositano sul fondo e grazie alla forma a “uovo” del contenitore, solo una piccola parte di queste resta a contatto col vino. Il Kvevri fino ad allora aperto o chiuso semplicemente con un coperchio, viene chiuso ermeticamente con cera o argilla e poi completamente interrato con un ulteriore strato di sabbia.

Dopo alcuni mesi di decantazione, il vino Georgiano viene travasato in un altra anfora sempre interrata e pulita e qui inizia la maturazione e l’invecchiamento che in alcuni casi, può addirittura durare 20 anni. Questi contenitori interrati hanno la possibilità di mantenere temperature costanti seguendo solamente le stagioni infatti, il primo travaso dopo la fermentazione, avviene solitamente in primavera; inoltre le pareti in terracotta permettono una lentissima ossidazione ed una bassissima evaporazione.

Kvevri, UNESCO e Italia

Sembra sia qui dentro che il vino Georgiano è diventato così famoso, tanto famoso che ha permesso a questa tecnica di vinificazione di entrare nel patrimonio dell’UNESCO già nell’ormai lontano 2013. In Italia, forse già dal 2005, abbiamo iniziato a prendere tanto di questa tecnica e già tanti vini sono prodotti in terracotta e anfore ed alcune addirittura interrate alla vecchia maniera Georgiana. Basta cercare e scoprire, come ad esempio ho scoperto che in Georgia esiste la più antica cantina del mondo e che tutte le primavere, i Kvevri vengono aperti e si assaggia il “primo vino” , stagione e momento ideale quindi per i Wine travellers più esigenti.

Mi piacerebbe molto poter visitare queste zone di persona ma per ora, quello che abbiamo per placare la conoscenza e… la “sete”, sono senza dubbio le tante enoteche o siti e-commerce on line che da poco vendono questi unici e antichissimi vini. Se poi invece siete particolarmente nazionalisti, ecco due cantine italiane da estremo Nord a estremo Sud di altissima qualità, che utilizzano la terracotta e le anfore nella loro produzione. Buone Bevute!!

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