Dalla Fillossera alla sostenibilità, l’ebbrezza del Piede Franco! Parte 1

È il 1863 quando per abbellire alcuni giardini Londinesi, vengono importate in Europa alcune barbatelle di uva americana. Completamente inadatta a produrre grandi vini ma abbastanza interessante dal punto di vista botanico da non poterne fare a meno in questi parchi Londinesi. Si pensa furono queste barbatelle le prime portatrici a mettere in circolazione l’insetto della Fillossera, un parassita che ha causato la più grande piaga e crisi nel mondo dell’enologia europeo.

La Fillossera si è diffusa molto presto distruggendo completamente milioni di ettari coltivati a vigneti, solo in Italia si stimano 170.000 ettari circa andati distrutti. In Austria e Svizzera si bruciarono completamente i terreni e si usò dinamite sotterranea per smuovere e cercare di rifare da zero il campo dopo averlo sovesciato ma nulla, dopo 6 anni, si notò nuovamente il parassita.

Dalla Francia iniziarono ad arrivare le prime avvisaglie di una soluzione solo verso il ‘900: allagamento dei terreni, solforazione, utilizzo di viti Americane. La vite Americana infatti, probabilmente per le radici più dure e legnose, sembrava essere immune agli effetti dell’insetto. Completamente inadatta però a produrre vini di qualità ci si avvicinava ad una soluzione che si disse avrebbe cambiato il gusto del vino per sempre.

Si iniziarono così ad innestare fusti di vite europea su radici americane e si cercò di ricominciare. Che il gusto del vino sia cambiato per sempre, a distanza di tanti anni, non ci è dato saperlo e nemmeno provare a dare opinioni in merito; l’unica cosa che possiamo fare è cercare di berci qualche vino prodotto da vigneti a piede franco (originali non innestati) che si trovano tutt’ora in giro per il mondo.

Sì perchè insieme alla soluzione dell’innesto, si scoprì anche che alcuni vigneti ne erano rimasti immuni ed erano vigneti con delle caratteristiche ben precise .Parliamo di vigneti di altura (1000 metri o più) che grazie alle condizioni climatiche sfavorevoli all’insetto si sono salvati; parliamo delle zone del Sulcis della Sardegna, di terreni sabbiosi o vulcanici, ricchi di minerali incompatibili con la Fillossera.

Vi propongo quindi tre tipologie di vitigni e zone molto interessanti e abbastanza rari a cui possiamo attingere se ne avremo l’occasione e provare così l’ebrezza del piede franco.

Ferrara, zona della DOC Bosco Eliceo, non per niente chiamati i “vini delle sabbie”, il Fortana, un vino molto beverino che in bocca ha quasi del frizzante, da notare l’aroma di salsedine e sabbioso caratteristico di questi vigneti. Un vino antico come la sua storia di sopravvivenza all’insetto e antico nei sapori; si nota questa autenticità che a molti può apparire spigolosa e ruvida ma senza dubbio di grande spessore nel panorama enologico e nella libreria degustativa di ogni WineLover.

Spostiamoci nelle mie zone di adozione, Canarie. Qui, la quasi totalità dei vigneti è a piede franco, terreni ultra vulcanici e minerali senza contare la sabbia e il microclima che rendono la vita dura alla fillossera. Inoltre, qui la piaga sembra non essere addirittura mai arrivata, segno anche della selvaticità millenaria e della autenticità dei vigneti Isolani spagnoli. Tra questi, il più ‘vero’ a piede Franco e coltivato in zone geomorfologicamente eroiche è senza dubbio la Forastera Gomera. Uva autoctona e antichissima della piccola isola delle Canarie ‘La Gomera’; proprio di fronte a Tenerife. Ho sentito dire sia lo stesso gene che abbiamo in Italia nelle zone ischitane ma come aromi, sono due vini bianchi completamente differenti e questa tesi, non è sostenuta. Avrò modo in questo Blog di parlare molto meglio di questo vitigno…e non ne vedo l’ora!!

Vite Forastera Gomera

Ultimi sono senza dubbio tutti i vini del Chile. Anche qui ogni vigneto è a piede franco e si pensa che a causa del clima, dell’orientamento dei vigneti e della qualità raggiunta in questi anni dai vini del Sud America, il Chile inizierà presto a dire la sua nell’enologia mondiale. Risorse, storie di marketing e qualità le hanno, vedremo come se la sapranno giocare!

Dopo questa breve carrellata di storia, chimica e botanica, nonché vino, ci sarà la seconda parte di questo articolo, quindi, spero di rivedervi a completare la lettura.

Leggi subito la Parte 2

Prima di lasciarvi però, una curiosità a riguardo. C’è una cantina che ha usato l’insetto e il suo nome a scopo commerciale stampando immagine e nome sulle splendide retro-etichette che campeggiano sui suoi vini; parliamo della cantina spagnola “Fil-Loxera y CIA”. Qui in foto uno di quelli che mi è piaciuto di più “El cordero y las Vírgenes”; un 14 mesi di botte e 8 antecedenti sopra le pelli, blend aggressivo di uve Monastrell, Garnacha Tintorera, Tempranillo e Malvasia. Oltre ai nomi dei vini e alla label molto accattivante, la cantina ‘Fil-Loxera y CIA’ produce vini veramente da assaporare in zona Valencia e per una volta, questo insetto va a favore della viticoltura!

Qui trovate la Seconda parte, Vino biologico e biodinamico e la strada verso una produzione sostenibile.

2 pensieri riguardo “Dalla Fillossera alla sostenibilità, l’ebbrezza del Piede Franco! Parte 1

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