Montepulciano, Sangiovese e veri Terroir, ospiti d’onore al castello

È in un documento storico datato 890 che si parla per la prima volta del piccolo ma indistruttibile castello di Levizzano Rangone (MO), edificato oltre mille anni fa come fortezza e blocco difensivo di avvistamento contro gli Ungari. Ed è così che una fresca sera di uno strano Ottobre del 2019, che certi giorni sembra un bellissimo giugno, ti ritrovi ad ammirare dal camminamento principale la bellissima sera che cala sulle vallate e sulla pianura modenese. Un calice in mano ed alcuni amici, sì perché tra i vari “passaggi” di mano che ha avuto questa piccola e bellissima Rocca, prima di proprietà della Chiesa di Modena, poi della famiglia Rangoni etc., oggi le sale del castello ospitano alcuni tra i più meravigliosi produttori e vitigni che l’Italia del vino può vantare. Forse dovrei dire anche “Nuovi” produttori. Ieri 26 e oggi 27 di Ottobre si è svolta qui la bellissima iniziativa che prende il nome di “Terredivite”. Un progetto che mette in contatto il confronto, i territori, i vari produttori e vitigni legati da un legame indissolubile con i loro Terroir di appartenenza. Sono 70 per questa nona edizione, provenienti da tutta Italia, non solo Emiliani e questo devo dire che ha messo un po’ di pepe e curiosità alle degustazioni.

Dove una volta passeggiavano i Vescovi oggi ci siamo noi, Winelovers e Vignaioli ad assaggiare, confrontarsi e perché no, portarsi a casa qualche bottiglia e qualche bel ricordo olfattivo.

Ho trovato alcune realtà molto valide nonostante la lunghissima lista di assaggi e la quantità di gente che a volte ti impediva una degustazione tranquilla e due chiacchiere coi produttori.

Non è stato fortunatamente così per il mio incontro con Eleonora, Enologa e co-proprietaria dell’Azienda Agricola La Calcinara. Quando sono arrivato al suo banco d’assaggio, lei stava assaggiando vini di una azienda vicina; mi piace questa cosa che hanno i produttori, un po’ come me, cercano sempre di imparare qualcosa e di fare più esperienze possibili. Eh sí perchè Eleonora oltre alla laurea in Viticultura ed Enologia ad Ancona decide poi di terminare gli studi in Francia presso la Faculté d’Oenologie di Bordeaux e apprende i segreti e gli aspetti microbiologici dell’enologia e sbirciando, nel loro sito web, c’è una frase della sua presentazione che mi è piaciuta moltissimo e dice: “…Come gli esseri che vivono su questa terra anche il vino prende parte al complesso ciclo della natura, nasce, si evolve, invecchia, muore. E si rinnova ad ogni stagione, come a segnare ogni volta il tempo che non si ripeterà…” .

Con La Calcinara ci troviamo ad Ancona, Monte Conero, un terroir fatto di rocce bianche a picco sul mare, forti brezze e influenze marine in un terreno che da sabbioso diventa roccioso, calcareo e argilloso. Vini anche di altura, minerali, ermetici, corposi, strutturati con tannini decisi e aromi intensi di frutti e erbe mediterranee. Personalmente uno dei terroir che amo di più. Una zona vocata alla Vite che qui ha trovato il suo habitat da più di 2500 anni, qualche primavera in più del Castello in cui ci troviamo.

Assaggio come primo vino il Mun, un rosato 100% Montepulciano con 5 mesi di affinamento sui lieviti, biologico (non ancora con marchio BIO ma già certificato tale). Dalla pressatura soffice delle uve si estrae il mosto fiore del montepulciano, nessuna macerazione e fermentato a basse temperature per un mese prima della sosta già detta sui suoi lieviti fino all’imbottigliamento.

Un rosato capace di mettere in funzione immediatamente le ghiandole salivari soltanto a vedere il suo colore nella coppa. Un rosa ramato, acceso e trasparente, al naso è gonfio di frutta fresca, spezie e erbe. In bocca si apre con un’acidità molto equilibrata e non invadente, un tannino verde appena accentuato che mi è piaciuto tantissimo e la corposità che lo rende un degno Rosato di Montepulciano. Questo vino mi è piaciuto tantissimo per la sua golosità e mineralità che, a volte, lo fanno sembrare simile a una caramella con una nota aromatica e appena balsamica per me di grande gusto ed anzi, mi è dispiaciuto non aver avuto la mia moleskine dove annotare alcuni dei tantissimi aromi che ho notato in lui e ovviamente, mi è dispiaciuto non berne di più.

Da Eleonora sono poi ritornato prima di uscire dal castello per assaggiare il suo Cacciatore di Sogni, un Rosso Conero DOC per eccellenza. L’etichetta disegnata da Eleonora, credo sia veramente stratosferica e trasmette quel senso di magia che unito al nome e alla denominazione di origine, rendono l’idea di un viaggio tra le nuvole e i sogni.

Il Cacciatore di Sogni è 95% Montepulciano e 5% di Merlot come richiede il disciplinare di questa DOC che prevede almeno l’85% di Montepulciano. Dopo la macerazione sulle bucce e la fermentazione con rimontaggi manuali e follature per 8gg., il vino affronta la malolattica e si dirige una parte in botte grande e l’altra in tini di acciaio, entrambe le quantità per 18 mesi. Mi è piaciuto moltissimo l’idea di due maturazioni differenti acciaio e botte grande, non troppo invasive, magari per dare quel tocco di educazione a una uva storica e forte come il Montepulciano del Conero. Spigoloso e prorompente alle volte. Invece, il Cacciatore di sogni ha una delicatezza fantastica, una morbidezza degna di nota che ti accarezza la bocca come velluto, i frutti e i fiori di campo uniti al cuoio, lo rendono veramente intrigante e mentre lo bevo penso sia uno di quei vini che va perfettamente a braccetto col suo nome, Cacciatore di Sogni. Io amo il Montepulciano e la zona del Monte Conero, forse ne ho bevuti tanti o forse troppo pochi ma questa cantina, che ha prodotto per la prima volta nel 2007 il suo primo vino riserva di punta, mi sembra veramente degna di nota e spero dal profondo del cuore di ritrovarli da qualche parte e assaggiare tutto con estrema calma, cose che a questi eventi, a volte si perde.

Un altra cantina che ha attratto il mio naso è stata senza dubbio Podere Paganico (SI) Montalcino.

Qui, ci spostiamo in un altra enorme zona dove lo show, oltre alle vallate e agli scorci dei centri storici Toscani, lo fa il vitigno. Sangiovese grosso lavorato sapientemente in una piccolissima realtà che punta tutto e per tutto alla qualità del lavoro e del prodotto finito.

Una cantina gestita da Anna Maria, la proprietaria che, quando gli ho chiesto come fosse l’uva del 2019, ha iniziato a regalarmi bellissime emozioni mostrandomi foto dalla galleria del cellulare. Uve spettacolari e vini ancora migliori. Quello che mi ha colpito di più oltre all’ottimo Brunello è stato l’Abelardo. Un Sangiovese in purezza Riserva del 2014 che si avvale della relativamente “nuova” DOC Orcia rosso per creare un Sangiovese in purezza differente.

Con un colore rosso intensissimo e una trasparenza direi media, ha un profumo finissimo con spezie come cannella e sentori di frutta a bacca rossa. In bocca è intenso e lungo, persistente e avvolgente, sapido e tannico quanto basta, sincero e senza dubbio di grandissimo corpo e carattere. Lavorato secondo disciplinare e imbottigliato subito dopo la filtrazione è affinato per tre mesi in vetro prima della messa in vendita. Produzione di circa 7000 bottiglie di qualità veramente favolosa e di una espressione unica. Devo dire che per me questo Abelardo Riserva 2014 Orcia Rosso DOC ha ombreggiato per tutta la degustazione il fiero Brunello di Montalcino e, ahimé, tanti vini Emiliani degustati.

Una manifestazione, Terre di vite 2019, che mi ha permesso di incontrare alcuni amici e di passare una storica serata all’insegna di arte e vini nella bellissima cornice di un tramonto qualunque a Levizzano Rangone dove il vero protagonista, secondo me, è stato il Terroir di molte zone vitivinicole italiane reinterpretate in chiave naturale o biologica o lasciate semplicemente libere di esprimersi come si deve; pronte per essere portate…in giro per il mondo alla vecchia maniera.

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