Enologica 2019 Bologna, due passi col calice in mano

Fontana del Nettuno Vista dal ballatoio di Palazzo Re Enzo Bologna 19/10/2019

Protagonisti a Bologna per ben tre giorni i Consorzi di tutela, i produttori, i vitigni tipici e la gastronomia dell’Emilia Romagna. Nel contesto strepitoso della location avvolgente e unica di Palazzo Re Enzo nel centro storico di Bologna, sotto i riflettori ci sarà Enologica 2019. Una iniziativa con ricorrenza annuale che mira a sensibilizzare il consumatore e aprire una vetrina sui vini Emiliani e Romagnoli, autoctoni, blend, novità, nuovi giovanissimi produttori e sulle specialità alimentari che insieme hanno riempito il contenitore artistico del Palazzo del 1200 con altra arte e cultura, quella del luogo e dei sapori.

Seminari interessantissimi si sono svolti nelle sale del Palazzo, come talk show e show cooking incentrate alle specialità del territorio. Hanno fatto anche il loro “ingresso in società” alcuni nuovi vini prodotti da cantine amiche e ancora poco conosciute di cui il poter dire essere Emiliane, mi rende molto orgoglioso.

Ieri giornata quasi estiva in una assolata e strepitosa Bologna, proprio come quella raccontata da Lucio Dalla e dai cantautori in questa culla di arte, enologia e gastronomia. Il meglio della Bologna da “bere”.

Abbiamo incontrato e degustato tantissime realtà, alcune conosciute, altre mai provate ma degne di nota, altre ci siamo fermati solo per un saluto e una breve degustazione. Ma iniziamo a parlare di cose serie.

Vitivinicola Fangareggi, con una capacità produttiva di 30.000 bottiglie l’anno questa piccola e giovane realtà di Correggio (RE) lavora vigneti anche in zone del modenese come Carpi e Sorbara. Coltiva Lambrusco Salamino, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Oliva, Lambrusco Marani e Ancellotta. Abbiamo assaggiato il Puro, Lambrusco Salamino 100% macerato sulle bucce e un altro interessante prodotto, il Bianco Spino.

Un blend molto particolare e direi non proprio convenzionale. Parliamo di un 85% Lambrusco di Sorbara vinificato in bianco, 10% Chardonnay e 5% Sauvignon Blanc vendemmiate a mano con selezione del grappolo. Un vino che Matteo, il proprietario, definisce per “Coraggiosi” anche se poi per coraggiosi, intende menti aperte a provare cose nuove.

Questo vino è frutto di un bel progetto voluto dall’azienda, un blend di cui sono state fatte varie prove fino a trovare il gusto che l’enologo e il proprietario desideravano. Sempre vinificato in Charmat Largo come il Puro, ha un perlage molto lungo e fine, una spuma persistente e allegra e un colore paglierino con riflessi verdognoli. Un vino scontroso e nello stesso tempo delicato, perfetto, col suo lungo amarognolo che ti resta in bocca qualche istante, per questa Bologna estiva di metà Ottobre. Un vino sicuramente da provare che proviene da terreni al confine tra Reggio e Modena. Io lo definirei un vino per “Curiosi”.

Dentro la splendida sala del Palazzo, ci siamo poi recati dall’ immancabile Paltrinieri, dopo aver fatto due chiacchiere nel loggione al primo piano, ho espresso ad Alberto, la mia curiosità per il Radice, un vino di cui ho sempre sentito molto parlare senza mai trovare il momento e l’occasione per provarlo. Questo Sorbara D.O.C. metodo Ancestrale è coltivato nel regno della DOC Lambrusco di Sorbara, “Il Cristo”. Con allevamento a doppia cortina (Geneve Double Curtain) un sistema molto diffuso nella Napa Valley e fatto apposta per la meccanizzazione del vigneto e Sylvoz, il più tradizionale per la pianura e l’umidità delle zone modenesi. Viene vendemmiato a metà settembre e vinificato con mosto fiore in bianco, pigiatura soffice, fermentazione alcolica, ri-fermentazione naturale in bottiglia su lieviti autoctoni e termina affinando poi in bottiglia, dopo un unico imbottigliamento a inizio marzo.

Il colore Salmone con venature pesca torbido è la cosa che più mi ha affascinato alla vista del calice. Un perlage fine, raffinato e sfuggente e i sapori meno scontati del Sorbara come la mela, l’arancia e il pompelmo, rendono questo vino veramente goloso e di ricchissimo naso. In bocca, scivola piacevolmente via con una spiccata acidità e il “frizzantino”, che adoro, della rifermentazione in bottiglia. Un vino molto sciolto e strutturato che mi è veramente piaciuto e mi è piaciuta tanto anche l’etichetta (a volte nota dolente nelle mie terre) che raffigura l’appezzamento dei vigneti della zona del Cristo, tra le valli del Secchia e il Panaro. Un vino direi TOP che sicuramente riproverò, spero in cantina insieme ad Alberto e la sua famiglia.

Mi sono poi spostato ad assaggiare un Sangiovese. Devo ammettere che ho cercato di non assaggiare, nonostante la mia smisurata passione per questo vitigno onnipresente, le cantine presenti poiché altrimenti la giornata sarebbe scivolata via senza rendermene conto. Uno però ha colpito la mia attenzione. Si tratta di un Sangiovese Passito, vinificato in acciaio dopo appassimento delle uve selezionate, proprio come per l’Amarone ma senza legno. La gradazione alcolica arriva a 15%Vol., il colore impenetrabile ti fa subito capire che non sei davanti ad un Sangiovese qualsiasi. Infatti, si tratta di un vino assolutamente particolare e molto voluto dall’azienda e dalla cooperativa agricola di Forlì Predappio. Marchiato come D.O.P., questo Sangiovese Passito di Romagna ha la morbidezza che solo alcuni legni (ed enologi) riescono a dare e i tannini dolcissimi e vellutati che mi hanno convinto una volta in più che il vitigno Sangiovese è qualcosa sempre capace di sorprendere. Spero davvero tanto che qualcuno, leggendo il mio post, possa provarlo.

Di altre due cantine che meritano una nota particolare, parlerò molto presto in due articoli dedicati.

È sempre difficile portarsi a casa l’orgoglio, la passione e la voglia di chi lavora la nostra terra e di chi la porta in giro per il mondo; una passione che lega terra, aria, vendita, comunicazione e che si respira vibrante nella sala di Palazzo Re Enzo. Per chi avrà la possibilità di visitare Enologica domani 21 Ottobre per l’ultimo giorno, vorrei dire che non solo è una fiera di assaggi ma una manifestazione di storia e territorio, di persone e di passione. Perché andarci? Per avere un Focus sui nostri vecchi valori contadini ed essere orgogliosi di quello che siamo diventati e coscienti della ricchezza che ogni giorno ci circonda.

3 pensieri riguardo “Enologica 2019 Bologna, due passi col calice in mano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: