Vini come Libri, si scelgono dall’Etichetta

Vi è mai capitato in enoteca o al supermercato di fermarvi ad esaminare un vino solamente per la sua etichetta? Magari ve lo siete anche portati soddisfatti a casa.

A me succede continuamente, devo ammettere che raramente sono rimasto scontento della qualità del vino scelto solo per etichetta…ok, anche l’uvaggio un pochino l’avevo guardato, dopo l’etichetta.

Ebbene sì, è normale poiché già nel 2013 un breve e semplice studio di psicologia dell’Università di Oslo, dimostrò che si era disposti a pagare di più per un vino con una bella label e che, come per quando osserviamo un volto umano, gli occhi sulla bottiglia seguono le stesse dinamiche, dando precedenza all’estetica piuttosto che ai dati del vino.

Lasciamo perdere il pregiudizio che probabilmente, a Oslo, tutto quello che può avere di buono una bottiglia di vino, sia la carta dell’etichetta ma soffermiamoci un attimo a vedere quanto è davvero importante il packaging nel nostro amato Wine.

L’obiettivo dell’esperimento di Oslo era infatti verificare cosa avrebbe stabilito il successo o l’insuccesso nel mercato di una determinata etichetta e quindi, di un vino, attraverso applicazioni della psicologia cognitiva.

Si è così scoperto perchè spesso ci portiamo a casa vini con etichette meravigliose, anche di cantine o brand poco conosciuti. L’Etichetta fa la nostra scelta nella maggioranza delle situazioni, io ad esempio che sono molto visivo, quando mi danno la carta dei vini al ristorante devo leggerla tutta per trovare qualcosa che conosco o qualche uvaggio o blend da provare. Se ci fossero le immagini, mi sentirei molto più sollevato, potendo magari prendermi il lusso di provare qualcosa di nuovo.

Le nostre associazioni poi aumentano la riuscita della scelta che soddisfi la nostra aspettativa poiché tendiamo ad associare, ad esempio il Minimalismo con vini Vintage d’eccellenza, un Logo semplice su fondo bianco o crema con un alto prezzo e prestigio della bottiglia.

I grafici di etichette rivelano che cercano di aggiungere sempre qualche euro in più alla nostra ‘percezione’ con texture, bassorilievi o sfondi particolari. Con questi accorgimenti, la bottiglia ti salta in braccio dallo scaffale, soprattutto se si punta ad un target di giovani che ancora non sono prettamente esperti e che ancora sono in via di sperimentazione. Chiamateli Millennials, chiamateli giovani, chiamateli inesperti ma io mi ritengo un curioso che dall’etichetta del vino potrebbe scegliere grandi vini.

Le nuove cantine, hanno iniziato a studiare sul serio il fenomeno etichetta anche in Italia, producendo label super avvolgenti per i mercati e sempre più in linea con il loro target di consumatori e il loro prodotto.

Credo personalmente che a etichette siamo un po’ indietro rispetto a tanti altri paesi, per citarne un paio la Spagna o l’America, dove già 7-8 anni fa uscivano prodotti di grande qualità con etichette veramente coinvolgenti. Forse perchè siamo ancora un po’ radicati sul pensiero che se il vino è buono, l’etichetta non serve. Credo che dovremmo discostarci da questo modo di pensare un po’ retrò e convincerci che ci sono ottime cantine che, con bellissime etichette a volte prendono una bella fetta del mercato.

Pensando anche all’export, all’estero e ai nostri vini, tolte le immense etichette tipo “Sassicaia et Al.” i nostri vini, quelli veri, autoctoni delle nostre meravigliose zone, non sono poi tanto conosciuti. Ricordo che importavo in Tenerife un Sangiovese e 5 anni fa, quasi nessuno conosceva questa uva. Stessa cosa si potrebbe dire per l’Amarone o il Pecorino bianco e tantissimi altri vini unici italiani. Chissà se con qualche bella etichetta non saremmo riusciti a incuriosire e farci conoscere per tante altre tipologie di vini e di meraviglie che abbiamo in Italia. Quando si parla di nuovi mercati e di vini non conosciuti, l’etichetta è essenziale per la riuscita dell’export e la scelta del consumatore.

Abbiamo così tanto ancora da raccontare dell’Italia che non posso far altro che stare ad osservare questo meraviglioso spettacolo in evoluzione, oltretutto, il vino non può essere vanificato al solo senso del gusto, il vino è emozione, arte, tatto e occhi.

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