Lambrusco e dintorni, 4 Vini Modenesi irrinunciabili

Ricordo che a Tenerife e in alcune zone della Spagna durante la mia permanenza, a volte con 3 o 4 pizze ordinate da asporto ti chiedevano se in regalo volevi la Pepsi o…la bottiglia di Lambrusco. Vino non ancora ben visto all’estero, questo mi ha sempre fatto un po’ male poiché credo che invece sia un grande tipo di vino, degno di nota al pari degli altri grandi vini italiani.

Da buon modenese, sempre sulla tavola dei miei nonni, per le festività o semplicemente la domenica, compariva la vecchia bottiglia di Lambrusco che mia nonna puntualmente diluiva con acqua poiché diceva che “se no è troppo brusco…”

Effettivamente la nonna nella sua pazzia di versare acqua sul vino non aveva tutti i torti poiché la parola Lambrusco, tra le varie etimologie, evoca immediatamente qualcosa di brusco e amaro. Non solo evoca nella mente questa sensazione ma si crede derivi proprio dalle parole LABO (prendo) e RUSCUS (punge il palato) caratteristiche oltretutto tipiche dei vini giovani e beverini.

Sono uno di quelli cresciuti con l’idea radicata dei nonni che “Il lambrusco dura un anno, poi non è più buono…” questa idea tutt’ora è radicata nella mentalità di molti modenesi “conservatori” e addirittura di qualche produttore. Ricordo in una mia visita ad una cantina di Sorbara (MO) dove il proprietario mi disse in un meraviglioso vecchio dialetto: “Il lambrusco è come una donna, le boun zóven!” .

Chissà cosa avrebbe pensato mio nonno a vedermi poi portare a casa lambruschi del 2016/2017, non oso nemmeno pensarlo. Eh sì perché oggi, le cantine lavorano il vino in maniera differente, antica, molte cantine fanno fare la seconda rifermentazione direttamente in bottiglia (metodo ancestrale) esattamente come si faceva prima dell’arrivo dell’autoclave, prima ancora di mio nonno. Il vero metodo di produzione del lambrusco. Ora si utilizzano tecniche naturali senza interventi e filtri, il Lambrusco e i vini modenesi, sono cambiati tanto dalle domeniche a casa dei nonni.

Conosco e amo molto queste uve e la mia terra e questo amore si è radicato in me soprattutto dopo i miei anni all’estero in cui a volte, la notte, sognavo la spuma di un buon vero Lambrusco. Ho stilato molte classifiche di questi vini e visitato molte cantine, voglio così proporvi 4 vini Imprescindibili al momento della scelta di Modenesi sulla Vostra tavola.

1- Lambrusco di Grasparossa di Castelvetro D.O.P. L’Acino (Corte Manzini)

con questa etichetta, so di cadere in piedi, un verissimo e fantastico Lambrusco che sembra fatto apposta per essere abbinato ai piatti della tradizione Modenese. Il Grasparossa è viola, colore impenetrabile, non come il rosato trasparente del Sorbara e Corte Manzini è capace di tirar fuori uno dei più veri Lambruschi che si possano incontrare. La cosa che più stupisce è la spuma, spessa, floreale, fruttata, colore viola chiaro di una persistenza e densità meravigliose.

Al naso i frutti rossi tipici della uva la fanno da padrone, in bocca è capace di regalare una morbidezza forse única. Il brusco arriva solamente sul finale e comunque ti avvolge con un eleganza strepitosa. Questo vino è lavorato con i metodi tradizionali, non ancestrale o biologico, le viti hanno un’età media di 50 anni ed è un vero punto di arrivo e partenza per tutti gli amanti di questo vitigno. Pluripremiato e prodotto più importante dell’azienda. Facile da incontrare in zona Modena, in quasi tutti i ristoranti del centro e per una degustazione personale in tutte le migliori enoteche.

2- Rosso Emilia I.G.P. Vigneto Saetti (Soliera-Modena)

Grande prodotto modenese che non può mancare sul taccuino di ogni winelover!! Vigneto Saetti è una cantina molto particolare e familiare a Soliera, piccola frazione appena fuori il centro di Modena. Più vicina alle zone del Sorbara e esattamente opposta alla zona di Castelvetro del Grasparossa. Gestita da padre Luciano e dalla figlia Sara, si imbottigliano e si etichettano a mano poche bottiglie all’anno di uve Salamino di Santa Croce. Il Salamino è scuro, viola, simile al Grasparossa come colori ma una spuma meno intensa, decisamente meno fruttato e più floreale e ‘selvatico’. Uno dei miei vitigni preferiti. La peculiarità del Rosso Emilia I.G.P. di Saetti Luciano è che è uno dei pochi Lambruschi fermi che si possono trovare, coltivato con certificazione biologica e senza troppi interventi. Saetti è una cantina lontana dai social e dal web ma comunque si è fatta strada nei migliori ristoranti e con qualche distributore. Non troppo facile da incontrare, la cosa migliore, è visitarli personalmente e incontrerete in questo vino fermo un Lambrusco di sicuro interesse, selvaggio e floreale, fresco ma nello stesso tempo sontuoso e morbidissimo. Questo vino è commercializzato solitamente ben due o una annata dietro quella in corso a seconda dell’anno. Quello provato, un fantastico 2015….

3- Pignoletto D.O.P. Francesco Bellei Metodo Ancestrale 2017

Devo dire che aveva ragione l’enologo della cantina Francesco Bellei di Bomporto (MO) un Pignoletto che non ti aspetti, capace di soddisfare anche i palati a cui solitamente il Pignoletto non piace , come il mio ad esempio. Ero andato da loro per portare a casa alcune bottiglie del loro Lambrusco metodo Ancestrale di due anni antecedenti l’anno di commercio ma purtroppo era finito, per questo, dovremo aspettare il 2020. Ho così preso questa bottiglia di Pignoletto Metodo Ancestrale. Vinificato alla vecchia maniera con seconda rifermentazione in bottiglia e una etichetta sobria ed elegante. Il tappo a corona permette alla pressione di rimanere perfettamente sotto controllo, essendo a volte più alta dei metodi classici o Charmat. Aprendo la bottiglia, noto subito un sentore come se fosse un vino rosso. Mi ha stupito, nel bicchiere la spuma è sottile e mi piace questo nei metodi ancestrali, torbido poiché non fa filtrazione di nessun tipo ha un colore giallo acceso che invita a metterci le labbra. Al naso il pompelmo e il limone insieme alle spezie riempiono le narici ed in bocca si rivela un vino veramente ben fatto equilibrato e strutturato, non troppo acido ma bilanciato con retrogusto intenso e lungo. Personalmente consiglio di berlo non freddo, alla buona vecchia temperatura di cantina per apprezzare di più gli aromi. Un buonissimo vino, anche questo immancabile in questa mia TOP 4 di Modenesi. Cantina Francesco Bellei è della stessa proprietà della nota cantina Cavicchioli, suppongo sia una scelta aziendale interessante per diversificare le linee di produzione ed avvicinarsi, con questi vini, al palato di winelovers più esigenti e amatori di nicchia particolari. Un ottima e riuscita scelta.

4- Pignoletto 80% e Trebbiano 20% Terrebianche di Cantina Terraquilia, Vigne in alta quota.

Visto che abbiamo parlato di due rossi e un bianco, ora dedico questa parte finale dell’articolo a cantina Terraquilia. Si trova a Guiglia, nelle montagne modenesi sopra Vignola, 600mslm. Qui, bisognerebbe fermarsi un attimo a parlare della zona e della qualità dell’aria totalmente differente dalle altre zone descritte prima. L’aria è più pura, lontano dalle città, spolverata dalle correnti fredde che dal Monte Cimone scendono verso la fondovalle, importanti cambi termici tra giorno e notte e estate e inverno. Terraquilia coltiva qui oltre agli ottimi vini, anche questo blend di Pignoletto e Trebbiano ‘col fondo’. Col fondo significa semplicemente non filtrato metodo ancestrale. Non usano tecniche particolari di vinificazione, stanno solo molto attenti a sboccare il vino al momento perfetto e il risultato che ne esce è davvero sorprendente. Sarà anche merito della purezza dell’aria ma questo vino è davvero interessante. Sembra di avere nel bicchiere fiori, pompelmo rosa, note citriche, frutta bianca matura, erba e terra bagnata. Un terroir che non avevo mai provato dalle mie parti e che mi ha letteralmente fatto cambiare idea sui bianchi modenesi.

Totalmente differente dal metodo ancestrale di Bellei, cantina Terraquilia ultima ma certamente non per ordine di gradimento. Interessante il loro lavoro, interessante la zona e interessanti i vini, anche i rossi. Sicuramente un nuovo ma nello stesso tempo molto antico punto di vista sulle varietà modenesi.

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